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sabato 9 aprile 2016

Impressioni di lettura: Moby Dick di Herman Melville

Nelle mie intenzioni questa doveva essere una rilettura. Ho scoperto presto, invece, che a tutti gli effetti si trattava di una prima lettura. Questo perché da ragazzo ho sì letto questo libro, ma in una qualche versione ridotta per ragazzi, senza rendermene affatto conto.

È stata una lettura molto lunga e laboriosa. Diciamo la verità, l'eccitazione che ricordavo nel leggere Moby Dick non si è riproposta quando davvero l'ho letto. Possiamo parlare male delle riduzioni, ma questa a suo tempo ha avuto il pregio di farmi apprezzare la parte avventurosa della storia, rendendola più dinamica e passionale.

In questa seconda-prima lettura invece ho apprezzato altri aspetti. Qualcuno ha descritto questo libro, forse con intento dispregiativo, come una sorta di enciclopedia, di compendio sui cetacei. In effetti lo è, ci sono infiniti capitoli dedicati alla descrizione di questi animali, come erano conosciuti allora, così come lunghe dissertazioni e descrizioni sull'arte di cacciarla. Non mancano inoltre pagine dedicate alla spiritualità, al modo di vedere il mondo dei cacciatori e forse dello stesso autore. Questi contenuti possono alla lunga annoiare, e di certo impediscono al libro di avere un ritmo adeguato alla moda attuale. Tuttavia mi rendo conto che sono necessari per entrare in quel mondo e capirne il linguaggio.

La storia di Achab e della sua balena bianca incombe sempre, eppure bisogna aspettare di arrivare quasi in fondo per vederla finalmente precipitare, divenire azione, sangue e morte.
La storia che ho letto da ragazzo è ben diversa da quella che oggi ho scoperto. Era paragonabile in ritmo e passione a un Salgari o un Verne. Ma quella che oggi ho ritrovato parla di altro, in fondo. E le disgrazie folli di Achab sono solo un modo di creare la tensione necessaria a dare una spina dorsale al desiderio dell'autore di raccontare la vita dei balenieri, la bellezza delle balene, la solitudine e la grandezza del mare.

Se dovessi dare una valutazione con il metro di oggi, sarebbe poco lusinghiera. Pochi penso i ragazzi che affronterebbero questa lunga lettura senza arrendersi lungo la strada. Per me è stata una sorpresa e l'ho riletto con piacere, ma con una certa fatica. Mi piacerebbe capire se l'esperienza di lettura di altri è stata simile, se le lunghe dissertazioni hanno annoiato o conquistato, se la passione di Achab è riuscita a catalizzare la lettura o se si è un po' persa nel mare di parole in cui è stata immersa. Perché mi rimane in fondo l'impressione di non essere stato in grado di comprendere fino in fondo tutte le sfumature, il contesto, il mondo in cui questo libro è stato generato.

mercoledì 6 aprile 2016

Impressioni di lettura: Nella Botte Piccola ci sta il Vino Cattivo di DIego Tonini

Diego è un amico, e collaboriamo sul progetto comune Sad Dog, quindi posso dire di conoscere almeno un poco il suo modo di scrivere. Eppure, o forse proprio per questo, non sapevo bene cosa aspettarmi quando ho iniziato a leggere questo breve romanzo, in questo caso pubblicato con Nativi Digitali Edizioni.

Quello che viene fuori alla fine della lettura è una storia che miscela un tipico giallo/noir con l'umorismo e il fantastico/fantasy, con uno strano effetto generale che io ho trovato molto gradevole. Lettori che si avvicinino al libro pensano di trovarsi di fronte a un noir o a un classico giallo potrebbero essere presi alla sprovvista, ma in fondo, se tralasciamo la natura di alcuni dei protagonisti, di questo si tratta, almeno per molti aspetti, trama, modalità di sviluppo, struttura del protagonista investigatore.

Ma il tono del racconto è decisamente orientato allo humor. Anche la definizione del personaggio principale, il nostro Vince Carpenter, investigatore sfigato, pieno di guai (e di debiti naturalmente), braccato dagli sgherri dello strozzino, in rapporto di odio/amore con le forze di polizia, con la bella assistente che lo ama (non riamata, ci mancherebbe). Tutto insomma mi sembra avere lo scopo di canzonare un po' il genere, anche se in un modo che, a mio parere, denota un certo amore dell'autore per i mostri sacri del noir.

Una prova divertente, un libro che si legge di getto, con gusto, e mi ha tenuto costantemente un mezzo sorriso sul viso. Mi viene da pensare che potrebbe essere solo il primo di una vera e propria serie, anche se mi chiedo dove andrà a parare il bravo Diego nel caso dovesse scrivere nuove avventure per il nostro Vince. Prenderà una piega più seria rientrando nei ranghi o manterrà il tono scanzonato, la commistione tra fantastico e noir? Sospetto che quest'ultima sarà la strada e rimango in finestra curioso di vedere se ho ragione o meno.

Nel frattempo vi consiglio di leggere questo racconto, se non disdegnate la miscela di generi e non vi scandalizzate per le invenzioni un po' ardite. E ora scusate, devo andare fuori a vedere, mi è sembrato che qualcosa si muovesse in giardino e, sapete com'è, meglio controllare, prima che la situazioni precipiti.

martedì 5 aprile 2016

Impressioni di lettura: Uova Fatali - Cuore di cane di Mikhail Bulgakov

Rileggere, un'attività che mi sta dando più soddisfazione di quanto ritenessi possibile. Prima di tutto perché le mie letture giovanili non erano niente male e affrontarle di nuovo non poteva che essere divertente. In secondo luogo perché riprendere in mano un libro che si è letto così tanto tempo prima ci offre spesso la sorpresa di scoprire, o riscoprire, autori e testi. Infine, perché la persona che sono oggi è diversa da quella che ero ieri, se non altro per il bagaglio di esperienza che mi porto sulle spalle. Ecco dunque che di riletture ne vedrete parecchie quest'anno.

