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domenica 18 gennaio 2015

Impressioni di lettura: La fragranza dell'assenza di Concetta D'Orazio

Parlare del libro di un'amica è sempre difficile. Non è facile capire quanto siamo influenzati dai sentimenti e quanto invece riusciamo a rimanere razionali. 

D'altra parte non parlarne affatto non sarebbe giusto. Senza contare che io non sono un critico letterario, ma un semplice lettore che vi racconta ciò che prova quando legge, condividendo con gli altri una passione.

Per chi ha letto altre cose di Concetta questo libro non sarà una sorpresa. Per me non lo è stato. Non mi ha stupito che la storia fosse centrata su una donna, così come non mi ha sorpreso scoprire i dolori, le paure, le sofferenze e le speranze di questa donna.

E poi? Amore naturalmente, e anche questa non è una cosa inaspettata. Amore, abbandono, ritorno e un lieto fine che lascia un po' sconcertati, che spinge a fare domande a cui forse dobbiamo darci da soli delle risposte.

Di diverso questa volta c'è un filo misterioso attraverso il quale Concetta ha infilzato come tanti fiori gli episodi di questa storia. Una storia in cui tante persone potrebbero almeno in parte ritrovarsi.

Una bella lettura, nel registro tipico di questa autrice, un po' melanconico, interiore, che affronta problemi tipici della natura umana e tuttavia mantiene sempre e comunque una vena ben viva di speranza e di senso positivo della vita. Il tutto a un prezzo tipicamente indie.

venerdì 24 ottobre 2014

Autori a confronto - Sulla stessa barca


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Quando mi sono affacciato al mondo degli autori indie la prima impressione ricevuta è stata tutt'altro che positiva. Facile imbattersi in articoli polemici, se non al vetriolo, spesso diretti contro altri autori colpevoli di questo o quello. Non era esattamente quello che mi aspettavo.

Ero più o meno ventenne quando ho iniziato a frequentare un circolo di scacchi. Non sono sicuro che tutti i circoli siano come quello in cui ho avuto la fortuna di entrare all'epoca. In un posto del genere ci sono persone di ogni età, tutte accomunate dalla passione per il gioco, ognuna con un livello diverso di abilità. Tra i giocatori di quel circolo però, pure essendo presente una certa competitività, non si percepiva invidia o acredine. Al contrario ci si aiutava a crescere e poteva capitare che un ragazzo inizialmente scarso piano piano finisse per battere tutti. Era una gioia in quel caso, non un dramma.

Ecco io mi aspettavo di trovare un ambiente del genere, dove gli autori, ognuno con le sue abilità e a vari livelli di successo, si aiutassero tra loro a migliorare, condividendo quella passione che li univa. 

Come dicevo, il primo impatto è stato piuttosto feroce, quasi spaventoso per uno come me che è pienamente consapevole di avere limiti significativi.

Poi per fortuna ho cominciato a trovare delle isole (quasi) felici. Luoghi virtuali dove non mancano le occasionali discussioni, anche accese, ma al tempo stesso si percepisce un clima positivo dove la maggior parte dei partecipanti è ben disposto nei confronti degli altri appassionati. In una di queste isole ho conosciuto Concetta, Ant(onella) e Roberto, insieme a tanti altri autori più o meno esperti. Ed è stato come tornare in quel circolo: ci si aiuta, si parla della nostra passione, ci si legge a vicenda, si danno suggerimenti e si fanno critiche, tutto sempre con estrema tranquillità.

Con alcuni ho intrapreso lunghi scambi in chat privata, con altri si sta creando una sincera amicizia, con altri ancora ho avuto modo di scambiare opinioni e idee.

Con i tre che ho citato è iniziato invece un piccolo esperimento, nuovo almeno per noi, ma che di certo ha una certa tradizione: scrivere qualcosa a più mani. Potete vedere il risultato qui sul blog o su Facebook dove pubblichiamo sui diari di ognuno questi brani man mano che si compongono. 

Ma non è del risultato che volevo parlare. Mi interessa invece raccontare la strada che facciamo insieme. 

Prima di tutto gli strumenti. Usiamo la chat comune di Facebook per parlare tra noi, poi abbiamo un documento Google Drive condiviso dove tutti e quattro inseriamo un po' alla volta la nostra parte di storia. Infine quando cominciamo a essere soddisfatti di quello che abbiamo scritto, trasponiamo il testo su un diario di Facebook. Tutto online, tutto interattivo, tutto molto diretto, quasi fossimo nella stessa stanza. Sperimentare questi strumenti di collaborazione, i metodi per intraprendere questa attività creativa, già di per se giustifica lo sforzo di farlo.

Guardiamo poi ai tempi. Ognuno di noi quattro ha una vita privata, cose da fare, magari un lavoro che sia dipendente o casalingo. I nostri orari chiaramente non coincidono, i nostri ritmi sono diversi, i nostri caratteri grazie al cielo non sono identici. Gli strumenti che stiamo usando in qualche modo mitigano fortemente tutto questo. Ci prendiamo il tempo che serve, senza stress, senza forzature, senza obiettivi temporali definiti, pur mantenendo un impegno reciproco. Non abbiamo avuto bisogno di stabilire regole, le abbiamo trovate vivendo questa esperienza, sono rimaste inespresse eppure in qualche modo ci sono.

