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venerdì 4 marzo 2016

Cosa bolle in pentola (Febbraio 2016)

La prima cosa da dire è che sono rimasto un po' indietro col mio diario di bordo, così questo sarà un numero di recupero e in quanto tale un po' particolare. Rompiamo subito la tradizione iniziando da quello che di solito chiude questi miei articoli, eccovi le letture di Dicembre, Gennaio e Febbraio.

L'antro del drago di Diego Tonini (recensione)
Ero un topo di Philip Pullman (recensione)
Murder She Baked di Diego Tonini (recensione)
Danger di Ilaria Pasqua
Home run di Lorenzo Sartori
L'ultimo elfo di Silvana De Mari (recensione)
Da parte di padre di Marco Proietti Mancini (recensione)
Quella volta che sono morta di Cetta De Luca (recensione)
I tuoi occhi sono qui di Manuel Sgarella (recensione)
I migliori racconti di Richard Matheson (recensione)
Quattro amiche e un paio di jeans di Ann Brashares (recensione)
Papà Gambalunga di Jean Webster (recensione)
La parte divertente di Sam Lipsyte (recensione)
Il profeta di Giuseppe Monea
Agnes di Antonella Sacco (recensione)
Arma Infero: il maestro di forgia di Fabio Carta (recensione)
Buona apocalisse a tutti di Neil Gaiman e Terry Pratchett (recensione)
Stardust di Neil Gaiman
Il figlio del cimitero di Neil Gaiman
Un boia meno crudele di Josh Russel
La guerra della discarica di Luca Tarenzi
Nessun Dove di Neil Gaiman
Intanto da qualche parte nello spazio di AAVV
Scrivere Fantascienza di Paul Di Filippo

Tanta roba, anche tenendo conto che sono tre mesi di lettura. Non vi sto a commentare le mie impressioni sui vari testi, ci sono molte recensioni già caricate sul blog e ho inserito nella lista i link ai vari articoli.

Passiamo a vedere a che punto sono i miei vari progetti di scrittura.

Fughe
Prende finalmente corpo il progetto di pubblicare una raccolta dei miei racconti brevi. Alla fine ho deciso di procedere con un primo gruppo, tutti quelli che possono essere assimilati al genere Fantascienza. Sono quattordici tra racconti già pubblicati e inediti. Chi segue il blog ha già potuto vedere la copertina, o almeno una prima serie di bozze. Anche il titolo come vedete è stato fissato. Se non ci saranno sorprese, nelle prossime settimane sarà disponibile. Ma avrete modo di saperlo su queste pagine o iscrivendovi alla mia mailing list.

Baby Boomers (Siamo la goccia...)
Anche questo è in dirittura d'arrivo. L'obiettivo è la pubblicazione prima dell'estate. In questi giorni è in corso l'editing, poi vedremo la copertina e il resto delle attività per la stampa. Anche in questo caso procedo con la pubblicazione autonoma. Per saperne di più restate in contatto qui e sulla mailing list (dove arrivano sempre in anticipo le notizie più succose).

Altri progetti
Con la pubblicazione di Fughe, che comprende i due racconti di fantascienza già inseriti in Madre Terra, diventa necessario pubblicare separatamente anche "Il Papa Nuovo". In questo modo chi acquisterà Fughe potrà leggerlo senza dover comprare nuovamente i due racconti suddetti. Quindi a breve ne programmerò l'uscita sicuramente in e-book e forse anche in cartaceo. Le altre cose in corso per ora hanno subito un forte rallentamento a causa delle tante attività che sto portando avanti. Ne riparleremo nei prossimi mesi.

Sad Dog Project
Continua l'attività del progetto. Dopo la nostra sortita al BUK di Modena avremo un'altra occasione di farci conoscere con una partecipazione a Bellissima. Per orari e altre informazioni sulla presentazioni vi rimando all'evento sulla pagina Facebook del gruppo.
Nei prossimi mesi continueranno le pubblicazioni della collana e anche la mia raccolta Fughe sarà pubblicata con questo marchio editoriale.

Per oggi è tutto qui, alla prossima.

martedì 2 febbraio 2016

Quattro chiacchiere su Sad Dog Project

Grazie a Leonardo Vannucci che ci ha voluto con sé, ecco un lungo ma spero interessante video dove io e tre amici autori parliamo del nostro progetto editoriale Sad Dog Project.

Purtroppo, o per fortuna, il mio chrome ha un'antipatia per youtube e così il mio video quasi mai viene attivato durante la diretta, potrete però godere della mia vocina.


martedì 22 settembre 2015

I commenti di Amazon, ovvero come far scappare i lettori

Da qualche giorno Amazon consente l'inserimento di commenti alle recensioni dei clienti. Questa novità, non scordiamolo, si applica su qualsiasi articolo in vendita, non solo sui libri. 
Trovo che sia una possibilità molto utile per i clienti e penso che l'utilizzo naturale di questa funzionalità sia quello di commentare una recensione per dare ulteriori informazioni, aiuti, suggerimenti, precisazioni. Penso che queste dovrebbero venire prima di tutto da altri clienti che hanno comprato lo stesso prodotto e in generale sono convinto che l'introduzione di questa opportunità nella piattaforma Amazon sia una cosa buona.

Mantenendo il discorso in generale credo che sia possibile anche per chi vende un prodotto, o lo fabbrica, o lo distribuisce, commentare una recensione, magari per precisare qualcosa, ringraziare, offrire supporto, dare informazione. Quando però parliamo di libri, in modo particolare di libri indie, ecco dietro l'angolo il demone irresistibile del rant: la tentazione di rispondere per le rime al recensore.

Ci sono dei grossi problemi nel cadere in questa trappola. Il primo è che, anche nel caso in cui si avesse ragione al 100%, il rischio di essere recepiti come presuntuosi e antipatici è immensamente superiore rispetto a quello di perdere lettori a causa della recensione stessa. Il secondo è che potremmo scambiare una vera recensione per un attacco personale, reagendo malamente e facendo una figura barbina. Ci sono poi tutti i casi in cui la nostra risposta, per quanto ci sembri equilibrata e corretta, potrebbe essere comunque percepita come un'inutile invasione.

Il punto di fondo è che le recensioni non sono affatto dirette agli autori. Se il lettore volesse dirvi qualcosa avrebbe di certo modo di farlo. Non avete forse una pagina sui social? Un blog? Una mail che avete inserito in fondo al libro? Se volessero rivolgersi a voi vi scriverebbero. No, la recensione è diretta agli altri lettori. In linea di massima quindi non sono gli autori a dover rispondere. Persino un semplice "grazie" su una buona recensione potrebbe apparire invadente. La domanda da porsi quindi è, semmai, se esista una qualche occasione in cui ha senso intervenire con un commento a una recensione. 
Ecco di seguito gli esiti del mio ragionare su questo tema.