Questi due racconti di Bulgakov continuano a piacermi. Ognuno di noi penso sia influenzato da qualche cosa che abbiamo fatto, dalle letture, dalle esperienze. Fromm per esempio ha influenzato sicuramente alcuni aspetti del mio modo di vedere l'amore e la vita. Bulgakov credo che abbia una qualche influenza sul mio senso dello humor.

Non mi stupisco quindi di trovare sempre divertenti Uova fatali e Cuore di cane. Ci sono i componenti che adoro. La presa per i fondelli del mondo reale, della politica, di quei personaggi che prosperano in certi ambienti. L'ironizzare dei tic, dei difetti e persino dei pregi dei suoi contemporanei - e forse anche dei suoi. Il paradosso, l'invenzione fantastica (forse fantascientifica per almeno il secondo racconto), che serve solo per creare un'ambientazione divertente e al tempo stesso adatta agli scopi dello scrittore.

Certo ci sono cose da capire. Bisogna grattare un po', anche se in fondo la lettura sarebbe divertente anche rimanendo superficiali e poco curiosi. Ma il massimo si ottiene andando a fare qualche ricerca. Scoprire come funzionava la società in cui i racconti sono ambientati è certo un fattore che migliora la godibilità del testo. Si può capire allora quanto graffiante sia questo scherzo. Quanto poco gradito potesse essere a chi veniva preso di mira.

Letture veloci, se volete, oppure più lente, curiosando dove si deve, quando si sente il bisogno. In ogni caso grandi letture di piccoli testi. E quando accade l'autore è più grande ancora.

sabato 2 aprile 2016

Impressioni di lettura: Dagger 2 - Fratelli di sangue di Walt Popester

Avevo letto la prima parte di questa saga molto tempo addietro, credo che all'epoca non fosse neppure disponibile questa seconda, e mi era molto piaciuta. Nonostante avessi comprato il suo seguito non appena pubblicato, il momento di leggerlo è arrivato decisamente in ritardo. La cosa mi ha creato qualche difficoltà, durante la parte iniziale, per riagganciarmi alla storia precedente, non più troppo fresca nella mia memoria.

Disagio superato dopo qualche decina di pagine, mano mano che il romanzo prendeva sempre più forza. Consiglio intermedio: leggeteli di fila, se potete, la godibilità aumenta. Credo sia un fattore da considerare sempre quando si affronta una saga qualsiasi, non solo questa. Ora ho comprato il terzo e mi riprometto di non lasciar passare troppo tempo prima di affrontarlo.

Per quanto mi riguarda, nonostante alcuni degli altri personaggi siano piuttosto accattivanti, il maggiore motivo di godimento nel libro rimane proprio la figura di Dagger. La storia e l'ambientazione si complicano, rispetto alla prima puntata della serie, ma, come ho già detto, non ci vuole troppo per entrare appieno nel meccanismo narrativo e farsi trascinare nella lettura. Andando avanti, infatti, mi è diventato più difficile staccarmi dalle pagine così come più rapida è divenuta la lettura. Anche in questo caso, come per il precedente, il libro si conclude lasciandoci in sospeso. Questa è una saga in cui i vari libri, per quanto più o meno auto conclusivi, rimangono con forse troppi conti da saldare e molta carne già sul fuoco. Non amo particolarmente questo approccio, perché chiusa l'ultima pagina ho voglia di correre subito a iniziare il successivo capitolo, e questo a volte può essere frustrante (per esempio quando il libro seguente non è ancora stato pubblicato).

Capisco però quanto questo meccanismo sia prezioso sul fronte marketing, che un autore indie come Popester non può certo trascurare.

Confermo la mia valutazione rispetto al primo romanzo. Fantasy molto diverso dalla massa dei classici, originale e divertente. Sicuramente da considerare se siete amanti del genere e magari non disprezzate un po' di senso dell'humor.

giovedì 31 marzo 2016

Impressioni di lettura: Anna di Cetta De Luca

Dopo aver letto "Quella volta che sono morta", non sapevo bene cosa aspettarmi da questo libro di Cetta De Luca. Ero dunque abbastanza preparato ad affrontare qualunque cosa. Nonostante questo, è riuscito a sorprendermi.

Anna, infatti, non assomiglia affatto al libro che ho citato sopra. Neanche nello stile di scrittura, meno che mai nel tipo di storia. Ma diciamolo, non ho di che lamentarmi.

Vi ho detto quello che non c'è. Era la parte più facile. Perché per parlare di quello che c'è, nonostante le dimensioni ridotte del libro, non certo un tomo da mal di testa, ci vorrebbero forse più pagine di quelle di cui lo stesso è composto. Perché è così, quando le parole fanno bene il loro lavoro, il compito di commentarle si fa complesso.

Ma provo a dare un'idea. Prima di tutto bisogna tornare indietro di quasi cento anni. Un'avventura, specialmente per chi è più giovane di me. E Cetta ci fa entrare nelle scarpe di una donna di allora, per la verità un po' speciale, ma in quel modo in cui lo dovevano essere in molte. E si inizia la danza. Che è fatta di una storia d'amore, incerta e sofferta all'inizio, poi improvvisamente felice. Fatta di vita quotidiana, di politica dell'uomo comune, di gesti antichi, di riti. Fatta di grandi e piccoli errori, e tragedie, e guerra.

Fatta soprattutto dell'attesa, della sospensione di una amore, dell'orgoglio di Anna, in un miscuglio incredibile che solo nella vita vera si può osservare, e più di rado nei romanzi.
Una storia che si fa leggere, scritta con un stile che già di suo ci riporta indietro nel tempo, per farci in qualche modo un po' rivivere certe passioni, certe sofferenze, certe situazioni che dobbiamo cercare di non ritrovarci ad affrontare in futuro. Ma in questo tuffo nel passato i personaggi assumono caratteristiche di assoluta modernità, perché in fondo, con schemi di comunicazione diversa, con modi e riti del tutto scomparsi, gli uomini e le donne di allora non provavano certo sentimenti di altra natura da quelli che oggi proviamo anche noi.