Alla base c'è un grande rispetto reciproco, un amore per quello che facciamo, una pazienza che forse deriva dall'esperienza di scrivere, un'attività che si prende da sola i suoi tempi e ce li impone.

Il risultato è un lavorio continuo, spesso rubacchiato tra un'attività e l'altra, molto spesso cadenzato da lunghe attese per consentire a tutti e quattro di partecipare nonostante la vita ci imponga altri casini. Non so se il risultato valga qualcosa, per me di certo vale molto il percorso, l'esperienza comune, l'amicizia che si sta formando tra noi, e se pure quello che produciamo lo buttassimo alla fine, e non lo faremo, sarebbe stata comunque una gran bella avventura.

giovedì 2 ottobre 2014

FUORI DAL LIBRO Capitolo II – Le storie

Questo articolo esce contemporaneamente su quattro blog:








FUORI DAL LIBRO

Capitolo II - Le storie

(Martin) Chiamatemi Martin, Martin Juppiter. Non è il mio vero nome, ma tanto, qui, di vero cosa c'è?

(Iolanda) Martin Juppiter, temo non ci sia nulla di vero qui, hai ragione, noi siamo menzogne calate in questo parco immaginario.
Tu da dove vieni? Come era la tua vita prima di arrivare qui?

(Martin) La mia vita era normale. Cioè non proprio. Stavo bene, la gente comprava i miei libri, c’era Juliette… Accidenti, ma perché sto usando il passato? Questa specie di incubo mi sta facendo impazzire. La mia vita c’è ancora, basta che mi svegli, basta che questa cosa finisca. Lo sentite anche voi, no? Che è solo una sorta di sogno.

(Iolanda) Martin Juppiter, non credo che questo sia un sogno. Ci troviamo in una realtà diversa, certo, ma è pur sempre una realtà. Non ti angosciare, fatti coraggio.

(Antonio) Neanche io penso che sia solo un sogno, anche se tutto è molto strano. Per dire, voi per caso avete appetito?

(Martin) Come potete pensare a una cosa del genere adesso?

(Antonio) Be’, io comincio a sentire un filino di fame. E questo non sembra deporre a favore dell’ipotesi del sogno. Succede solo a me?

(Iolanda) Ora che mi avete liberato dalle catene che mi opprimevano, sento di essere tornata di nuovo alla vita. Antonio, anch'io ho fame, ma cosa potremmo mangiare qui?

(Martin, allargando le braccia) Non vi capisco. siamo in un sogno, o, peggio, in un incubo, se non addirittura in una realtà diversa dalla nostra e voi avete fame? A me si è chiuso lo stomaco.

(Iolanda) Martin, non conosco la tua realtà, così come non capisco quella di ognuno di voi. Il vostro abbigliamento è strano, anche il modo di esprimervi. Il vostro linguaggio è diverso dal mio. Eppure lo comprendo. Cosa ci sta succedendo? E tu, Martin, vuoi provare a spiegarmi a quale realtà appartieni? Cosa fai nella vita? Anche a te piace andare nel bosco a raccogliere bacche per ricavarne tisane? Oppure fai un altro mestiere?

(Martin) Senta signorina, cioè, senti Iolanda, cosa intendi con questi discorsi? Mi sembra che se qui c’è qualcuno di strano quella sei tu, e non tanto per i vestiti.

(Iolanda) Non lo so cosa vuoi dirmi, Martin, mi sento così confusa. Tra voi sono io la persona diversa ma non riesco a rendermi conto di niente. A te non piace andare in giro per i campi a raccogliere le erbe? Fai qualche altro lavoro? Modelli il legno?

(Martin) A raccogliere le erbe? Quando ero bambino mi ha portato mio nonno, una volta. Ma sono caduto in mezzo all’ortica e non ci sono andato più. (Sbuffa) E certo che faccio un altro lavoro. Scrivo. Libri. Perché mi guardi così? (Si volta verso il prof e Antonio a cercare comprensione, poi torna a guardare Iolanda). Libri: sai cosa sono, no?

(Professore) Aspetta Martin, la signorina Iolanda è turbata, credo che i nostri discorsi le siano poco chiari.

(Voce narrante) La giovane rimane immobile. Lo sguardo perso, come se fosse alla ricerca di qualcosa di indefinito.

(Martin, rivolgendosi al prof e accennando con il capo a Iolanda) Non si sarà mica… insomma non sarà sotto l’effetto di qualche roba?

(Antonio) A me pare solo molto confusa. D’altra parte, se questo non è un sogno, o un’allucinazione, se voi siete reali, allora qualcosa di molto strano ci è accaduto. Io sono molto razionale, devo trovare sempre una ragione e un motivo per tutto, vogliamo provare a capire insieme? 
Per cominciare potremmo confrontare le nostre esperienze, da dove veniamo, come è il mondo che conosciamo, così tanto per capire se condividiamo almeno le stesse esperienze generali…

(Professore) Hai ragione, Antonio. Vuoi cominciare tu, Martin?