Quando e come rispondere a una recensione?
  • La recensione contiene una richiesta di informazioni, per esempio dove comprare la copia cartacea, o qualcosa a cui si possa rispondere con un dato asettico. Se nessuno risponde potete farlo voi. In maniera educata, date solo l'informazione richiesta.
  • La recensione vi tira in ballo in maniera esplicita. Questa casistica non comprende le valutazioni sul vostro lavoro. Per esempio "Non capisco come possa aver scritto una cagata così" non deve stimolare la vostra risposta. Invece "Quel posto mi ricorda Portofino, chissà se l'autore si è ispirato a questa città" potrebbe meritare un breve commento.
In tutti gli altri casi consiglio di astenersi da commenti. Meno che mai in questi:
  • La recensione è un chiaro attacco personale. Se è chiaro per voi lo sarà probabilmente anche per gli altri, inutile ogni commento.
  • La recensione è una critica a qualcosa che non ha a che fare con il libro. Anche in questo caso sarà evidente a tutti, quindi perché sottolineare?
  • La recensione ha toni maleducati e offensivi. Potrà sembrare strano ma questo tipo di recensioni sembrano avere un effetto positivo sulle vendite. Ignoratele se non volete rovesciare il risultato.
  • La recensione è contraddittoria ("ho letto questo libro tutto di un fiato, non mi è piaciuto molto"). Fidatevi, anche in questo caso chi la legge arriverà alla vostra stessa conclusione: se ti ha tenuto attaccato alle pagine non può essere tanto male.
  • La recensione contesta parti del libro, ma sbaglia. Questo spesso accade su dettagli storici, tecnici e altre amenità del genere. Anche in questo caso fidatevi di me, non frega niente a nessuno di questa roba e l'effetto finale di una recensione di questo tipo è sostanzialmente positivo: vuol dire che in qualche modo la lettura ha appassionato il recensore se si è dato pena di fare ricerche. Commentare ribadendo che avevate ragione voi è un modo quasi certo per farvi apparire antipatici e pignoli, soprassedete.
  • La recensione è fantasmagorica. Resistete, non ringraziate, non fatelo, godete in silenzio.
Voi che ne pensate? Avete usato i commenti? Siete caduti in qualcuna delle trappole che ho elencato? Avete resistito alla tentazione? Come lettori che cosa pensate?


lunedì 20 aprile 2015

Cosa bolle in pentola (Marzo 2015)

Marzo non ha portato novità visibili, tuttavia il lavoro va avanti in maniera continua e questo è un elemento molto positivo. Credo infatti che, come in molte altre attività, anche nello scrivere sia importante rimanere sul pezzo e riuscire a dedicare tempo ogni giorno, magari anche poco, ma sempre.


Siamo la goccia (titolo provvisorio)

Baby Boomers cambia nome, il nuovo titolo dovrebbe essere "Siamo la goccia". Vi piace? 
Marzo è stato un buon mese, ho lavorato parecchio sul libro, anche se con i limiti imposti dal mio scarso tempo libero. C'è ancora molto da lavorare, ma comincio a vedere la fine del tunnel. Scrivener si è rivelato molto adatto al mio modo di organizzare le cose, e anche se è tutt'altro che perfetto penso proprio rimarrà il mio strumento di lavoro principale per un po' di tempo. Di questo prima o poi troverò il tempo di parlare diffusamente.

Abel Legacy (titolo molto provvisorio)

Niente da dichiarare.


Racconti Rifiutati (anche no)

Al momento ho quattro racconti iscritti a vari concorsi, uno selezionato in attesa di pubblicazione, uno inviato in visione. Continuo a divertirmi molto nella stesura di racconti brevi, ma non penso di avere ancora materiale a sufficienza per una raccolta degna di essere pubblicata autonomamente. Inoltre sono per lo più scollegati tra loro e non so quanto siano adatti quindi a creare un insieme. Sto cominciando a pensare di iniziare un progetto più organico, preparato a tavolino, per poi scrivere i racconti con già in testa l'obiettivo comune che li unisce. Si vedrà, le idee devono maturare da sole in un angolo del mio cervellino, quando sono pronte vengono fuori da sole.


Letture

Veniamo alle letture di Marzo:

L'ultimo eroe - Diego Tonini (impressioni di lettura)
Scrivere Narrativa 1 - Show, don't tell - Marco Massai (impressioni di lettura)
Armi acciaio e malattie - Jared Diamond (impressioni di lettura in arrivo)

Anche questo mese si ripete l'effetto del mio passare più tempo a scrivere: un calo delle letture. Ma c'è poco da fare. L'importante è non smettere del tutto, leggere è essenziale anche per scrivere. Bellissimo il libro di Jared Diamond, ho imparato molte cose nuove e mi è tornata forte la voglia di leggere anche saggi oltre che narrativa. Inoltre mi era utile per Abel Legacy (anche se non ci sto lavorando non vuol dire che non sia nei miei pensieri).
Leggerò saggistica più spesso, magari proprio partendo con altri libri di Jared. Interessante anche il primo volume del manuale sulla scrittura di Marco Massai e molto divertente il racconto di Diego Tonini.

lunedì 2 marzo 2015

Il lettore di fantasia


Quando si comincia a provare nostalgia per il passato è segno che si sta invecchiando.

Frase molto vera. È quindi con gratitudine che ho accolto la nascita di questa iniziativa letteraria, perché così posso fare a meno di provare rimpianto per i vecchi tempi in cui le fanzine erano molto diffuse e (non solo da me) estremamente apprezzate.

Perché "Il lettore di fantasia" voglio proprio chiamarla fanzine, anche se forse non è esattamente questo. Lo faccio con affetto, non per sminuirla.

Per apprezzarla vi basta cliccare sul link dell'immagine qui accanto, visitare il loro sito, semplicissimo e perfettamente funzionale allo scopo (e li amo anche per questo), e scaricare i primi numeri della rivista.

Di questa fanzine apprezzo molte cose. Dello stile minimalista del sito ho già detto. Tuttavia ci sono altre cose da dire. La prima caratteristica che salta agli occhi, specialmente a quelli di un autore potenziale, è la scelta di pagare per il materiale pubblicato. In un mondo dove si tende a non voler pagare nemmeno i servizi che si vanno a rivendere ecco arrivare una pubblicazione che non fa pagare i lettori ma che paga invece i suoi autori. Magari non cifre impressionanti (ma secondo me oneste) ma li paga. Figuratevi, non crederete alle vostre orecchie, paga persino gli illustratori. Roba da matti. Questo da solo me li fa amare, e non perché pensi al denaro, ma perché questo atteggiamento è il sintomo di una predisposizione mentale corretta e che di sicuro sta portando frutti in termini di qualità del prodotto. Leggendo la rivista vi sarà subito evidente.

Una seconda caratteristica interessante è quella di pubblicare fianco a fianco racconti integrali e racconti a puntate. Questa della pubblicazione di racconti a puntate è una vecchissima tradizione delle fanzine e l'averla rispolverata è sicuramente un merito. Grandi scrittori del passato sono nati proprio scrivendo per fanzine di questo tipo. Chissà che un domani qualche bello scrittore italiano non possa raccontare di aver arrotondato la paghetta pubblicando a puntate sul "lettore di fantasia"? Sarebbe una bella soddisfazione.

La natura gratuita del "lettore" è poi sempre apprezzata. La sua distribuzione in PDF, forse un piccolo punto debole iniziale, è stata ora affiancata da quella in e-book. Dal numero cinque sono disponibili infatti anche i formati EPUB e MOBI (grazie, vi voglio bene). Rimane sempre il PDF per chi vuole stamparselo e godersi anche la parte grafica. La fanzine evolve e ascolta i suoi lettori e autori. Non è cosa da poco.

Ho mandato un racconto in visione e penso di mandarne altri in futuro. Probabilmente la concorrenza è troppo agguerrita perché riesca a farmi spazio, visto che molti autori che conosco (migliori di me) sono entusiasti della rivista e hanno fatto lo stesso. Ma non importa, il mio supporto per iniziative del genere sarà sempre forte, che io riesca a farne parte o meno.