Lettura gradevole che mi piace associare a quella fatta di recente del libro di Marco Proietti Mancini, "Da parte di padre", un po' perché anch'esso ci riporta indietro nel tempo, un po' per lo stile narrativo che esplora con arte sentimenti e luoghi.

Su questa autrice "indie e non solo", finirò per tornare ancora. Nel frattempo leggetevi Anna.

martedì 29 marzo 2016

Impressioni di lettura: Scrivere fantascienza di Paul Di Filippo

Sono sempre stato un amante del genere fantascientifico, del fantastico in generale, in tutte le sue declinazioni. Trovo che offra dei gradi di libertà che altri generi non consentono. Penso anche che un'evoluzione necessaria sia il superamento delle definizioni di genere, il crollo dei confini, l'invasione di campo.

Credo che Paul Di Filippo sia un buon esempio di quanto funziona bene l'idea. Così mi è venuto naturale comprarlo, quando sono inciampato in questo libro (sì, lo so, inciampo spesso). Lo sapete, ambisco a scribacchiare qualcosa di decente, prima o poi, e con la mia cinquantina d'anni sulle spalle mi rendo conto che tutto può aiutare.

Questo libro non è certo un manuale di scrittura, tenetene conto se pianificate l'acquisto. Più che altro è un'insieme di considerazioni sulla fantascienza, fatte dall'autore, che portano avanti la sua visione dello scrivere storie di questo tipo, ammesso che si possa circoscrivere il campo.

Personalmente mi ha entusiasmato, perché ha ridato vigore alla mia sete di libertà. Mentre imparavo a camminare ho dovuto usare le scarpe corrette e tenermi sul sentiero battuto. Paul predica una sorta di arricchimento, di esagerazione, di saturazione delle idee. Ci dice in pratica di non fare i taccagni, di non scrivere la solita storiella basata su una singola idea, per quanto originale, ma di lasciare che il testo sia stracolmo di cose.

Ci racconta il suo percorso e le sue idee e lo fa con una lunga chiacchierata amichevole. Facile da leggere, un po' meno da digerire. Ho letto centinaia, forse qualche migliaio di libri di genere, eppure alla fine di questo libro mi sono ritrovato con la netta sensazione di essere indietro, di avere bisogno di altro. Basta la citazione di un titolo che non ho letto per farmi sentire inadeguato, naturalmente. Ma è chiaro come per Paul la lettura, prima ancora che la scrittura, sia la grande passione della sua vita.

Attraverso la ricostruzione del suo crescere come scrittore, del modo di affrontare i vari nodi, si arriva velocemente alla fine del breve libro. Molto interessante a questo punto leggere l'appendice, in cui ci narra la gestazione e l'evoluzione del suo famoso romanzo Ciphers. Credo che molti scrittori o aspiranti tali si sentiranno molto vicini a Paul nel leggere queste pagine.

Una lettura piuttosto interessante, ma ripeto, non aspettatevi un manuale di scrittura, o trucchi segreti. Certo ci sono spunti di riflessione e idee. Non so quanto possa interessare un lettore che non ami la fantascienza, ma di certo è una buona lettura per chi tenta di scriverla.

Prima di chiudere, vi consiglio la lettura di questa intervista sul blog Nocturnia.

giovedì 24 marzo 2016

Impressioni di lettura: Intanto da qualche parte nello spazio di autori vari (Gorilla Sapiens)

Se un giorno dovessi diventare uno scrittore serio, di quelli che vanno per fiere con i loro editori, dovrò adottare il trucco di lasciare a casa il portafoglio, perché non sono proprio in grado di resistere alla tentazione di comprare libri, quando ne ho così tanti davanti.

Anche ora che in fiera ci passo velocemente, finisco per portarmene a casa un bel mucchio, che di regola finisce in uno degli scaffali della mia libreria, dedicato a contenere i libri non ancora letti. Tanto per sentirmi in colpa.

Questo volumetto è stato fortunato, l'editrice è simpatica, disponibile, e il banchetto era una gioia per gli occhi. Tornato a casa mi era rimasta la curiosità di assaggiare questo libro, che per questo motivo invece di finire in biblioteca ha fatto sosta ai piani alti. Insomma l'ho letto e ora ve ne parlo, da entrambi i miei punti di vista.

La prima cosa che ho apprezzato è che si tratta di racconti. Sapete che mi piace leggerli (e scriverli), così questa non sarà per voi una sorpresa. Ma un bonus aggiuntivo viene dal fatto che sono racconti di fantascienza, nella definizione più ampia che io adotto, non necessariamente legata a quella classica. Fantascienza d'elezione, la chiamo io, ovvero quella dove è l'autore che decide che quella è fantascienza, più che esserlo perché rientra in una definizione. Lo so, alcuni di voi stanno vomitando, dovranno perdonarmi per la bestemmia.

Una volta letti, come sempre in questi casi, il gradimento è stato variabile da racconto a racconto. Tutti valevano il tempo speso per leggerli, comunque, e l'esperienza è stata nell'intero molto positiva. Credo che la disomogeneità di un'antologia sia una cosa meravigliosa. Consente di passare con il semplice gesto di girare la pagina, da un mondo all'altro, da uno stile a quello completamente diverso. Sullo stile ho qualcosa da dire anche come autore, ma lo vedrete sotto. Da lettore mi ha colpito la freschezza di certi racconti, anche per il modo in cui sono stati scritti. Sbirciando gli altri titoli editi dalla Gorilla Sapiens credo di poter dire che si tratti di una scelta editoriale. Una scelta interessante, aggiungo.

Altra cosa che ho notato, è lo spirito spesso critico che emerge dai racconti di questi (credo giovani) autori. Un certo pessimismo per il futuro del nostro paese, ma forse più un grido di allarme, uno scongiuro, quasi a voler scacciare questa prospettiva. Spesso gli autori italiani (e in parte mi ci metto anche io, anche se...), finiscono per scrivere cose che hanno poco a che fare con l'Italia. Persino i nomi li scegliamo stranieri, figuriamoci le ambientazioni, o addirittura i temi di fondo. Invece qui, ci sono, e urlano forte. Mi piace.