(Martin) Vengo dalla città di ***, dove sono nato e ho sempre vissuto. Ero nel mio studio, ve l’ho detto, e all’improvviso è sparito tutto, mi sono trovato in un parco, ma non il solito parco con a fianco la solita strada: intorno a me non c’erano che erba e alberi. Mi sono inoltrato lì, del resto ERO lì, che altro potevo fare? Subito dopo ho incontrato il professore e insieme siamo arrivati qui. Per quanto riguarda le mie esperienze ecco: dopo la laurea ho iniziato a pubblicare dei racconti e anche dei romanzi, ma intanto lavoravo, prima come postino e poi come responsabile del reparto romanzi di avventura della libreria Oltrebook; quando un mio libro ha avuto un discreto successo e mi ha fatto guadagnare abbastanza da lasciare l’impiego ho iniziato a dedicarmi solo alla scrittura. Tutto qui. Non c’è mai stato niente di strano nella mia vita, fino ad oggi.

(Professore) Quindi anche tu sei uno scrittore… E cosa scrivi, Martin?

(Martin) Romanzi di avventure, mistery. A volte sono in mostra nelle vetrine delle librerie. Almeno lo erano fino a qualche tempo fa.

(Professore) Romanzi, capisco… Una volta che questa storia sarà finita, avrai un buono spunto per un nuovo libro.

(Voce narrante) La giovane Iolanda è rimasta in silenzio, gli occhi fermi sul viso dei suoi compagni che continuano a parlare. Li ascolta, ma quei discorsi sono incomprensibili per lei. Quella realtà le è ancora più ostile di quanto non lo sia per gli altri tre.

(Iolanda) Perché parlate così? Che significato hanno le vostre parole? Mistery, romanzi, postino? Questo mio sogno mi sta diventando intollerante davvero. 
Perché io sto sognando, non ci sono dubbi.

(Martin, sospirando) Abbiamo stabilito che non è un sogno. (Borbotta fra sé) Forse. O forse no.

(Antonio) Raccontaci di te Iolanda, da dove vieni, cosa fai nella vita, quanti anni hai, forse capiremo il motivo per cui ti sembriamo tanto strani.

(Iolanda) Cosa potrei dirvi di me? Sono una ragazza semplice, mi piace correre nei campi, attraversare i boschi. Lì trovo sempre le mie erbe, quelle che la vecchia mi ha insegnato a separare dalle altre, per preparare i medicamenti. La mia vita era felice. Poi, all'improvviso, sono venuti da me. Non li conoscevo. Mi hanno legata e portata lontano. Mi hanno spinto dentro. Non riesco a ricordare tutto ciò che ho subìto a causa di quelli di cui neppure io conosco il nome. So soltanto che sono stati crudeli con me. I miei capelli... Vedete? Me li hanno tagliati.

(Voce narrante) La giovane si piega sulle ginocchia, inizia a singhiozzare. Con le mani si strofina la testa, come se volesse ritrovare i capelli lunghi di un tempo.

(Professore) Povera ragazza… Visto? Che vi dicevo? Mi sembra evidente che la nostra Iolanda non appartenga al nostro tempo. Ci troviamo in questa strana situazione, noi tre fuori dal nostro contesto, lei addirittura fuori dal suo tempo. Per quanto bizzarro ci possa sembrare, lo dobbiamo accettare, prima lo faremo e prima saremo in grado di capire come uscire da qui, o almeno come comportarci. Forza, Iolanda, calmati adesso, nessuno di noi ti farà del male, e i tuoi capelli ricresceranno. Anzi (parlando fra se), forse c’è un modo per capire da dove, o meglio, da “quando” vieni. (Rivolto a Iolanda) Ti ricordi chi è il pontefice? Sai il nome del Papa che vive a Roma?

(Iolanda) Brunilde mi parlò del pontefice, Bonifazio VIII. La vecchia parlava poco, mi dava solo notizie vere ed importanti. Mi disse del papa, lo ricordo bene.

(Professore) Bonifazio, o Bonifacio VIII… Se non ricordo male è stato uno dei Papi più influenti del medioevo, del 1200 o 1300, credo… quindi, come sospettavo, la nostra signorina Iolanda è un po’ più lontana da casa di tutti noi. Ora capisco meglio anche le sue allusioni alle erbe curative e agli uomini che le volevano fare del male. (rivolgendosi sottovoce agli altri) Mi sa che la ragazza è stata sospettata di stregoneria…

(Martin) Medioevo! La situazione è davvero preoccupante, ancora più di quello che sembrava. Si sono confusi anche i tempi, oltre che i luoghi...

(Iolanda) Io non lo so chi siete, vi prego lasciatemi capire. (sospira e piange)
(Professore) Su, su, Iolanda, non abbatterti! Non ti preoccupare, ci capiamo poco noi in questa situazione, figurati tu. Antonio, tu che ci racconti di te? Mi sembri un uomo dei nostri tempi, vero?

(Antonio) Be’, guardando come siamo vestiti direi di sì, anche se la presenza di Iolanda che sembra provenire da tutt'altra epoca ci potrebbe far supporre che anche noi, per quanto più vicini, potremmo non essere del tutto contemporanei. Basterebbe però che ognuno di noi dicesse che giorno ritenga sia quello di oggi per poterci confrontare con precisione. Tuttavia c’è un piccolo problema, per quanto mi sforzi, io non riesco assolutamente a ricordarlo.

(Iolanda) Io non so dirlo, mi dispiace, ma che importanza ha? L’epoca in cui siamo finiti è senza tempo, senza risposta, né significato. Prima ero confusa ma ora sto cercando di riprendere le forze e la lucidità. Tutto sommato, io adesso sto meglio, sono finalmente libera dalle catene e non vedo più quelle fiamme che fino a poco tempo fa sembravano così vicine. Voi avete idea di cosa possa significare sentire l’aria intorno che si fa via via più calda? L’atmosfera che diventa asfissiante?