Vi consiglio di mettere nei preferiti il loro link, fare mi piace alla loro pagina Facebook e cominciare a leggerli. Certe belle iniziative vanno premiate e in questo caso farlo non vi costerà niente, ma anzi vi farà trascorrere qualche ora in relax.

venerdì 19 dicembre 2014

Arrivano gli ISBN per gli autori indie

Mi è appena arrivata una news da ISBN.it, eccovi il testo:

NASCE UN NUOVO PREFISSO PER L'ITALIA  
Da gennaio 2015 il nuovo prefisso nazionale 979-12 si affiancherà al prefisso 978-88 attualmente utilizzato per identificare l’area di lingua italiana all'interno dello standard ISBN. 
Il nuovo prefisso identificativo potrà essere utilizzato da gennaio ESCLUSIVAMENTE per il nuovo servizio di assegnazione riservato all'authorpublishing, cioè agli autori che pubblicano autonomamente le proprie opere.
Solo quando le numerazioni di codici ISBN con il prefisso 978-88 saranno esaurite, il prefisso 979-12 verrà rilasciato anche per tutti gli altri servizi. Si prevede che questo passaggio possa avvenire nel giro di un paio di anni. 
NUOVO SERVIZIO DEDICATO ALL'AUTHORPUBLISHING   
Da gennaio 2015 l’Agenzia ISBN per l’area di lingua italiana sarà abilitata al rilascio di singoli codici ISBN agli autori che intenderanno auto pubblicare e codificare con lo standard ISBN i propri titoli. 
Il nuovo servizio rilascerà un codice ISBN con struttura 979-12-200-XXXX-X, che permetterà all'autore che si vuole autopubblicare di identificare la propria opera come pubblicata da se stesso. 
Fonte: www.isbn.it

mercoledì 27 agosto 2014

Impressioni di lettura: "2017 A.D." di Vera Q.

Ecco qui, dopo il libro di Roberto ho letto quello di Vera, quindi a rigor di logica mi tocca scrivere qualcosa. Non posso esimermi, eh no, non posso proprio fare a meno. E ora come faccio? Lo sapevo che non dovevo leggerlo, lo sapevo... me lo diceva sempre mamma, metti la maglia di lana, non si sa mai!

Allora, vediamo, il finale non lo posso dire, eh no, quello no, sarebbe brutto che uno mi legge e trova il finale, non va bene. Quindi il finale non lo diciamo. Anche se mi è piaciuto eh, però non lo posso proprio dire. Neanche accennare, perché i lettori sono furbi eh, basta uno spiraglietto e zacchete capiscono tutto. No, niente, sul finale non dico proprio niente, non insistete.

Quindi non posso neanche dire che il libro sembra una distopia e invece... No, non posso dirlo. Potrei parlare dei personaggi, ma tralasciando il fatto che sono parecchissimo disgustosi, più o meno tutti, se ne parlassi troppo, poi... No, dei personaggi non ne parlo. Posso parlare dello stile di scrittura, sì, quello sì. Uno stile interessante, lo usava anche il mio primo barbiere, poi ho smesso perché avevo sempre la faccia che sembrava il tagliere di un macellaio.

Un bel libro dai, davvero, basta prendere un po' di Gaviscon prima di ogni capitolo e scorre via leggero, persino divertente, lo ammetto. Ti potresti perfino dimenticare che è una storia inventata, un libro dove ogni personaggio è frutto dell'immaginazione dell'autrice e ogni riferimento a persone realmente esistenti è del tutto causale. No, volevo dire casuale, lo vedi che ti fanno due letterine scambiste?

Il fatto è che, tragicamente, a me sembra di averne incontrati almeno un paio di quei personaggi lì. Magari sbaglio. Magari! Però giuro, ora quando stringo la mano a qualcuno dei semisconosciuti colleghi o ai mai frequentati quasi vicini di casa, non sono più sereno come prima. Brutta cosa, specialmente quando mi invitano a cena, divento nervoso...

Ecco, ora mi servono un po' di elfe alquanto bone e draghi paciocconi per riprendermi, lo so...

Tutta colpa tua Vera!

Ora scusate, è arrivata l'infermiera, e non vorrei MAI renderla nervosa...



sabato 14 giugno 2014

Come ti aggiusto il file


Il nostro bel romanzo è pronto per la pubblicazione. Lo guardiamo per l’ultima volta, è preciso, editato e corretto. Presto lo vedremo brillare là, sugli scaffali virtuali della libreria online.

Nel mentre ci deliziamo, immaginando il libretto confezionato, ci rendiamo conto che manca un passaggio fondamentale. Aiuto!

Per poter pubblicare il testo è necessario formattarlo e convertirlo nel formato richiesto dalla piattaforma scelta per la pubblicazione.


Antonella Sacco, Roberto Bonfanti, Mario Pacchiarotti e Concetta D’Orazio illustrano il procedimento di formattazione e conversione del file.


Antonella Sacco

Roberto Bonfanti

Mario Pacchiarotti

Concetta D'Orazio



Per quanto lunga e minuziosa possa essere l'opera di revisione di un libro, prima o poi l'autore dovrà trovare il coraggio di considerare concluso il lavoro e passare alla pubblicazione.

Già, pubblicare, in fondo è questo il vero nodo che rende un autore indie diverso da chi passa per le case editrici. Che lo si faccia per scelta o per necessità (e di questo ho già parlato), l'autore indipendente si qualifica così proprio perché pubblica autonomamente.

Anche se pubblicare oggi è molto più facile di alcuni anni or sono, rimane sempre un'attività che richiede qualche competenza in più di quelle necessarie a scrivere. In questo caso parliamo di e-book, quindi l'operazione è resa più semplice rispetto al libro stampato, dove la formattazione del testo e la sua impaginazione diventano di estrema importanza per il risultato finale.

Nell'e-book invece, salvo qualche caso particolare, l'impaginazione e la formattazione sono problemi di importanza marginale. Nei lettori di e-book infatti il testo viene quasi sempre presentato in maniera flessibile: si deve adattare alle dimensioni dello strumento di lettura, che può andare dal piccolo cellulare al tablet, fino al computer. Per questo motivo la formattazione dovrà essere minimale, giusto la separazione in capitoli, i salti pagina in alcuni casi, ma solo dove sia davvero necessario. Tentativi di disegnare il testo in modo vincolante portano solitamente a peggioramenti nel risultato finale che si trova di fronte il lettore.

Così un e-book andrà pensato con la sua copertina, la pagina del copyright, forse una prefazione, e infine i capitoli, separati da semplici salti pagina e con le sole formattazioni necessarie: dimensioni del font per i titoli, grassetto, corsivo e poco altro per il testo.
Si può certamente fare altro, ma per un romanzo è raro ci sia bisogno di altri accorgimenti. Se si vogliono aggiungere illustrazioni al libro è importante ricordare che queste devono essere dinamicamente ridimensionabili e che molti lettori le convertiranno in scale di grigi.

Il passaggio dal testo semplice, magari contenuto in un documento elettronico word o open office, al formato e-book, avviene di solito utilizzando un tool specifico che effettua la conversione in maniera automatica, o quasi. Un'altra possibilità è quella di utilizzare un vero e proprio editor di e-book, come Calibre, per meglio padroneggiarne la composizione.

Molto dipende dal nostro target. Oggi sono due i formati principali di e-book sul mercato, uno distribuito da Amazon, il MOBI, e l'altro diffuso con più generalità presso un insieme eterogeneo di piattaforme, il formato EPUB. Il processo di trasformazione di un testo in formato word in MOBI è garantito dai tool Amazon e avviene in maniera trasparente per l'autore, salvo poi impazzire se qualcosa non viene gestita nella maniera che si vuole, andando a modificare il testo di partenza per renderlo digeribile al tool di conversione. La mia esperienza è che più si mantiene semplice la struttura e la formattazione del documento di partenza, più probabile sarà la corretta trasformazione in e-book da parte dei tool automatizzati.

