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lunedì 18 aprile 2016

Un altro viaggio


È sempre così, le cose da fare sono troppe.

Guardo il calendario e mi prende l'affanno. Il tempo stringe, le scadenze incombono, la sensazione di non potercela fare è lì, pronta a prendermi alle spalle.

Ma è tempo di partire, anche se i preparativi rappresentano, in fondo, altre cose da fare.

Tuttavia, il viaggio sospende ogni cosa. Congela l'ansia, rimanda l'impellente quotidiano.

Lo spostamento non è solo nello spazio, in un altro luogo, diverso e ricco di meraviglie, o almeno di promesse. Si sposta anche l'anima, abbandonando le preoccupazioni, le scadenze, i piccoli e grandi impegni. Per qualche giorno entro nel corpo del viaggiatore. Come tale, avrò il diritto e il dovere di andar leggero, non solo fisicamente.

Dunque si parte, una splendida ricreazione dalla routine.
Un pezzo di sogno fatto realtà.
Un altro viaggio.

sabato 26 aprile 2014

I travagli dell'autore

Mi è capitato spesso leggendo un libro di riflettere su come le disgrazie dell'autore spesso producano dei veri e propri capolavori. È come se per scrivere qualcosa di grande ci fosse bisogno di soffrire. Mi sono sempre chiesto se è una condizione necessaria, sufficiente, o entrambe. 

Probabilmente non è una condizione necessaria. Ci sono tanti grandi autori dalla vita felice e priva di grandi travagli, quindi possiamo dire che soffrire non è un elemento indispensabile dello scrivere bene.

In questi giorni ho visto, sulla mia pelle, che non è nemmeno una condizione sufficiente. Infatti nonostante una serie di piccoli e grandi guai in cui sono incorso in quest'ultimo periodo, non solo il livello qualitativo dei miei scritti non si è elevato, ma piuttosto è cessata del tutto o quasi la voglia di scrivere con costanza e dedizione. D'altra parte questo ha senso. Quando nella vita si affrontano guai e grattacapi sia il tempo che l'umore tendono a calare.

Quindi, essere supremo che diffondi la sfiga, sia tu un Dio o il caos primordiale, puoi cessare di inviarmene in quantità, ho fatto la prova e non mi sono trasformato in Foscolo. Grazie per l'aiuto, ma basta.

venerdì 15 novembre 2013

Il dolore di scrivere

Non ho idea se per tutti è lo stesso.

Scrivere, per me, è insieme un piacere, e un dolore.

Oggi vi parlo del dolore.

Quando mi siedo, e comincio a scrivere, lo faccio perché sento l'esigenza di trasmettere agli altri una storia, con personaggi, emozioni, dettagli precisi, che sono tutti contenuti dentro di me.
Nella mia testa non c'è magari la forma compiuta di ogni cosa, ma per qualsiasi domanda che mi possa porre su un personaggio, una situazione, una parte della storia, ho pronta nella mia mente la risposta, che magari si forma da sola nel momento stesso in cui la domanda viene posta.

Io conosco esattamente ogni emozione, ogni sfaccettatura, perché sono essenzialmente mie, frutto della mia mente, ben chiare in me.

Ma nel momento stesso in cui scrivo una serie di frasi, che tentano di descrivere tutto quello che ho dentro, ecco che inizia il dolore. Perché tradurre un'emozione, una storia, un sentimento, in parole scritte, che rendano a chi le legge le stesse emozioni, la stessa storia, lo stesso esatto sentimento che io provo, è compito quasi impossibile.

E dunque, il risultato è sempre un'approssimazione, un'ombra di quello che ho dentro, appena accennata, insufficiente, non soddisfacente, e quindi, inevitabilmente, dolorosa. Persino quando rileggo la frase, il frammento di racconto che ho appena scritto, e lo trovo magari perfetto, c'è comunque il dubbio che quello stesso concetto, a me chiaro, non sarà recepito totalmente dal lettore.

Non è certo un dolore insopportabile. Semmai, un vago senso di fastidio, di frustrazione a volte, che mi accompagna sempre, specialmente quando arriva il momento di mettere la parola fine al racconto, quando si avvicina il confronto con chi lo leggerà.

Persino questo semplice e breve articolo. Sarà compreso? Sarà chiaro quello che intendo?

Ancora di più i racconti, dove il desiderio è quello di trasmettere qualcosa, sia in maniera diretta, con lo scorrere naturale della storia, sia in maniera indiretta: più sottilmente, quasi nascondendolo per chi abbia la voglia di grattare sotto la superficie.

Ma non fa niente. Perché in fondo tutto nella vita è un po' gioia e un po' dolore.

Se non altro tutto quello per cui, vale la pena di vivere!