(Antonio) Forse Iolanda ha ragione quando dice che questo è un luogo senza tempo, tuttavia io non penso che quanto ci accade sia senza significato. Ho la sensazione di essere qui per un motivo, eppure più mi sforzo di svelare questo mistero, più sembro allontanarmi dalla soluzione…

(Professore) Magari sarebbe meglio accettare questa situazione senza farsi troppe domande sulla natura di questo posto, almeno per il momento. Se c’è un motivo importante per il quale noi, e proprio noi, ci siamo ritrovati qui, forse dipende dalla nostra natura… Iolanda è una ragazza di un altro tempo, esperta di erbe e di pozioni curative, Martin è uno scrittore, come me in fondo. Sono anch’io un letterato, ho pubblicato saggi e romanzi e tengo conferenze sulla scrittura e sull’arte. Che cosa ci accomuna? Tu, Antonio, sei un falegname, giusto? C’è qualcos’altro che ci vuoi raccontare di te? Tanto per capire i legami che ci uniscono...

(Antonio) Oh be’ proprio un falegname forse è troppo, lo faccio per divertimento, non come un vero lavoro, da quando sono andato in pensione. Mi piace lavorare il legno, è una materia viva, quasi ti parla, non puoi semplicemente piegarla alla tua volontà, devi studiarlo, capirlo e solo dopo puoi cominciare a tagliare, piallare, dipingere. Forse hai ragione credo di essere diventato un falegname…

(Iolanda) Antonio, come sei arrivato qui? Mi sembra di conoscerti ma non riesco a ricordare dove e quando ti ho incontrato. Forse, in realtà, non ci siamo mai visti ma ci sentiamo vicini per altri motivi? Che strano destino il nostro.

(Antonio) Per me è tutto confuso. Anche io sono certo di averti già incontrato, appena ti ho visto mi è venuto alla mente un ricordo di noi due persi in questa nebbia. E infatti l’ho detto, è la seconda volta che ti incontro, e conoscevo anche il nome. Ma ora in questo parco la nebbia si è almeno un po’ diradata, mentre quella nella mia mente sembra infittirsi. Anche i ricordi, anche i ricordi si intrecciano. Sono un falegname, lo so, ricordo gli strumenti e il profumo del legno, ma altri ricordi confusi vengono a galla, che non so neanche se siano i miei.

(Iolanda) In questo momento non credo abbia importanza riuscire a capire dove ci siamo già conosciuti, Antonio. Ora abbiamo bisogno tutti di trovare il modo di uscire da qui. Non lo pensate anche voi, Martin e Professore?

(Martin) Uscire di qui? Certo, la sola cosa che conta è tornare. Tornare… perché mi suona strano usare questa parola? Forse perché io non sono andato da nessuna parte. Mi sono trovato qui e non so cos’è questo qui e perciò che significato assume la parola “tornare” in questo contesto?

(Professore) Ma rimpiangete tutti così tanto la vita, la situazione in cui vi trovavate? Iolanda, per esempio, non credo, mi sa che sia più tranquilla e sicura qui, o sbaglio? E tu, Martin, a quali impegni inderogabili sei costretto a rinunciare rimanendo qui? Io penso che dovremmo vivere questo evento come un’esperienza nuova e insolita, forse un’occasione per vivere un’avventura inaspettata e, tutto sommato, non proprio sgradevole. Intanto ci siamo incontrati, e questo mi sembra già una cosa positiva. Conoscere persone nuove ed estranee al nostro solito ambito io lo considero importante.

(Iolanda) Io sono tranquilla adesso. Mi sento fra persone che non vogliono farmi del male, che non mi accusano, non mi legano e non accendono fuochi intorno a me.

(Antonio) Professore non avevo pensato alla cosa da questo punto di vista. Abbiamo la possibilità di vivere una situazione eccezionale in un mondo di cui non sappiamo nulla. E se invece di preoccuparci di tornare lo esplorassimo? Magari troviamo anche qualcosa da mettere sotto i denti...

(Professore) Hai ragione, Antonio, siamo stati qui fermi anche troppo a lungo. Ci sono molti sentieri in questo parco, scegliamone uno e incamminiamoci, ovunque ci porterà sarà sempre meglio che rimanere ad aspettare chissà che cosa. E, devo confessare, che anch'io inizio a sentire un certo languorino...

(Martin, rassegnato ma nello stesso tempo determinato, più di quanto non lo sia stato fino a quel momento) D’accordo. Anche perché mi sto convincendo che “tornare” sia impossibile: non è per nostra volontà che ci troviamo qui e non sarà per nostra volontà che potremo andarcene. Perciò anch’io credo con non ci resti altro da fare che cercare di conoscere meglio questo luogo.



(continua nel capitolo III)

lunedì 22 settembre 2014

FUORI DAL LIBRO Capitolo I – Personaggi smarriti

Questo articolo esce contemporaneamente su quattro blog:




FUORI DAL LIBRO 

Capitolo I – Personaggi smarriti


Un parco, forse un giardino, avvolto nella nebbia, figure che vagano incerte...