Per l'EPUB invece molto dipende dalla piattaforma di distribuzione che si utilizza. In qualche caso infatti viene messo a disposizione qualcosa di equivalente ai tool Amazon, mentre altre volte ci sono disponibili servizi a pagamento che effettuano per voi la creazione dell'e-book.

Rimane sempre l'opzione di creare in casa il file EPUB e poi fornirlo direttamente alle piattaforme di distribuzione, o anche distribuirlo in proprio.

Strumenti come Calibre hanno reso questa operazione alla portata di tutti. I più tecnici potranno realizzare il proprio e-book senza problemi, mentre i meno avvezzi agli smanettamenti dovranno imparare ad utilizzare questo programma, o altri di questo genere. La presenza di numerose guide online, che spesso descrivono passo passo le operazioni necessarie, rendono meno oneroso questo percorso di apprendimento. Per i più pigri esiste anche l'opzione di creare per primo il formato MOBI, sfruttando le funzioni messe a disposizione da Amazon, per poi convertirlo tramite Calibre in formato EPUB, operazione che richiede davvero minimi interventi, ed ha buoni risultati per libri di tipo semplice, come romanzi, saggi e manuali senza illustrazioni.

Ho scritto due diversi articoli sul tema, uno che descrive la pubblicazione sulla piattaforma Amazon, in formato MOBI, l'altro invece copre l'utilizzo di una seconda piattaforma di pubblicazione, italiana, che fa riferimento a Narcissus.

Potrete trovare qualche particolare in più sugli aspetti tecnici della cosa.

In conclusione, oggi pubblicare un libro è un'operazione alla portata di tutti, sia dal punto di vista tecnico che economico, con molte opzioni a disposizione degli autori.
Ricordiamoci però che prima di farlo bisogna aver scritto qualcosa, ma questa è un'altra storia.

venerdì 9 maggio 2014

Gratis è bello? Il costo degli e-book e la loro qualità

Da lettore ho sempre pensato che i libri costassero troppo. Questo principalmente perché il volume di libri che consumo, pur non enorme, è sempre stato tale da rendere piuttosto costosa questa mia passione.

Poi sono arrivati i negozi online, di cui sono stato naturalmente uno dei primi clienti. Tra offerte, sconti e campagne, il costo medio dei libri da me acquistati è drasticamente sceso.  E quando dico sceso intendo più che dimezzato. L'ultimo anno in cui ho comprato libri di carta con una certa persistenza è stato probabilmente il 2011. Se ci penso mi sembra un secolo fa, eppure sono passati solo tre anni.

Nel 2011 il mio negozio preferito per acquistare libri, rigorosamente di carta, era IBS. Spulciando la posta ho trovato una specie di riepilogo di spesa dell'epoca. Vi è scritto come dal primo di gennaio al 19 settembre di quell'anno il totale dei miei acquisti sul sito IBS assommasse a circa 126 euro. Considerando il prezzo medio dei libri che compravo, intorno a 5-6 euro, posso ipotizzare che si trattasse di qualcosa intorno a 20 libri. Che non era neanche male come spesa media. Naturalmente non erano gli unici libri che compravo, molti altri arrivavano in regalo o li prendevo dalle librerie "fisiche", anche se raramente, per il prezzo non concorrenziale.

Quindi, a settembre 2011, sono entrato nel mondo degli e-book. Non è difficile indovinare che la cosa ha coinciso con l'acquisto del mio Kindle, che ancora uso con soddisfazione. L'impatto sul volume e sul costo dei miei acquisti è stato drammatico. Nel 2012 i miei acquisti su IBS hanno sommato zero. Al contrario quelli su Amazon sono decollati. Già solo nei tre mesi del 2011 in cui ho utilizzato il Kindle i libri comprati sono stati 11 e quelli scaricati gratuitamente tramite le offerte Amazon sono stati 21. La cifra spesa per gli 11 libri che ho pagato ha sommato 22.97 euro, per una media di circa 2.08 euro per ogni libro. Molti dei libri gratuiti erano classici, ma alcuni erano volumi che avrei comunque comprato pagandoli, quindi il prezzo medio reale da calcolare dovrebbe anche essere minore. A questo calo notevole della spesa media per libro non ha fatto però riscontro un calo altrettanto drastico della spesa totale per anno. In pratica ho semplicemente comprato (e letto) molti più libri, spendendo alla fine solo qualcosa in meno di quanto avevo speso negli anni precedenti.

Già in questi primi quattro mesi del 2014 ho acquistato quarantaquattro e-book, con un prezzo medio inferiore ai due euro. Più del doppio di quanti sia stato in grado di leggerne nel frattempo: una ventina. Va però considerato che i prezzi dei libri che compro sono più bassi di quelli che di solito svettano in testa alle classifiche, a causa della mia predilezione per gli autori indie. Non vi dico neanche quanti libri gratuiti ho scaricato: il meccanismo pensato da Amazon per gli autori fa in modo che la gran parte degli autori indipendenti prima o poi rendano disponibili i propri titoli gratuitamente, e se si presta attenzione nell'arco di un anno si possono accumulare centinaia di titoli.

E qui viene spontanea la domanda: non è che siamo arrivati a un punto in cui i libri costano troppo poco?

Per rispondere dobbiamo prima capire che nel mercato degli e-book al momento ci sono almeno tre diverse tipologie di prodotto:
  • libri venduti da case editrici con target di prezzo alto (superiore ai sei euro)
  • libri venduti da case editrici con target di prezzo medio (inferiore ai sei euro)
  • libri di autori indipendenti (prezzi molto variabili ma per lo più inferiori a tre euro, e promozioni gratuite periodiche)
Non voglio andare troppo a fondo sul discorso della qualità, ma mi limito a dire che nella tipologia di prodotto indie c'è sicuramente una grande variabilità nella qualità dei libri che vi sono inclusi. Troviamo cose inguardabili, ma anche sorprese positive. 

Abbiamo dunque un'offerta continua di libri gratis o quasi da parte degli autori indipendenti, di qualità poco prevedibile e un'offerta di qualità più omogenea, con fasce di prezzo più elevate, da parte degli editori più o meno tradizionali. Il mercato è più complesso e variegato, ma datemi licenza di limitarmi a questa suddivisione molto approssimativa.

Alla luce di questo dunque, i libri digitali, costano troppo poco o troppo?

Per quanto mi riguarda tendo a considerare quelli del primo gruppo un po' troppo cari, al punto da non comprarne se non per eccezione, e molto raramente. Sinceramente non ho voglia di spendere dieci euro per un e-book, qualsiasi sia. Su quelli del secondo gruppo sono comunque molto selettivo, scegliendo con cura cosa comprare e dando sempre un'occhio al prezzo. Spesso approfitto delle offerte di Amazon, che raramente superano i tre euro e molto spesso si attestano intorno a due.

Il terzo gruppo infine, quello degli indie, forse costa troppo poco.

Sono in particolare le campagne gratuite a farmelo dire, nonché l'abitudine di molti autori di utilizzare il prezzo di 99 centesimi come base anche per volumi di centinaia di pagine. Ci sono due effetti deleteri a mio avviso che vengono generati con questa pratica.

Il primo è l'enorme accumulo di libri che non verranno mai letti. Mi rendo conto che è gratificante per un autore vedere dei bei numeroni nelle statistiche dei download o delle vendite, e lo dico essendoci passato, tuttavia dobbiamo essere consapevoli che la grande parte di quei download e persino molti di quegli acquisti non si convertiranno mai in una lettura. E se non vi leggono, è tutto inutile.

