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lunedì 25 agosto 2014

Impressioni di lettura: "La Conferenza Mediatica del Professor Leonard Knowall" di Roberto Bonfanti

Potrei dire che "La conferenza mediatica del professor Leonard Knowall" è un divertissement, uno di quei racconti che da sempre vengono scritti da autori di ogni genere per pure voglia di divertirsi e divertire. Se lo facessi nessuno potrebbe dirmi che sbaglio. Il racconto in effetti si fa leggere e spesso nel farlo le nostre labbra si arricceranno in quella tipica posizione che caratterizza il sorriso.

Mi perdoni Roberto se prendo un abbaglio nell'arroganza di capirne di più, ma io in questo racconto leggo molto più di un semplice gioco letterario. Vedo altro. C'è la voglia di dire molto.

Prendo come esempio un piccolo frammento, vediamo se anche a voi darà la stessa impressione.

... se leggendo un libro non fate altro che pensare "ehi, ma è quello che avrei voluto dire io!", non è un capolavoro, forse è buona prosa, ma niente di più, l'autore scrive per coccolarvi, per farvi sentire a casa, sfrutta le vostre debolezze mascherate da granitiche convinzioni. L'arte deve trascinarvi in sentieri sconosciuti, magari impervi e pericolosi...

Che effetto vi fa? Come lettore e come scrittore io non posso passare attraverso queste frasi e rimanere impassibile. Questo non è un gioco, queste frasi tracciano un solco tra la scrittura "commerciale", o come volete chiamarla, e l'arte, la letteratura. Sento molto vicina questo concetto, perché anche io penso che se il lettore, quando chiude il libro, non ha provato nel leggerlo, almeno per un attimo, un senso di smarrimento, di disagio, di meraviglia, se non è stato sfidato in qualche modo a percorrere anche per pochi passi sentieri emotivi inaspettati, allora forse lo scrittore non ha raggiunto il suo scopo.

Credo ci sia molto di Roberto in Leonard e credo anche che ci sia molta verità nello scherzo, molta sofferenza nel divertimento, quel genere di sofferenza produttiva che chiamerei travaglio.

Concludendo, ho trovato questo racconto divertente, ma anche interessante e in alcuni punti fonte di riflessione, sicuramente è valsa la pena leggerlo.




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