(Iolanda) Le vedo. Le ombre si allungano davanti a me. Ne scorgo una: pare uscire dalla nebbia. Adesso che fa? Si incammina verso il parco? 
Riconosco quella figura. Sì, è Antonio. Provo a chiamarlo. La mia voce non riesce ad allungarsi fino a lui. Se ne sta su quella panchina. Un'anima sperduta e frastornata. Lo raggiungo. Mi muovo a fatica con queste catene alle caviglie: non mi permettono di camminare in fretta.

(Antonio) Di nuovo. Un attimo fa leggevo sulla panca, e ora sono qui, in questo parco perso nella nebbia, seduto su una panchina. Non è la prima volta che mi accade, ma è un sogno, un'allucinazione, pazzia, o devo credere nell'irreale e pensare che questo mi stia accadendo davvero?

(Iolanda) Antonio, ti ho visto da lontano. Cosa ci fai tutto solo in questo parco?

(Antonio) Iolanda! Anche tu di nuovo qui, sembra che i nostri destini siano collegati, almeno in questo sogno. Mi chiedevo se tutto ciò stia davvero accadendo, non saprei cosa credere, e mi sento perso in una situazione così irreale, che non posso spiegare razionalmente.

(Iolanda) Antonio, caro amico, ho le tue stesse sensazioni. Nemmeno io so spiegarmi cosa ci stia accadendo.

(Antonio) Forse in un sogno, o forse questo luogo è solo l’invenzione di qualche divinità sfaccendata... Ma se fosse così, perché proprio noi tra miliardi di persone?

(Voce narrante) Sul sentiero emergono dalla nebbia due figure...

(Iolanda) Non so, Antonio, ma pare che non siamo soli. Li vedi quei due? Stanno percorrendo la stradina, si dirigono verso di noi. Non li distinguo bene.

(Professore) Salve, buonasera, signore, signorina… Permettete che mi presenti, sono il Professor Knowall, Leonard Knowall. Stavo andando in biblioteca quando, prendendo questa scorciatoia che attraversa il giardino pubblico, mi sono perso, buffo, eh! Poi ho trovato questo giovanotto, sembra che anche lui abbia smarrito la strada, sapete per caso dov’è l’uscita?

(Iolanda) Mi dispiace, non sappiamo dove sia l'uscita. Anche noi ci troviamo qui per caso. Non capisco le tue parole.

(Professore) Vabbe’, non ha importanza… Piuttosto, cosa sono quelle catene che le imprigionano le caviglie e i polsi?

(Iolanda) Le mie catene, mi fanno male, mi stringono. Riesco a malapena a camminare, tenendo i piedi l’uno vicino all'altro. Me le hanno messe, non so perché. Dicono che ho peccato ma io non so cosa sia un peccato né credo di averne mai commesso. 

(Professore) Non credo che tu sia qui per qualche peccato che avresti commesso! Davvero non sai cos’è una biblioteca? Ma… allora è chiaro solo a me? Forse è meglio che non dica altro, per il momento… Intanto cerchiamo di capire cosa ci facciamo qui.

(Martin) Temo che sia chiaro solo a lei, professore. Per me non lo è per niente. Adesso vorrei tornare a casa ma non ho idea della direzione da prendere. Mi scusi signora, e anche lei: non dico per voi, è solo che sono stanco. A proposito, il mio nome è Martin Iuppiter. Forse lo avete sentito, sono uno scrittore.

(Antonio) Salve Professore, salve Martin, io sono Antonio Scossa, faccio il falegname, o forse dovrei dire che sono pensionato e lavoro il legno per passare il tempo. Questa è la seconda volta che incontro Iolanda in questo posto dove ci ritroviamo trasportati senza preavviso, così come d’improvviso siamo ritornati nel nostro mondo. Per voi è la prima volta?

(Iolanda) Martin, anche tu in questo parco. Come ci sei arrivato?

(Martin) Non so, all’improvviso ero sotto un grande tiglio, e il professore era accanto a me. Non ricordo cosa stavo facendo prima, ma ero di certo nel mio studio. E adesso devo andarmene, il lavoro mi aspetta. Nessuno di voi sa come possiamo uscire di qua?

(Iolanda) Che strane vesti avete addosso!

(Professore) Se i nostri abiti le sembrano così strani che dovremmo dire noi dei suoi? Signorina, lei è un’attrice, per caso?

(Iolanda) Attrice? Che significato ha questa parola?

(Martin) Non mi sembra il momento di scherzare, signorina. Teatro o cinema?

(Iolanda) Teatro? Cinema? Non capisco.

(Professore) Martin, mio giovane collega - Sì, anch’io sono uno scrittore - penso che la signorina Iolanda sia più confusa di noi in questa situazione. In confidenza, comincio a sospettare che venga veramente da molto lontano… Ma dov’è Antonio? Era qui fino a poco fa.

(Martin) Da lontano? Ma se non sappiamo neppure dove siamo…

(Professore) Intendevo lontano dalla nostra società, dall’epoca alla quale, è evidente, noi altri tre apparteniamo.

(Martin) Un viaggio nel tempo? Anche lei ha voglia di scherzare? Ma le sembra possibile?

(Iolanda) Le caviglie mi fanno male. Queste catene stringono. Aiutatemi, vi prego.

(Antonio) Eccomi Iolanda, cercavo una pietra adatta per provare a spezzare la catena, ma poi mi è venuto in mente che ho in tasca un attrezzo forse adatto, se l’acciaio delle catene non è troppo resistente.