Io stesso ho nella mia libreria virtuale centinaia di volumi scaricati gratuitamente o comprati per meno di un euro, e ne ho letta una minima parte. La percentuale dei libri acquistati a prezzi superiori che ho già letto è invece molto superiore, e tende ad aumentare sempre.
I motivi per cui questo accade mi sembrano talmente chiari da non richiedere spiegazioni.
Dico solo che per molte persone la risorsa più preziosa, parlando di lettura, è il tempo. Dunque il prezzo, pur essendo un elemento di valutazione per l'acquisto, è sempre in secondo piano rispetto all'esigenza di evitare l'acquisto e la lettura di qualcosa che non ci piace.

Il secondo effetto deleterio creato dal prezzo basso o nullo è legato alla percezione. I lettori ormai hanno imparato la lezione: un titolo è in top 10 con un prezzo irrisorio non viene considerato alla stessa stregua di uno che magari arranca qualche posizione più indietro ma con un prezzo pieno. Giusta o sbagliata che sia, la percezione dei lettori è tale da associare il prezzo basso alla scarsa qualità. Il passaggio di questa etichetta dal libro all'autore è purtroppo molto breve e più o meno inevitabile.

Questo naturalmente non significa che i libri indie non debbano essere venduti a 99 centesimi o dati via persino gratis. Ma questo deve essere fatto con intenzione, per supportare un'attività di marketing, una campagna temporanea, per far conoscere un brano, magari su un solo titolo dell'autore che funga da assaggio, da ambasciatore dello stesso presso i lettori.

Non credo di essere in errore pensandola così. Immagino un futuro prossimo in cui la fascia di prezzo più alta si abbasserà un po', quella intermedia rimarrà più o meno dove sta, e quella inferiore, dove sono collocati principalmente indie e classici, vedrà molti autori ricollocare il proprio prezzo andando quasi a toccare la fascia mediana.

Tra un anno o due ci torniamo per vedere se ci sono andato vicino.




sabato 26 aprile 2014

I travagli dell'autore

Mi è capitato spesso leggendo un libro di riflettere su come le disgrazie dell'autore spesso producano dei veri e propri capolavori. È come se per scrivere qualcosa di grande ci fosse bisogno di soffrire. Mi sono sempre chiesto se è una condizione necessaria, sufficiente, o entrambe. 

Probabilmente non è una condizione necessaria. Ci sono tanti grandi autori dalla vita felice e priva di grandi travagli, quindi possiamo dire che soffrire non è un elemento indispensabile dello scrivere bene.

In questi giorni ho visto, sulla mia pelle, che non è nemmeno una condizione sufficiente. Infatti nonostante una serie di piccoli e grandi guai in cui sono incorso in quest'ultimo periodo, non solo il livello qualitativo dei miei scritti non si è elevato, ma piuttosto è cessata del tutto o quasi la voglia di scrivere con costanza e dedizione. D'altra parte questo ha senso. Quando nella vita si affrontano guai e grattacapi sia il tempo che l'umore tendono a calare.

Quindi, essere supremo che diffondi la sfiga, sia tu un Dio o il caos primordiale, puoi cessare di inviarmene in quantità, ho fatto la prova e non mi sono trasformato in Foscolo. Grazie per l'aiuto, ma basta.

giovedì 3 aprile 2014

Indie: per scelta o per forza?

Tanto per sgomberare il campo da dubbi, e versare il giusto tributo agli amanti della lingua italiana, dirò che per indie si intende chi pubblica i propri scritti in maniera indipendente, senza passare per una casa editrice. In italiano dovrei dire autore auto pubblicato, oppure autore indipendente, ma sono pigro e indie mi piace. 

E, sì, lo so che non parliamo di indiani d'America e che il tepee non c'entra nulla, però è carino e ce lo metto.

La domanda che mi sono fatto in questi giorni è la seguente: in Italia si diventa indie per scelta, oppure lo si è perché non abbiamo alternativa? 

La risposta non è così semplice come potrebbe sembrare. Da una parte verrebbe da dire che non si tratta di una scelta. È molto raro che un autore venga pubblicato da una casa editrice senza prima fare una certa trafila, quindi sono tanti quelli che decidono di intraprendere la strada  della pubblicazione indipendente. Per una buona fetta di queste persone tuttavia, il vero sogno, il vero obiettivo, è quello di essere scelti da un editore. L'esperienza indie è quindi un passaggio fatto nella speranza di essere notati e poter entrare nel vero mondo dell'editoria.

Questi sono gli indie per forza, quelli per i quali l'essere indie è un po' un ripiego, o al massimo un passo verso la vera meta. Sia chiaro non c'è niente di male in questo.

Tuttavia, i veri indie sono quelli che non vogliono pubblicare con una casa editrice, ma hanno fatto la scelta di essere editori di se stessi in maniera consapevole. I veri indie inoltre dovrebbero essere caratterizzati da una qualità editoriale di livello molto simile a quella fornita dalle migliori case editrici. Sottolineo che parlo di qualità editoriale, non di sostanza dello scritto, che è un discorso diverso: posso avere un libro ben confezionato ma orribile a livello di contenuto. Questo perché l'obiettivo di un vero indie non è farsi notare da una casa editrice, per la quale dover fare l'editing di un nuovo autore è un fatto scontato, ma ottenere successo come autore-editore. Con la consapevolezza quindi di dover fare anche il lavoro che normalmente è compito dell'editore: editing, copertina, formattazione etc.

Ma il vero indie quindi non passa mai con una casa editrice? È un duro e puro che non cambia mai idea? Come dicevo all'inizio la risposta non è così netta. Si può partire volendo essere veramente autori indipendenti, e poi cambiare idea di fronte a un'offerta davvero allettante, magari non cercata e inaspettata. Direi che in generale è lo stato mentale di chi intraprende questa strada che conta, e i confini non sono per niente netti.

Se si ha come obiettivo ultimo quello di sfondare con una casa editrice allora si è indie di passaggio, almeno nel cuore, anche se magari si finisce per rimanerlo per sempre. Se invece si ha come obiettivo quello di avere successo come autore indipendente e non si cerca una casa editrice che ci accolga, allora si è indie puri, anche se poi, magari, qualcuno finisce per pubblicare con una grande casa editrice, se l'occasione è abbastanza ghiotta.

Semplice no? Per niente, perché perfino io non sono sicuro di potermi inserire nell'una o nell'altra categoria. Così, alla fine, forse faremmo bene a considerarci tutti indie di passaggio, andando poi a contare sulle dita della mano quanti sono quelli che dentro di loro sono davvero convinti di volerlo rimanere a dispetto delle possibili offerte delle case editrici.

Indie di passaggio, ma lavorando come se fossimo indie puri, perché quello che conta alla fine è essere letti, e dare emozioni a chi ci sceglie e, se possibile, qualcosa su cui riflettere.



giovedì 6 marzo 2014

Goodreads una community intorno ai libri

Se pensate che leggere sia un'attività da lupi solitari vi sbagliate. Certo, si può e si deve leggere da soli, ma quanto è bello poi parlarsi, scambiarsi impressioni e suggestioni? E quanto è utile sentire altri appassionati per scovare un nuovo libro, un nuovo autore, che magari non avremmo mai approcciato?


Se leggete molto probabilmente conoscete già GoodReads, ma se leggete poco avete mille ragioni in più per farne parte. Quando si ha poco tempo per leggere diventa essenziale scegliere con accortezza ogni prossima lettura, e la community di Goodreads è perfetta per orientarsi.