E ora, il mio punto di vista di scrivente. Girovagando per la fiera, di piccoli editori ne ho visti tanti. Ero lì come lettore, e un po' come autore, perché al BUK di Modena ero andato per fare una presentazione del Sad Dog Project. Il BUK è pieno di piccoli editori indipendenti, che a me piacciono tanto, in entrambe le vesti che indosso. Come lettore, perché fanno cose che ormai le grandi case editrici non si sognano nemmeno di pensare; come autore, perché c'è la possibilità di interagire a un livello umano molto più intenso di quanto non sia possibile con altre entità editoriali.

Gorilla Sapiens mi è piaciuto subito. Mi hanno colpito le copertine, i titoli, l'idea che c'è dietro la linea editoriale, che da questi si intuisce abbastanza facilmente. Mi è piaciuta Valeria, appassionata, amabile e gentile. Mi è piaciuto anche il libro che ho comprato e letto. Ma la cosa più importante è che mi ha fatto riflettere sul punto in cui mi trovo nel mio percorso di scrittura. Ho dovuto fare alcuni passi, e ancora ne devo fare, per la necessità di colmare certe lacune di base presenti nel mio bagaglio culturale. Questo, in un certo modo, mi ha spinto, consciamente o inconsciamente, a forzare la mia natura dentro alcuni schemi formali che non sono del tutto miei. 

Mi spiego meglio. Di base io tenderei a scrivere d'istinto, seguendo la mia fantasia e ignorando qualsiasi convenzione. Ma, come uno sciatore principiante che deve scendere a spazzaneve, poi usare le piste bianche e pian piano crescere, prima di poter affrontare una pista nera, anche nella scrittura ho sentito il bisogno di scrivere con uno stile il più rigoroso possibile, mentre sistemavo i miei debiti con la grammatica e la letteratura.

Leggere questa raccolta di racconti mi ha fatto venire voglia di uscire allo scoperto e cominciare a fare qualche passo sul terreno meno sicuro. Vedremo nei prossimi mesi se da questo stimolo nasce qualcosa. Nel caso, credo che Valeria sarà la prima a saperlo :-)

Sintesi finale: libro godibile, compratelo.

martedì 22 marzo 2016

Impressioni di lettura: Nessun dove di Neil Gaiman

Ancora un libro di Gaiman, ma sapete già perché in questo periodo ho saccheggiato la produzione di questo autore. 
Mi piace notare come il titolo di questo testo dimostri quanto sia difficile fare il traduttore quando si ha a che fare con autori ricchi di fantasia come Gaiman e Pratchett. Il titolo originale infatti era  Neverwhere, non proprio la stessa cosa eh?

Neverwhere nasce come serie televisiva, Gaiman ne fa poi un romanzo, che rivede e corregge un paio di volte, se non sbaglio. Quella che ho letto dovrebbe essere l'ultima revisione, la più completa. Almeno per ora.

La trama ci porta in un mondo che vive sotto la Londra contemporanea, dove possiamo trovare creature molto particolari, dotate di poteri straordinari. Il protagonista  è un ragazzo del mondo "normale" che si trova per caso ad aiutare una fuggitiva del mondo di sotto e a causa di questo gesto rimane intrappolato nello stesso.

Anche questa volta vedremo i nostri personaggi principali evolvere, crescere, maturare e cambiare. Non mancano le sorprese, proprio nel comportamento di alcuni personaggi chiave. Inquietante quanto basta, spiazzante nella parte iniziale (questa signorina Porta è un'ingrata), originale come sempre. Gaiman ci mette a confronto con alcune delle nostre antiche paure, ma nonostante questo credo di poter dire che si tratta di una lettura adatta a tutte le età. Consigliato, come tutto quello che ho letto di questo autore.

domenica 20 marzo 2016

Impressioni di lettura: La guerra della discarica di Luca Tarenzi

Voi non lo sapete, non tutti almeno, ma io vivo a circa tre chilometri da una discarica. Per mia fortuna i venti dominanti in questa zona fanno sì che questa si trovi sottovento rispetto a casa mia, ma quei rari giorni in cui tirano in senso contrario i miasmi mi ricordano la sua presenza a così breve distanza.

Più di una volta ho immaginato, nelle mie follie pre-sonno, mostri che si sviluppavano sotto la coltre di liquami e immondizia. Storie il cui epilogo era sempre simile e per niente felice per l'umanità. Che volete, la nostra la vedo come una grave colpa e il mio modo di immaginare una punizione è alquanto pittoresco. Purtroppo la natura in qualche modo ci somministra comunque un duro prezzo da pagare, ma lavora in modo meno eclatante.

Questo per farvi capire quanto mi possa aver colpito l'ambientazione di questo romanzo, una bella discarica di quelle puzzolenti e poco curate. Non ci sono i mostri che animavano le mie pensate notturne, ma c'è di meglio, un'intero mondo di tribù, folletti, forse normali animali trasformati dai veleni, forse antiche razze nascoste che hanno dovuto adattarsi a vivere delle nostre immondizie. Sono piccoli, sono (forse) magici, o forse hanno semplicemente poteri psichici, hanno un rapporto speciale con il veleno e, come tutti gli esseri viventi, lottano per sopravvivere.

Ecco, basterebbe questa ambientazione così originale per giustificarne la lettura.
Ma l'ambientazione, che è la prima cosa che mi ha colpito, ed è fantastica, non è la parte migliore. Non lo è neanche la trama, che pure mi ha tenuto incollato al libro e me lo ha fatto divorare (e mi ha fatto comprare la puntata successiva non appena finita l'ultima pagina).
No, la parte migliore di questo romanzo sono i personaggi. Non parlo solo di Cruna, troppo facile innamorarsi della ribelle, coraggiosa, incosciente, generosa (e andate avanti con gli aggettivi tipici dell'eroina). Ci sono Disgelo, Verderame, Livido, Albedo, Argiope, Bicorne...
Ognuno creato per offrirvi una bella caratterizzazione dell'umana natura. Abbiamo tutto, così non è difficile immedesimarsi nell'uno o nell'altro a seconda della propria inclinazione.
Personaggi con pregi e difetti, idee e dubbi, non perfetti, non banali. 