(Voce Narrante) Antonio estrae una piccola tronchese e si china sulle catene cominciando a lavorarci.

(Antonio) Incredibile, sono di ferro dolce, neppure troppo irrobustito, riesco a tagliarlo facilmente. Non avevo mai visto catene così malleabili. Ecco fatto, ora togliamo anche quelle ai polsi.

(Voce narrante) Iolanda è finalmente libera. Si massaggia i polsi, poi scende fino alle caviglie. I tre compagni di sventura sono fermi davanti a lei, ad osservarla.

(Iolanda) Perché mi guardate?

(Martin) Un momento… sono catene vere, pesano! E allora questi segni sul viso e sulle braccia… è sangue? Come si sente, signorina? Forse dovremmo cercare un ospedale.

(Professore) Credo che le sue ferite siano più profonde, meno visibili di quelle esterne… Iolanda, cosa ricorda di quello che le è successo prima di arrivare qui?

(Iolanda) Sono venuti a prendermi. Io non capivo. Mi hanno portato via. Via da casa, via dalla famiglia. Hanno legato le mie mani e i miei piedi.

(Professore) Chi le ha fatto questo? Chi erano questi uomini?

(Iolanda) Non lo so. Avrei voluto soltanto godere dell’esistenza e dei colori delle mie emozioni, come fanno tutte le persone. Loro sono venuti, mi hanno preso, con forza, con cattiveria.

(Martin) Come ha fatto allora a fuggire da questi uomini e a venire qui, nonostante quelle catene?

(Professore) Credo che le sia successo quello che è capitato a tutti noi, si è trovata in questo luogo, non ha scelto di lasciare il suo mondo. Del resto anche lei, Martin, non è venuto qui di sua spontanea volontà, vero?

(Martin) Venuto? No, certo. Ero nel mio studio, ho aperto la porta e davanti a me c’era questo parco. Ho fatto un passo indietro, ma lo studio era scomparso e dopo un momento ho visto lei, professore. Come in un incubo… Incubo, certo. Stiamo solo facendo un brutto sogno! Anzi: sto facendo un brutto sogno.

(Antonio) Solo quando ti svegli puoi dire di aver sognato.

(Iolanda) Io non ho fatto scelte, sto soltanto subendo le conseguenze di un destino che ora mi è sconosciuto. Anche voi siete nell'incertezza, proprio come me.

(Antonio) Ma di questi tempi nessuno incatena più le persone, come è possibile una cosa del genere?

(Professore) Sì, Antonio, ha ragione, in questa nostra epoca le catene non sono più fatte di metallo, sono intangibili, ma non per questo meno forti, anzi… Come avevo già accennato prima, penso che la nostra giovane amica non sia esattamente una nostra contemporanea. Lo so che avrete difficoltà ad accettarlo, ma sono ormai convinto che Iolanda appartenga a un’epoca meno civilizzata della nostra, un’epoca in cui le catene erano più materiali e meno simboliche e, come abbiamo visto, facilmente rimovibili.

(Martin) Insomma, lei è davvero convinto che la signorina abbia viaggiato nel tempo? Non riesco a crederci.

(Professore) Caro Martin, converrà con me che non ci troviamo in una situazione ordinaria. Le risulta così difficile accettare che, come noi abbiamo viaggiato nello spazio, perché è ormai chiaro che non siamo nel giardino pubblico della nostra abitale città, Iolanda potrebbe aver compiuto un viaggio di altro tipo? A giudicare dalle sue vesti e dalle catene che la imprigionavano credo che la signorina provenga da uno dei periodi più oscuri della nostra storia. Ma proviamo a scoprirlo chiedendole direttamente alcuni dettagli che potrebbero risolvere i nostri dubbi.

(Antonio) Iolanda, cara, dammi la mano, vieni a sederti. Non vedete che è sconvolta, lasciamola riprendere, non torturiamola con i nostri ragionamenti, è evidente che fa fatica anche a capire di cosa stiamo parlando.

(Iolanda) Vi rendo grazie, signori. Dove mi trovo adesso? Cosa mi è accaduto prima di arrivare qui? Ricordo solo paura e dolore.

(Voce Narrante) Martin appare insofferente e nervoso, si allontana dagli altri poi torna ad avvicinarsi di nuovo.

(Martin) Perché non cerchiamo di tornare a casa? Non dovremo restare qui per sempre, no?

(Professore) Martin, lei sembra molto impaziente di tornare a casa, qualunque significato vogliamo dare alla parola “casa” nella nostra condizione… Ha per caso delle questioni impellenti che deve affrontare?

(Martin) Lavorare. Devo lavorare. Uno come me non può permettersi di perdere tempo.

(Iolanda) Non c’è una via di uscita. Lo sento.

(Martin) Ci deve essere, invece. Siamo arrivati qui, no? E allora potremo anche tornare dove eravamo… a meno che…

(Professore) Non vorrei essere pessimista, ma come è evidente che non siamo qui per nostra volontà, credo che dovremo rimanere in questo luogo per tutto il tempo che sarà necessario. Non chiedetemi se c’è un disegno superiore in tutto questo, io sono agnostico e materialista, ma so adattarmi alle situazioni che non posso controllare.