Iscriversi è questione di pochi minuti, e imparare a muoversi nel sito non è un lavoro che vi farà sudare, nonostante non sempre la struttura sia del tutto intuitiva. Ricordatevi dopo esservi iscritti di associarvi a qualche gruppo, ve ne suggerisco qualcuno:
  • La Stamberga dei Lettori - ormai oltre i cinquecento membri, vi potrete trovare gruppi di discussione, articoli e recensioni, un gruppo di lettura, spazio per gli autori;
  • Goodreads Italia - gruppo che tenta di raggruppare tutti i lettori italiani, si impone associarsi, se non altro per rimanere aggiornati. Anche qui troverete una serie di gruppi di lettura, molti articoli di aiuto, lo spazio dei librarian e tanto altro;
  • FantasYtalia - dedicato ovviamente alla letteratura fantasy, punto di incontro per gli amanti di questo genere;
  • Fantascienza - il cugino del precedente, ma dedicato alla letteratura fantascientifica;
Credo sia molto importante partecipare a questo genere di social, sia perché se ne traggono dei vantaggi reali e diretti, sia perché aiutano ad allargare la cultura del libro, migliorando l'esperienza dei lettori. Perciò iscrivetevi e fate iscrivere i vostri amici.

Ah, ovviamente mi trovate anche lì: Mario Pacchiarotti.

Mi raccomando allora, ci si vede.

mercoledì 5 marzo 2014

Poi arriva un Maradona

Il Grande Autore se ne sta chiuso nella sua stanzetta, concentrato sul suo lavoro, tutto preso a forgiare con amore e attenzione il suo scritto. Lo rimugina, lo modifica, lo rielabora, più e più volte, alla ricerca della perfezione.

Soppesa ogni parola, l'equilibrio della frase, la precisione della punteggiatura. Ha una perfetta padronanza della lingua, ne conosce perfettamente la sintassi, le perverse eccezioni, ogni antica e quasi dimenticata regola. Quando legge gli scritti di altri, soffre, perché non solo non sopporta gli errori, ma non perdona neanche i piccoli refusi, le imperfezioni stilistiche, le concessioni al linguaggio di tutti i giorni.

Soffre e disprezza.

Non comprende chi si cimenta nella nobilissima arte della scrittura senza le necessarie capacità tecniche. Senza le conoscenze basilari e inderogabili della lingua. Ignoranti arroganti che si improvvisano autori, producendo risibili scritti che altro non fanno che infangare la categoria. Rimpiange i bei tempi in cui era impossibile pubblicare qualcosa senza essere passati per una lunga gavetta, benignamente tartassati da editori che guardavano alla qualità del prodotto piuttosto che al guadagno.

Soppesa il suo lavoro con soddisfazione. È un'opera degna, di tutt'altra natura rispetto alla paccottiglia sfornata a getto continuo dalla marmaglia degli autori amatoriali. Sente che sarà apprezzata, perché tecnicamente perfetta, strutturata con grande abilità, permeata di cultura e poggiata su solide basi letterarie.

Poi arriva un Maradona, uno che non sa perché la palla rimbalzi, o quale sia la legge che gli permette di seguire una certa traiettoria, o come si chiamino i muscoli della coscia. Arriva un Maradona che senza alcuno sforzo, senza pensare, senza sapere, senza ragionare, colpisce la palla e la manda laggiù, nell'angolino alto della porta, mentre il portiere vola dall'altra parte.

Poi arriva un tizio, uno che scrive così come Maradona giocava a calcio, e il Grande Autore, disperato, schiatta.


martedì 25 febbraio 2014

Lettura reciproca, gruppi di lettura, assaggiatori di libri

Credo che uno dei modi migliori per crescere come aspiranti scrittori (o scriventi, come direbbe mio zio) sia quello di farsi leggere e ricevere critiche. Ci sono due problemi in questo caso: trovare qualcuno disposto a correre il rischio di leggerci; avere la capacità di accettare le critiche con spirito aperto.

Più facile a dirsi che a farsi.

L'ideale sarebbe riuscire a farsi leggere da un gruppo di lettura. Gli appartenenti a questi gruppi sono sempre appassionati che amano i libri, ne hanno letti molti e di certo hanno la capacità di valutare il nostro prodotto. Rappresentano anche un buon campione per capire come verrà recepito il libro una volta sul mercato. Di contro, una loro caratteristica sarà la maggiore severità di giudizio rispetto al lettore casuale. Un lettore accanito ha letto troppe cose buone per digerire bene un testo mediocre. Ma non sono sicuro che questo sia un male.

Il problema è che non puoi imporre il tuo libro a un gruppo di lettura. Puoi provare a proporlo, ma è molto probabile che la cosa venga vista come un'intrusione. Lo scopo di un gruppo di lettura in genere non è quello di scoprire nuovi autori, ma di leggere assieme un libro già affermato e discuterne i contenuti.

L'alternativa è costruirselo da soli, un gruppo di lettura. Magari coinvolgendo amici e parenti. Tuttavia, anche ammesso che riusciate a coinvolgere alcuni di loro in questa avventura, il rischio che siano troppo buoni nei vostri confronti è piuttosto alto.

Recentemente in uno dei gruppi di autori indie che frequento abbiamo in corso un'iniziativa di promozione basata sulla lettura reciproca dei testi pubblicati. Ho apprezzato molto la cosa, perché mi ha consentito da una parte di leggere e commentare il lavoro degli altri autori, e dall'altra di ricevere feedback sul mio. È una versione ancora diversa di gruppo di lettura.

Ho pensato quindi che potrebbe essere interessante allargare questo esperimento e cercare altri autori che vogliano fare una sorta di scambio bilaterale: io ti leggo e tu mi leggi e ci si dice sinceramente la propria opinione. La recensione pubblica dovrà essere libera e facoltativa. Se qualche autore è interessato alla cosa mi scriva e ne parliamo.

Un'ultima idea, forse realizzabile con un po' di impegno e pazienza, è quella di costruire un gruppo di lettura di tipo diverso, ristretto e selezionato, a cui consentire la lettura anticipata del proprio lavoro, anche in fasi intermedie. Una sorta di beta-tester della lettura. Dovrebbero però essere persone consapevoli di trovarsi a leggere lavori incompiuti, frammentari, non definitivi e non distribuibili. Non è molto semplice costruire questo genere di gruppo particolare. Se qualcuno di voi potrebbe essere interessato alla cosa mi farà piacere essere contattato.

Che esperienza avete voi su questo tema? Mi interessa sia la posizione dei lettori che quella degli autori.




venerdì 21 febbraio 2014

Self Publishing Books 2014 Reading Challenge

Un breve post per segnalarvi un'iniziativa molto interessante di Monia, che con il suo blog Destino d'inchiostro ha lanciato il "Self Publishing Books 2014 Reading Challenge".

Non sto a spiegare di che si tratta seguite il link e scopritelo da soli :-)
Naturalmente io parteciperò, e spero che in molti facciano lo stesso.


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sabato 15 febbraio 2014

Intervista tra amici

Noi autori self abbiamo il vizio di raggrupparci, forse per farci reciprocamente coraggio.

Tra i tanti gruppi sono capitato in quello degli Scrittori Pionieri, presente su Facebook, e, da qualche tempo, anche su G+. È un gruppo di gente simpatica, che scrive a livelli molto diversi, generi letterari dei più disparati e con risultati di vendite molto differenziati.

Quello che ci accomuna è il piacere di scrivere. 

Abbiamo deciso qualche tempo fa di leggerci a vicenda, e quindi intervistarci l'un l'altro. Questa settimana è stato il mio turno nel ruolo di intervistato, e devo dire che è stata un'esperienza divertente. Naturalmente alla base dell'intervista c'era il piccolo volume che ho pubblicato: Madre Terra.