Dunque, riepilogando, abbiamo un'ambientazione originale e in qualche modo legata alla realtà, con richiami non banali a problematiche attuali. Abbiamo una storia avventurosa ed intrigante, che nel primo romanzo della serie lascia intuire sviluppi e sorprese in quelli successivi. Abbiamo personaggi vividi, ben strutturati, di cui è facile innamorarsi (oppure odiarli). Gli ingredienti ci sono tutti e l'insieme è davvero gradevole. Se proprio devo cercare qualcosa che non va, posso citare il Glamour. Ma si vede che chiamarlo fascino non rendeva bene. Va be', perdono Luca in anticipo, ancora prima che ci spieghi perché l'ha voluto chiamare così.

Recensione sintetica: compratelo e leggetevelo. 
Raccomandazione per l'autore: fuori il terzo che intanto mi leggo il secondo.

sabato 19 marzo 2016

Impressioni di lettura: Il figlio del cimitero di Neil Gaiman

Un altro romanzo di Gaiman, non vi dovete stupire, forse ricorderete che seguo un gruppo di lettura e una classe delle medie inferiori, e uno degli autori di cui abbiamo parlato è proprio il nostro Neil.

Come avete letto nella precedente recensione andando avanti con le letture questo autore continua a crescere nelle mie preferenze. Questo romanzo non fa eccezione, anzi consolida l'impressione positiva già costruita con le letture precedenti.

Si ripetono alcune delle caratteristiche di Gaiman: anche in questa storia il protagonista viene seguito nella sua evoluzione come persona, fino alla maturità. Molto originale come al solito la trama, bellissimi e divertenti i personaggi, interessanti gli spunti di riflessione.

Di questo libro ho anche una versione illustrata, molto bella, edita in Italia da Edizioni NPE, una piccola casa editrice specializzata in questo tipo di pubblicazioni. L'ho comprato online e ricevuto direttamente a casa, una cosa molto bella da toccare con mano per gli amanti del libro fisico, profumato e in particolare per chi adora le illustrazioni. La sceneggiatura di questa versione è leggermente diversa da quella del libro, e anche questo è un particolare intrigante.

Per incuriosirvi posso dirvi lo spunto iniziale della storia: un killer professionista stermina una famiglia, ma il più piccolo dei figli sfugge casualmente allo sterminio, perché si sveglia e trovata la porta aperta se ne va a spasso per la città finendo in un vecchio cimitero ora adibito a parco cittadino.
Gli eterei abitanti del cimitero adotteranno il bimbo e lo cresceranno con amore, proteggendolo da chi gli sta dando la caccia. E poi... e poi dovrete leggervelo :-)

Anche in questo caso libro assolutamente consigliato, sia per ragazzi che per adulti.



giovedì 17 marzo 2016

Impressioni di lettura: Stardust di Neil Gaiman

C'è poco da fare, Gaiman mi piace. E più lo leggo, più mi piace. Anche questo romanzo è volato via velocissimo e, chiusa l'ultima pagina, mi è rimasta la sensazione di voler ricominciare da capo. Perché secondo me certi scritti meritano una seconda lettura, per andare a raccogliere tutto quello che non si è colto nel primo giro, presi dall'ansia di arrivare alla conclusione.

Molti avranno forse visto il film, io ancora no, ma ho visto che si trova su Netflix e quindi sarà inevitabile che lo vada a vedere. Sperando non mi deluda.

Il libro in ogni caso è davvero divertente, credo lo consiglino per i ragazzi, ma io me lo sono goduto, forse perché sono un po' bambino.

Insomma, la storia di questo ragazzo un po' ingenuo, un po' speciale, che parte per raccogliere una stella da portare in pegno d'amore alla sua bella mi ha affascinato. Ancora una volta si può dire che siamo di fronte a un romanzo di formazione, per certi versi, ma comincio a pensare che questa sia un po' l'impronta digitale di Gaiman, i suoi personaggi, che la storia duri pochi giorni o molti anni, subiscono sempre le trasformazioni di una vita. Questi non fanno eccezione, sia l'avventuroso protagonista che la sua stella attraverseranno questo processo di maturazione e crescita.

Insomma, raccomandato, buona lettura.

venerdì 26 febbraio 2016

Impressioni di lettura: "44 microstorie di fantascienza" di autori vari a cura di Isaac Asimov


Ero a caccia di racconti brevi di fantascienza e seguendo il consiglio dei frequentatori di un gruppo FB ho comprato questa antologia Urania (e la sua altra metà "Microfantascienza: altre 44 storie"). Ho dovuto attingere al mercato dell'usato perché si tratta di un vecchio numero ormai difficilmente reperibile.

All'interno possiamo trovare un bel po' di racconti brevi, anzi brevissimi, la maggior parte dei quali costruiti con il tipico stile degli anni d'oro del genere.
La sorpresa finale, il cambiamento di scena, la fanno da padroni, con qualche notabile eccezione.

Inutile dire che ho trovato la lettura estremamente stimolante, sia come lettore che ha sempre adorato le storie brevi e brevissime, sia come autore.

Mi sono anche divertito a leggere in giro le recensioni di questi due libri e, fermo restando un generale apprezzamento per le due raccolte, ho notato come moltissimi lettori si lamentino per la presenza di racconti non proprio bellissimi all'interno delle due antologie. 

Questo è un fenomeno normale, nessun lettore ha gli stessi esatti gusti di un altro e di conseguenza in una raccolta di racconti di questo tipo ci sarà sempre quello che sarà apprezzato di più e quello che sarà considerato al più passabile. Vedere che lo stesso vale anche per una collezione di racconti che Asimov considerava il massimo del genere è per me una grande consolazione, considerando che sto per pubblicare una raccolta di racconti miei di livello neanche paragonabile a questi.