(Martin) Insomma, professore. Secondo lei non è un incubo, però dobbiamo rimanere qui. Crede forse che siamo… morti?

(Antonio) Non credo proprio, se fossimo morti non potremmo stare qui a parlare tra noi. Però anche senza uscita, da questo posto si può andare e venire, io e Iolanda lo abbiamo già fatto, solo non saprei dire come, è semplicemente accaduto.

(Professore) ...come dicevo prima, non possiamo andare e venire da qui a nostro piacimento, dobbiamo semplicemente aspettare che succeda. Visto che probabilmente dovremo passare del tempo qui, che ne dite di conoscerci meglio? Magari ci aiuterà a capire il motivo perché ci troviamo qui e se ci sono delle affinità che ci uniscono.

(Iolanda) Mi appoggio su questa pietra. Riposo un po’. Voi iniziate pure a raccontare le vostre storie.


(continua nel capitolo II)

lunedì 1 settembre 2014

Autori a confronto: Ancora un altro decalogo (allargato) degli scrittori indipendenti

Cosa? E voi vorreste che noi scrivessimo un elenco di regole, di consigli, di programmi per gli scrittori che si auto-pubblicano? Una sorta di manifesto, insomma?

Ma vi rendete conto della difficoltà? Noi siamo semplicemente quattro autori self, come si dice, agli esordi. Che poi il limite spazio-temporale entro cui si collocano questi esordi è tutto ancora da definire. 

Va bene, dai, ma noi quattro siamo anime semplici, professionalmente parlando, dedite al Self-Publishing con zelo e con costanza. 

Altro che hobby: per un autore self l’auto-pubblicazione è una missione!

La buona volontà c’è ma quella non basta. Abbiamo esperienza, certo, l’affiniamo, la coltiviamo, la perfezioniamo. 

Ma davvero vorreste da noi consigli?

Beh, come si dice: se davvero insistete, possiamo anche provarci.

Che poi, a dirla tutta, noi, proprio per questo senso che ci caratterizza, di dedizione al compito di eccellenza che il destino ci ha riservato, il Self-Publishing appunto, qualche regoletta l’avevamo già appuntata. 

Non per essere immodesti, s’intende, ma avevamo immaginato che prima o poi un mezzo regolamentino sarebbe stato necessario. E dunque lo tenevamo riposto nello scantinato, da utilizzare all’occorrenza.

Inizialmente avevamo pensato ad un decalogo ma poi i suggerimenti hanno sforato il tetto massimo di dieci e così ci siamo allargati anche noi.

Queste sono le raccomandazioni che ci facciamo quotidianamente. Se vi va, potete farne buon uso anche voi.


1. Parlare male di altri scrittori non peggiora la loro reputazione, bensì la vostra.

2. Scrivere recensioni di libri che avete letto è importante, fa capire come vi esprimete e mostra che siete interessati al lavoro degli altri.

3. Leggere libri di altri e parlarne è la cosa più importante che possiate fare per aiutare la scena degli scrittori indipendenti. 

4. Sembrare uno scrittore professionista non è poi così importante; fondamentale è scrivere come un professionista.

5. Curare la forma è il minimo che potete fare: evitate di pubblicare libri pieni di refusi ed errori.

6. Essere rispettosi e gentili vi porterà più lontano piuttosto che adottare atteggiamenti presuntuosi  e arroganti.

7. Spesso le persone influenti (editori, blogger, giornalisti, ecc.) sono amiche tra di loro: conquista la stima di uno di loro e sarai stimato da tutti. Procurati l’inimicizia di uno e tutti ti inseriranno nella lista nera. 

8. La promozione attraverso vari media è importante. Regala qualche copia del tuo libro, anche in formato digitale. 

9. Facebook, Twitter, Instagram, Pinterest, Goodreads non sono l’unico mezzo, o il più adatto, per farti conoscere. Se tutto il tuo piano promozionale è sui social, sei condannato all’anonimato. 

10. Cerca di aiutare i tuoi colleghi, spesso questo aiuto torna indietro.

11. Continua a scrivere e a pubblicare.

12. “Frequenta” la vita vera e traine ispirazione.



mercoledì 13 agosto 2014

Impressioni di lettura: "Sette giri di donna" di Concetta D'Orazio

Concedetemi di iniziare giocando: oggi parlo di una donna che scrive la storia di una donna che scrive storie di donne. Sembra uno scioglilingua eppure è esattamente di questo che si tratta.

La protagonista infatti si trova alle prese con i problemi e le attività della sua vita quotidiana, le quali includono la scrittura di un romanzo. È lei, Ines, la prima donna che incontriamo nella lettura e la troviamo mentre si accinge a scrivere, e nel racconto di lei, nelle pagine del suo romanzo, incontriamo le altre.

Atte e Iulia, donne dell'antica Roma, accomunate dalla complicità femminile che solo gli amori contrastati e clandestini possono creare, così come da un destino tanto crudele quanto comune in quell'epoca. 

Poi Iolanda, donna semplice, padrona di arti antiche quanto bonarie come la raccolta delle erbe e il loro uso curativo. Eppure additata come serva del demonio per l'ignoranza e la paura dei suoi contemporanei, così come lo era stata la sua maestra Brunilde.  Una storia che mostra quanto l'uomo nel corso della storia abbia temuto il potere delle donne, come abbia sempre sfruttato ogni scusa e occasione per schiacciarle e mantenerle al "loro posto".