Ecco il risultato di questa particolare intervista tra autori. Colgo l'occasione per ringraziare tutti i partecipanti all'intervista in particolare Concetta che è una vera e propria animatrice per il gruppo. 

Naturalmente se vi venisse voglia di fare anche voi qualche domanda, non avete che da utilizzare i commenti a questo post.


  • Concetta D'Orazio Mario, la tua raccolta comprende tre racconti: qual è il filo conduttore che li accomuna?
  • Mario Pacchiarotti Ciao Concetta, grazie per la domanda che è molto interessante per me, perché fino a poco tempo fa non mi ero posto il problema. Non c'è infatti una volontà cosciente da parte mia di creare un collegamento tra i racconti, anche considerando che tra i primi due e l'ultimo ci sono molti anni a separarli.
  • Tuttavia, quando Simona Gauri, la ragazza che ha curato la traduzione dei racconti in inglese, ha scritto per me la sinossi e la prefazione, le sue note mi ha fatto notare alcuni tratti caratteristici che si ripetevano in ogni racconto: è sempre una figura femminile a rappresentare in qualche modo l'elemento che attiva il cambiamento; c'è sempre la rottura di un equilibrio nelle vite dei protagonisti, in favore di un nuovo modo di vivere.

  • Roberto Bonfanti Ciao Mario, come hai detto tu, fra i primi e l'ultimo racconto che hai scritto per questa raccolta sono passati vari anni. Nel frattempo hai scritto altro o hai avuto un blocco creativo? Se è così c'è stato qualcosa di particolare che ti ha fatto riprendere in mano la penna, pardon, la tastiera?
  • Mario Pacchiarotti Nessun blocco creativo, mi sono sempre ritrovato in testa una quantità enorme di storie. Sono un tipo che prende sonno lentamente e ho l'abitudine di fantasticare prima di addormentarmi, costruendo racconti, magari riprendendoli di sera in sera, per poi abbandonarli e dimenticarli. Ma scrivere è tutt'altra cosa, ho sempre ammirato chi aveva questa capacità.
  • Fino a poco tempo fa non ho sentito il "bisogno" di scrivere, mi accontentavo di giocherellare con le mie storie. Qualche volta le raccontavo agli amici (i miei colleghi conoscevano la storia di Papa Giuseppe prima che io decidessi di scriverla).
  • L'evento scatenante è stato l'arrivo del Kindle in Italia. Ho visto decine di autori sconosciuti pubblicare, ho comprato il Kindle, ho comprato il primo e-book: Pan di Francesco Dimitri, e l'ho trovato davvero molto buono. E' un po' colpa sua se ho deciso di trasformare le mie fantasticherie in scrittura.

  • Giovanna Barbieri Il tuo stile, nel corso degli anni, ha subito cambiamenti importanti?
  • Mario Pacchiarotti Ciao Giovanna, immagino di sì, ma forse siete voi quelli più adatti a valutarlo. I primi due racconti sono degli anni novanta e sono stati modificati in maniera minima durante l'editing. L'ultimo è stato scritto lo scorso anno. Di certo sto cambiando anche in questo periodo, perché l'atto stesso di scrivere e rileggere quello che si è scritto ti porta in maniera naturale a modificare il tuo stile. In questo momento sto affrontando il problema del passaggio dal racconto al romanzo.

  • Cristina Bergomi Ciao Mario, ti sei ispirato a qualcuno per i tuoi personaggi o sono interamente frutto di fantasia?
  • Mario Pacchiarotti Un'abbraccio a Cristina, che mi ha emozionato con il suo racconto. Credo che ci si ispiri sempre un poco a persone conosciute o personaggi pubblici o storici, o comunque a qualche suggestione che deriva dalla nostra esperienza.
  • In Madre Terra non ci sono personaggi che hanno origine nella vita reale, ma è la storia stessa che nasceva dalla mia vita: era da poco arrivata a casa una bambina in affidamento, quindi il tema della maternità e dell'affido.
  • In La Strada invece c'è un collegamento diretto con l'esperienza negativa che alcuni conoscenti avevano con le loro separazioni. Raramente mi era capitato prima di vedere persone così scosse, devastate da un rapporto che da amore diventava quasi odio. Il racconto cerca di lanciare una speranza per chi si trova in fondo a un baratro: a volte la vita cambia in meglio in maniera improvvisa e inspiegabile.
  • Infine nel Papa Nuovo ci sono molti aspetti. Il tema stesso della fede, che mi interessa in maniera particolare. Ma anche molti personaggi hanno radici nel reale. I cognomi dei cardinali sono quelli delle principali famiglie del paese da cui provengono i miei genitori. Suor Paola esiste davvero, è bellissima dentro e fuori e mi sembrava perfetta come ispirazione per un personaggio altrettanto bello. In realtà ogni personaggio del racconto ha qualche aspetto che appartiene alla mia esperienza.

  • Giovanna Barbieri Com'è passare al romanzo? Come riesci a dedicarti a famiglia, lavoro e altri impegni?
  • Mario Pacchiarotti Giovanna, come direbbe mio zio: gli scrittori sono quelli che vivono della loro scrittura, noi siamo solo "scriventi".
  • Il tempo che posso dedicare alla scrittura è limitato, e concentrato in genere nelle ore più tarde della serata. Durante la giornata lavoro, e al massimo posso dare un'occhio ai social di tanto in tanto. Poi ci sono gli impegni familiari, e per ultimo vengono i divertimenti personali. E scrivere per me è puro divertimento. Quindi forse la risposta è che, no, non si riesce a conciliare famiglia, lavoro e scrittura. Non per chi è "scrivente" e non scrittore.
  • Passare al romanzo per me è difficile, in parte proprio per la mancanza di tempo. La prima stesura di un racconto breve per me è sempre stata questione di poche ore. Ma un romanzo, per quanto la storia possa essere tutta fissata nella mia mente, ha bisogno di essere impostato, progettato quasi. I personaggi, che nel racconto possono essere anche secondari alla storia, nel romanzo diventano predominanti.
  • Ho quindi cercato di "appoggiarmi" a qualche metodo, ma con buon senso. Partendo dallo snowflake ho ricavato un mio modo personale di impostare e strutturare il racconto, molto meno dettagliato del sistema originale. Lo sto ora utilizzando per una storia molto strana che dovrebbe diventare un romanzo breve.

  • Wirton Arvel Innanzitutto complimenti, a me i racconti e le ambientazioni sono sembrati più un pretesto per parlare delle emozioni e dei sentimenti dei personaggi e per dar loro voce; quindi del tutto arbitrari e pensati più per ambientare il lettore che non i protagonisti e poi una volta portati i lettori nella storia, farli emozionare con il contenuto reale, con il messaggio/morale che si voleva esprimere. E' solo una mia impressione?
  • Mario Pacchiarotti Ciao Wirton, non è sempre così? Il racconto non è sempre niente altro che il contenitore per racchiudere un messaggio, oppure puntare il dito su un'emozione, un problema, qualcosa comunque che ci colpisce? Nel mio caso cerco di portare dei messaggi, vero, ma anche e soprattutto di porre domande, alle quali ognuno deve dare la sua risposta.