Purtroppo non mi sembra che questi siano tra i volumi di Urania già disponibili in e-book, quindi per leggerli dovrete seguire la mia stessa strada, cercare sui reminders o vedere se ancora c'è qualcosa disponibile sul sito della Delos o su ebay. Buona caccia!

giovedì 18 febbraio 2016

Impressioni di lettura: "Buona Apocalisse a tutti" di Neil Gaiman e Terry Pratchett

Quando ho chiuso questo libro, dopo aver letto l'ultima pagina, il primo pensiero che mi ha colto è stato più o meno questo: ma quanto si sono divertiti quei due a scriverlo?

Credo che la risposta sia: "parecchissimo assai di più", come direbbe uno che di risate ne ha bazzicate assaissimo. E questo lo si percepisce in ogni pagina, specialmente se si prova a rileggere, in quella fase dove l'ansia di srotolare la trama non è più padrona dei nostri sensi e la mente può dedicarsi all'esame delle delizie che sono disseminate sul cammino.

Mi piace questo libro, è divertente, pieno di ironia, e quindi di Pratchett, ma anche intessuto di miti e fantasia, e quindi di Gaiman. E i personaggi, oh maledizione come fare a non amarli? Come non trovare Crowley irresistibile, simpatico, come non immedesimarsi nei suoi panni di impiegato a suo modo brillante, in fondo fedele, ma che segue le sue strade per arrivare ai risultati, per soddisfare i suoi superiori e nonostante loro? Un impiegato infernale si intende.

A suo modo anche Azraphel fa il suo lavoro, e con qualche fatica a volte cerca di farlo nonostante non sia affatto convinto, o di non farlo se anche quel briciolo di convinzione viene meno. Il suo affetto per il povero Adamo e la sua discendenza è commovente, poco angelico forse, ma commovente. Il suo impaccio, è quello di noi tutti quando ci facciamo un scrupolo e rischiando di fare la figura degli stupidi continuiamo a rispettare le regole.

Ma sono tutti un po' speciali, tutti particolari, tutti dipinti a colori feroci. Persino l'anticristo, persino il suo cane. Un po' lontano soltanto il principale, un Dio che sembra assente, passivo, lasco, raggirabile. Salvo poi arrivare in fondo e trovarsi a pensare che magari era tutto già deciso e non poteva andare diversamente. Perché si sa, le pedine non si rendono certo conto di esserlo.

O forse no, forse non ci sono pedine.  In fondo lui ama il libero arbitrio.

Un libro speciale che unisce due anime diversamente divertenti, da leggere e far leggere.

lunedì 15 febbraio 2016

Impressioni di lettura: "Arma infero" di Fabio Carta

Anche quando non si scrivono vere e proprie recensioni, anche quando si riconosce con sincerità di non avere lo spessore per poter fare la critica dell'altrui letteratura, come nel mio caso, capita di fare fatica quando arriva il momento di mettere nero su bianco cosa si è provato leggendo un testo, come lo si è percepito e in qualche modo giudicato.

Questa per me è una di quelle volte. Il problema non è tanto dare una valutazione positiva o negativa. Se il libro non mi fosse piaciuto affatto sarebbe facile spiegarlo. Allo stesso modo se mi avesse entusiasmato non avrei avuto problemi a descrivere quello che ho provato.

In questo caso però la lunga lettura del romanzo (circa settecento pagine) ha suscitato in me sentimenti contrastanti. Diventa dunque arduo raccontare quello che penso in maniera pulita e lineare. Ma via, proviamoci.

Non vi farò una descrizione dettagliata della storia, solo qualche accenno per capire in che tipo di struttura narrativa e contesto siamo immersi.

Ci troviamo direi nel futuro, su un lontano pianeta, Muareb, piuttosto ostile e comunque adatto alla vita umana con qualche accortezza. Gli uomini che vi vivono sono discendenti di colonizzatori e in qualche modo decaduti, con una commistione di tecnologie antiche e moderne, le ultime in qualche modo meno progredite delle prime. In ogni caso, pur se la società che ospita la narrazione risulta organizzata in schemi sociali che potrei definire medioevali, con molte parti e fazioni, ci sono altre numerose differenze che la rendono più moderna e variabile.

La storia è tutta vista, anzi raccontata, da uno dei protagonisti, Karan, ormai anziano.
Non voglio descrivere tutti gli altri personaggi e l'evoluzione personale che viene narrata. Provo a concentrarmi invece sulle mie sensazioni. Partendo dagli aspetti che ho percepiti come negativi.

Una costante che si mantiene nell'arco di tutta la lettura è l'estrema ricchezza di dettagli, descrizioni, spiegazioni tecniche e pseudo tecniche che pervade il romanzo dall'inizio alla fine (con maggiore accanimento, devo dire, nelle parti iniziali). Lo vedo come aspetto negativo, ma capitemi bene, sono descrizioni e dettagli anche piacevoli da leggere, elaborati, pensati, probabilmente coerenti nel lungo corso del racconto (non sono in grado vista l'enorme mole di dati di avere la certezza di questa coerenza ma ho la netta impressione che vi sia stato un grosso lavoro di costruzione, definizione e raffinamento).
Il tratto negativo a mio avviso viene dalla quantità e dalla frequenza. Ed è personale, mio, magari ad altri questo stile può piacere molto, penso ai lettori di fantascienza hard, anche se non proprio di questo si tratta. Tuttavia temo che la gran parte delle persone possano essere soverchiate, forse annoiate, da tanta abbondanza.

Nonostante il racconto abbia la caratteristica di una saga, un'avventura, anche con azioni movimentate, scontri, intrighi e interazioni drammatiche tra i personaggi, l'impressione che si ha leggendolo, per la maggior parte del tempo, è che non succeda davvero molto. La cosa come ho detto è più pesante per almeno un paio di cento pagine iniziali. Anche quando arrivano gli avvenimenti più concitati, il narrato tende a dilagare, con inserimenti di descrizioni e spiegazioni anche nel pieno dell'azione.