Infine Adele, Dora e Isabella, che con la loro storia ci insegnano come le persone, dietro l'aspetto esteriore e le apparenze, possano nascondere profondità sconosciute e tormenti inimmaginabili seppure, purtroppo, molto, troppo comuni.

Il tutto narrato con delicatezza e una vena di ottimismo, un pensiero positivo che domina il racconto, seppure nella sua drammaticità.

Sette donne che sono convinto riflettano piccoli frammenti di quella splendida persona che credo sia l'autrice.

giovedì 31 luglio 2014

Il nostro esperimento di scrittura a più mani

Questo articolo esce contemporaneamente su quattro blog: Queste pagineAnt SaccoChiacchiere e distintivo e Pagine sporche.

Siamo quattro autori indie di ebook e abbiamo pensato di intraprendere un esperimento: dare voce ad alcuni dei nostri personaggi e farli incontrare in un territorio immaginario, più immaginario di quello per cui sono nati, ovvero le nostre storie.

Abbiamo fatto incontrare i nostri personaggi in un parco virtuale, senza averli avvisati prima.
Una bella sorpresa, ma ci sembra che stiano reagendo bene, almeno alcuni…

Si sono trovati lì, ora hanno bisogno di comprendere in quale strana situazione siano capitati.

I personaggi naturalmente li abbiamo scelti fra quelli dei nostri ebook:
Iolanda è la donna vissuta in epoca medievale di "Sette giri di donna",  di Concetta D’Orazio;
Martin è lo scrittore protagonista di "Il prossimo best seller: quasi un giallo", di Antonella Sacco;
Il Professore viene dal saggio sui generis "La conferenza mediatica del Professor Leonard Knowall", di Roberto Bonfanti;
Antonio è il personaggio principale del “Papa Nuovo” uno dei racconti contenuti in "Madre Terra", di Mario Pacchiarotti.

La povera Iolanda è la più confusa, arriva da un’epoca molto lontana, ed è quella che pare avere più problemi di tutti, in senso pratico: oltre a non comprendere bene le espressioni dei suoi compagni, è costretta a sopportare un peso fisico reale: ha le caviglie e i polsi stretti da pesanti catene che, pur permettendole di muoversi, la costringono a compiere passi lenti e faticosi.

Gli altri personaggi notano la diversità e lo stato di prostrazione di questa ragazza. Vorrebbero fare qualcosa per lei. Antonio ha con sé una tronchese e riesce a liberarla da quel gravame. La giovane, tuttavia, si sente ancora oppressa: ha l’anima incatenata. Qualcuno, in un’esistenza precedente, o comunque diversa, l’ha accusata di aver commesso gravi peccati. Iolanda, per quanti sforzi faccia, non riesce a comprendere quali possano essere le colpe di cui si è macchiata.

Martin, che in quanto scrittore dovrebbe e potrebbe essere il più adattabile di tutti perché ricco di fantasia e immaginazione sembra invece essere il più impaziente di tornare alla sua quotidianità. In realtà si capisce che  ha paura, anche se nemmeno lui sa bene di cosa. Del resto quasi sempre il sentimento della paura è legato a ciò che non si conosce, che non si sa. Affrontare un pericolo noto è relativamente semplice, in confronto a fronteggiare qualcosa che non si comprende.

Il professor Leonard Knowall è una sorta di maître à penser, un auto-proclamato guru e scrittore, un po’ narcisista e logorroico, dalla battuta pronta e, forse, quello più consapevole della propria natura di personaggio letterario. Si dimostra sin da subito piuttosto fatalista e non troppo a disagio nella situazione, da vero uomo di mondo quale pensa di essere. Non è uomo d’azione, ma piuttosto propenso a prendere le cose con filosofia.

Antonio è una persona semplice, ma al tempo stesso abituata a trovare sempre una soluzione a qualsiasi problema. Per questo rimane abbastanza silenzioso, rimuginando su quanto gli sta accadendo. Questa volta però è alquanto improbabile che possa trovare il bandolo della matassa. Vedremo come si comporterà quando si renderà conto di non essere in grado, almeno stavolta, di gestire razionalmente il corso degli avvenimenti.

I nostri personaggi, dunque, si ritrovano in una situazione insolita, in un tempo indeterminato, a risolvere strane situazioni. Non possono modificare questa nuova realtà né possono abbandonarla a loro piacimento.

La loro è una costrizione di scena e di trama.

Così ha inizio il nostro esperimento che consiste in una scrittura estemporanea a più mani, o meglio a più tastiere. Come ogni prova che si rispetti, non conosciamo gli esiti cui questo “gioco” porterà né sappiamo a priori come la situazione evolverà.

Ci immedesimiamo ancora una volta nei nostri personaggi per scoprire quali sarebbero le loro reazioni ed azioni su questo inatteso palcoscenico.

Chi è interessato agli sviluppi di questo esperimento letterario ci potrà seguire sui nostri rispettivi diari di facebook, dove pubblicheremo dei capitoli sotto forma di post e commenti, preceduti dal nome del personaggio.
Se i risultati ci piaceranno potremo anche scrivere qualche articolo sui nostri blog. Insomma non potrete fare a meno di rimanere coinvolti in questa assurda ma simpatica idea.

Concetta D’Orazio
Antonella Sacco
Roberto Bonfanti
Mario Pacchiarotti