  • Concetta D'Orazio Quindi, Mario, gli elementi di continuità tra i racconti esistono anche se non sono stati inseriti volontariamente. Giusto? Una sorta di coincidenza oppure le dinamiche interne alle tue storie rispecchiano, in maniera chiaramente immaginaria e lontana dalla realtà, un tuo modo di essere o di concepire l'esistenza?
  • Mario Pacchiarotti Concetta credo sia più il risultato dell'essere stati scritti da me. Penso che le storie che uno crea siano sempre un riflesso di quello che ci passa per la testa. A volte può essere qualcosa di specifico, e quindi la volontà dell'autore è consapevole nel cercare di raggiungere un certo scopo (come mi sta capitando con uno dei lavori che sto portando avanti ora, Abel Legacy, titolo provvisorio), altre volte invece può capitare di voler descrivere delle emozioni, senza nemmeno giudicarle, proprio perché sono controverse ed è difficile collocarle anche all'interno di noi stessi (e questo, se mai lo finirò, sarà il clima di Baby Boomers).

  • Roberto Bonfanti Quindi, Mario, se non ho capito male, senza l'attuale possibilità di essere editori di se stessi (altro modo per definire i self publisher), tu non avresti mai pensato di scrivere, pubblicare, promozionare, fare comunella con altri visionari come te, discutere del sesso degli angeli, spaccare il capello in 4 ecc. Ma pensa quante beghe ti saresti risparmiato!  Sto scherzando, ovviamente. Ma la considerazione è seria: in altri tempi non saresti diventato scrittore, giusto?
  • Mario Pacchiarotti Roberto hai proprio ragione, senza il self publishing non avrei mai provato a scrivere, figuriamoci inviare un manoscritto a un editore. Sono una persona con una discreta dose di autostima e so che posso riuscire a ottenere risultati discreti in quasi ogni campo in cui mi impegno, ma sono anche molto realista.
  • Il self è stato per me come andare a mangiare a mensa: potevo provare piatti nuovi senza offendere mia madre sputandoli nel piatto. Con l'auto pubblicazione posso provare e sperimentare, vedere che effetto fanno le mie cose su chi le legge, senza però coinvolgere in questo tentativo troppe risorse esterne, e senza troppi filtri tra me e chi legge.

  • Nathan K. Raven Ciao, Mario. Parliamo un po' della struttura del tuo lavoro: tre racconti non omogenei, quasi tre visioni pur così distanti nel tempo. Eppure in qualche modo sanno conquistare una dimensione unitaria all'interno dell'opera. Quanto hai sperimentato in tal senso?
  • Mario Pacchiarotti Nathan confesso di averci pensato molto poco. Inizialmente volevo pubblicare solo i primi due, poi mi sono ritrovato a scrivere il terzo. Mentre iniziavo il quarto ho deciso fermarmi e pubblicare, cosa che mi ha richiesto un po' di lavoro, essendo tutto nuovo per me.
  • Una delle difficoltà è stata scegliere il genere in cui inserire i miei racconti. Io ho sempre pensato a quello che scrivo come fantascienza, o fantastico, se vuoi. Ma temo che molti lettori non sarebbero d'accordo.
  • Se dovessi inventare una categoria, metterei in evidenza il sogno: tutti nascono da eventi poco reali, quasi come accade nei sogni, dove siamo disponibili ad accettare qualsiasi invenzione della nostra mente come reale.

  • Wirton Arvel Ci sono autori che stimi particolarmente? Libri che vorresti aver scritto tu?
  • Mario Pacchiarotti Non mi basterebbe la giornata per elencarli.
  • Amo particolarmente Ursula Le Guin, libri come La mano sinistra delle tenebre e Quelli di Annares sono capolavori e mi piacerebbe molto essere in grado di focalizzare i contrasti umani come fa lei.
  • Poi ci sono decine di grandi autori di fantascienza che apprezzo, da Asimov a Vance e tanti altri. Amo Pratchett per la leggerezza con cui ha costruito i suoi mondi.
  • Degli italiani posso citare Calvino, Eco, Ammaniti.
  • Ma mi fermo perché i nomi sarebbero tanti. Dico solo che mi piacciono gli autori che non hanno paura di mettere in crisi il lettore ponendolo di fronte a interrogativi a cui dare risposta non è semplice.
  • Alla domanda quale libro ti piacerebbe aver scritto, rispondo così:
  • quando da bambino ho finito il mio primo libro, ho immediatamente capito che volevo leggere ancora e ancora.
  • Ecco, vorrei poter scrivere un libro che dia quella sensazione a qualcuno, che gli riempia il cuore del desiderio di leggere ancora.

  • Nathan K. Raven Nell'accostamento dei 3 racconti ho notato in effetti tracce del multi genere: per questo parlerei di sperimentazione, perché il genere non lo definirei fantastico o fantascientifico in senso stretto, ma qualcosa che riesce a comprendere elementi di entrambi pur andando verso una direzione eclettica.
  • Infatti nel terzo racconto compare addirittura il tema della fede. Considerate le differenze, in primis di lunghezza, è stato voluto l'inserimento di quest'ultimo racconto come predominante? Il tema della fede ti è caro a livello personale? Lo ritieni preponderante?
  • Mario Pacchiarotti Beh per cominciare per me tutto è sperimentazione, perché nonostante l'età sono agli inizi nella mia esperienza del comunicare attraverso il racconto. E confermo che non riesco a rimanere all'interno di un genere, anzi a volte faccio fatica a dare un'etichetta a quello che scrivo.
  • Il terzo racconto domina perché è quello scritto recentemente, quindi per forza di cose quello che mi è più vicino.
  • Il tema della fede mi interessa molto, io non sono credente, e sono attirato dal tema religioso, è uno dei motori che hanno fatto la storia dell'umanità. Tornerò di sicuro a inserirlo nelle mie storie in un modo o nell'altro. Magari non in maniera così centrale.
  • Sì, tutto il racconto nasce dalla voglia di analizzare il particolare meccanismo della fede nell'uomo. Se fai caso i personaggi che hanno fede, non riescono a credere al mistero, mentre quello che non ce l'ha, fatica di meno ad accettare quello che accade, perché non deve trovare per forza una ragione. La complessità della fede nell'uomo, quello mi interessava, non volevo dimostrare che è giusto credere o meno, ma più che altro che è un meccanismo complesso e molto difficile da inquadrare.

  • Nathan K. Raven Il primo racconto, Madre Terra, porta alla luce e ribalta un argomento attuale: la sovrappopolazione. Qual è il ruolo della ricerca genetica e dell'esplorazione di nuovi mondi da terraformare e popolare?
  • Mario Pacchiarotti Beh io dopo il liceo volevo fare ingegneria genetica, ma purtroppo esisteva solo a Pisa. Puoi quindi immaginare quanto mi interessi il tema. Credo che la genetica, e in particolare la manipolazione genetica dell'uomo, sia non solo importante per poter affrontare lo spazio, ma anche per la sopravvivenza stessa della nostra specie su questo pianeta. In molte popolazioni stiamo aggirando la selezione naturale. Questo è un fatto positivo, ma prima o poi qualcuno dovrà fare il lavoro che il filtro della selezione non svolge più.
  • Casualmente hai toccato un tema che è presente in uno dei racconti che sto scrivendo ora, e ti dico: non sempre modificare l'ambiente (terraforming) è la soluzione giusta per sopravvivere, in fondo l'evoluzione non è altro che l'adattamento dell'uomo all'ambiente, non il viceversa.

  • Concetta D'Orazio Mario, una domanda al volo: cosa faresti (o cosa saresti) se non esistesse il selfpublishing?
  • Mario Pacchiarotti Avrei tempo di leggere di più.

  • Wirton Arvel Mario grazie delle risposte, aspetto di poter leggere presto i tuoi nuovi lavori
  • Mario Pacchiarotti Grazie a tutti voi.