D'altra parte, ho apprezzato lo stile aulico dei dialoghi, che rende bene il distacco dei tempi storici dai nostri e ci immerge in un mondo di rapporti complessi, basati su onore e riti, su tradizioni, scienza e mito. Le stesse lunghe descrizioni che ho qui sopra criticato, sono comunque ben fatte, aprono un complesso mondo ai nostri occhi, spaziano sulle società del pianeta, sulla sua storia, sulla sua tecnologia e vi distribuiscono indizi e misteri.

L'idea generale, la trama, è intrigante e in qualche modo è riuscita a suscitare in me abbastanza interesse da superare il disagio di questa lunga lettura, salvo poi assaporare la delusione del coito interrotto, visto che si parla del primo romanzo di una serie e di conseguenza non abbiamo una vera conclusione e rimaniamo appesi.

Ho quindi la stranissima sensazione di voler sapere come va a finire, di vedere come prosegue la storia, e al tempo stesso il rigetto di leggere un altro tomo di questa portata, se non più di uno, per arrivare allo scopo.

I personaggi sono interessanti e secondo me ben resi. La pomposità del romanzo è in fondo frutto e risultato del carattere di chi lo racconta, Karan. Nel libro è proprio lui forse il personaggio meglio definito, insieme a Lakon, le cui origini rimangono misteriose per tutto il libro e ad alcuni dei collaterali, specialmente il maestro di Karan e i compagni cavalieri dei calanchi. 

Per concludere questo è un libro che vi porta in un elaborato mondo creato dall'autore e ve lo descrive con accuratezza e in maniera piuttosto vivida, sia dal punto di vista fisico che sociale. La storia è interessante e i personaggi ben caratterizzati. Purtroppo ci sono continui eccessi nel trasmettere informazioni e nel voler descrivere e spiegare, che rendono meno godibile il romanzo.

Il mio consiglio ai potenziali lettori è quello di scaricare l'estratto, assaggiare stile e modalità narrative e decidere in base al gradimento se procedere con l'acquisto e la lettura.

lunedì 8 febbraio 2016

Impressioni di lettura: "La parte divertente" di Sam Lypsite

Nonostante io apprezzi in maniera particolare i racconti, nel comprare questo libro non mi ero reso conto che fosse appunto un'antologia. È stata quindi una gradita sorpresa.

Come mi accade fin troppo spesso quando affronto un autore americano, anche questa volta sono stato in difficoltà nell'accettare le situazioni e le trame.
Faccio fatica a considerarle credibili e in questo caso, mentre per alcuni racconti sono riuscito a percepire con chiarezza la satira che l'autore ha voluto annidarvi, per altri la chiave di lettura mi è sfuggita del tutto. Il titolo è un pochino fuorviante, non l'ho trovata una lettura in grado di far sorridere molto.

Posso quindi dire di aver apprezzato alcuni brani, mentre per altri mi rimane il dubbio di non aver capito l'intendimento dell'autore. Non posso dire che non sia stata una lettura valida e divertente. Come sempre in una raccolta di racconti se almeno un terzo ci piace vuol dire che l'autore è già piuttosto bravo. Non è facile infatti azzeccare un certo numero di storie, svolgimenti, finali. Certo gente come Matheson ci riesce, ma non sono tutti in grado. Soprattutto c'è il lettore che ha i suoi gusti e non può certo essere una fotocopia dell'autore come preferenze e idee.

Dunque un libro che non mi sono pentito di aver comprato e letto, ma che mi lascia la sensazione di essermi perso qualcosa per strada mentre lo leggevo. Può darsi che meriti una rilettura, se un giorno o l'altro mi venisse di nuovo voglia.

C'è un po' di follia, qualche crudezza, stralci di vita che non riesco bene a focalizzare dove sia reale e dove sia forzatura satirica. Probabilmente se vi è piaciuto "Il cardellino" della Tartt vi piacerà anche questo, se non altro perché entrambi secondo me richiedono una certa conoscenza degli scenari statunitensi e la loro comprensione/accettazione.

venerdì 22 gennaio 2016

Impressioni di lettura: "Quattro amiche e un paio di jeans" di Ann Brashares

Anche questo libro fa parte delle letture che ho fatto per supportare la mia attività di supporto alla lettura con un progetto su una scuola media del mio territorio.
Il concetto di fondo è quello di aver letto i libri che introduco. Naturalmente non ci riesco con tutti, ma provo almeno a farlo nella maggior parte dei casi.

Una bella fetta della classe chiedeva qualche lettura di genere... rosa, lo chiamo così per semplificare, e dopo aver fatto una piccola ricerca, con l'aiuto di altri lettori, ho selezionato alcuni titoli e mi sono messo a leggerli.

Questo in particolare è il primo di una serie di romanzi che raccontano la storia e le avventure di quattro amiche, molto legate tra loro e che una bella estate si ritrovano a dover passare per la prima volta le vacanze estive distanti l'una dall'altra. Un vecchio paio di jeans usati fungerà da legame speciale, da totem, diciamo così, che viene trasferito da una ragazza all'altra e in qualche modo segna una svolta nelle avventure estive di ognuna di loro.

Jeans veramente magici, dico io, visto che riescono a fasciare le grazie della quattro ragazzine in maniera egregia, valorizzandole al massimo, nonostante fisici davvero diversi tra loro. Una magia che è più quella del cuore che della materia.

Il libro è scritto molto bene, si legge con piacere e scorre via veloce. Le ragazze sono tra loro molto diverse, con problemi tipici della loro età e caratteri molto ben dipinti. Lo confesso, mi sono divertito a leggerlo e non farei certo fatica a continuare con gli altri libri della serie. Lo passerò quindi volentieri alla scolaresca, sono sicuro che lo apprezzeranno e forse in qualche caso ragazzi e ragazze ritroveranno in questa lettura qualcosa di loro stessi.

Consigliatissimo per gli adolescenti, ma gradevole e godibile a qualsiasi età.

martedì 19 gennaio 2016

Impressioni di lettura: "I tuoi occhi sono qui" di M.S.

Sono sempre intrisi di dolce e amaro i libri di questo autore, come è la vita d'altronde. Forse è per questo che sono letture che affronto volentieri.

Questa storia si intreccia, o se vogliamo ha radici, in quella che avevo già letto in "Come grilli e stelle", e non si tratta certo di una coincidenza. Ritrovare un personaggio in un nuovo libro è sempre un piacere, ma in questo caso un piacere un po' aspro, visto che lo scotto da pagare è la perdita di un altro protagonista. 

Ma il tema di questo romanzo è proprio questo: il ritorno dal dolore, la rinascita, la riappropriazione della capacità di amare ancora, nonostante tutto.
Un tema che tocca direttamente o indirettamente la vita di molti di noi. Un percorso non facile, che spesso ha bisogno di un qualche evento speciale, di un incontro, di una persona capace di rompere il guscio protettivo che chi ha sofferto si è creato intorno. Non sempre si riesce, ma quando accade tutto torna a fiorire e il futuro diventa una nuova vita, una nuova occasione, forse più fulgida che mai.

Una storia d'amore con dentro altre storie d'amore. Un dramma con dentro altri drammi. Un intreccio non troppo complesso da seguire ma che funziona e ci porta a ragionare su questo tema grande che è l'incrocio tra amore e dolore.

L'ho letto con piacere e l'ho apprezzato, non posso che rinnovare la mia stima per un autore che sa dipingere un quadro rosa senza dimenticare che la vita ha anche altri colori.

lunedì 28 dicembre 2015

Impressioni di lettura: "Da parte di padre" di Marco Proietti Mancini

Credo che il sottotitolo di questo libro: "Nella vita di un uomo la storia di un paese" riassuma abbastanza bene il suo contenuto, ma sia al tempo stesso almeno un po' bugiardo. Perché le storie qui sono più di una e forse potremmo dire semmai "nella storia di una famiglia". Ma anche perché, seppure tramite i racconti che si susseguono si scopre il passato di Subiaco, in primo piano sono le vite delle persone, più che la storia dei luoghi.

È un libro sulle persone questo, sui loro sentimenti e il paese in cui sono immerse è certo Subiaco, ma potrebbe essere Grotte di Castro, da cui provengono i miei genitori, o un altro qualsiasi piccolo paese, borgo, cittadina. Sono storie uniche e al tempo stesso comuni. Ritroverete non le esatte azioni, ma di certo le stesse emozioni e sentimenti che anche i vostri nonni e bisnonni hanno provato. Perché l'acqua da andare a prendere, i panni da lavare a fiume, il fuoco nella stufa di casa, la durezza della terra, sono tratti che accomunano gran parte degli italiani e forse anche dell'umanità intera. 

Dunque leggerlo è un'avventura a doppio binario. Da una parte scorre un romanzo che descrive una precisa famiglia, un ben identificato luogo, dipinto con amore in ogni dettaglio. Dall'altra vi accorgerete di trovarvi a fare un parallelo con la vostra famiglia, con i vostri luoghi, con le vostre storie, e a scoprire che pur diverse non si allontanano mai troppo da quelle che vengono raccontate. Perché sono storie che descrivono un'epoca, un modo di vivere ed essere, ormai antico ma ancora non dimenticato, non da tutti almeno, e che il libro non fa altro che riportare alla memoria.

All'inizio devo dire di aver un po' bisticciato con lo stile di scrittura di Marco. Il suo ribattere, ritornare più volte sui gesti, sui luoghi, sulle parole, crea un ritmo strano, specialmente in alcuni punti, ma anche se mi è estraneo, funziona. Incalza, trascina. Trasmette sentimenti. Ansie, paure, orgoglio, la ritualità di gesti ripetuti da generazioni, da intere schiere di esseri umani per millenni e poi, nel giro di pochi decenni, smarriti. Funziona la prosa di Marco e dopo la sorpresa dell'inizio ti ci trovi dentro senza neanche accorgertene. Io so che non scriverò mai così, non è nelle mie corde di autore, ma come lettore lo apprezzo. Pur non essendo di Subiaco, pur avendo visitato quei luoghi solo alcune volte e mai a fondo, è facile trovarsi a immaginarli, grazie alle parole del libro, e ancora più naturale sovrapporli a simili luoghi vissuti personalmente.

C'è tanta roba in questo libro. È un romanzo, dice, e sì, certo lo è, ma lo potrei chiamare saggio, perché in qualche modo istruisce, divulga, conserva, costruisce memoria. È colmo di sentimenti, ma anche di storia, di giudizi, quelli dei personaggi e quelli dell'autore. Una bella lettura, che non stanca, che ti lascia alla fine con qualcosa in più. O forse, più semplicemente, riaccende braci che non si erano mai spente.

giovedì 24 dicembre 2015

Impressioni di lettura: "Ero un topo" di Philip Pullman

Di Philip Pullman avevo letto la trilogia di "Queste oscure materie" e alcuni libri del ciclo di Sally Lockhart. Un autore quindi già conosciuto e molto apprezzato.

Ho letto questo libro insieme ad altri che avevo individuato con l'aiuto di amici per l'attività sulla lettura che sto facendo quest'anno con il Comune dove abito. Devo ammettere di essere rimasto un po' sorpreso perché si tratta di un libro del tutto diverso da quelli dello stesso autore che avevo letto in passato.

Non c'è dubbio che si tratti di qualcosa che l'autore ha voluto indirizzare verso i ragazzi piuttosto che gli adulti, anche se questo non rende meno godibile il testo per questi ultimi.
La storia inizia con un ragazzino, vestito da paggetto ma ridotto in condizioni pietose, che si presenta alla porta di una casa dove una vive una coppia piuttosto matura. Il ragazzino sembra sconvolto e confuso, ma di una cosa è certo: "Ero un topo". Le avventure del nostro ex-topolino e dei suoi genitori adottivi seguono lo schema tipico dei racconti per ragazzi, pieno di gag e situazioni divertenti. Alla fine il lettore scoprirà di aver visitato il retrobottega di un racconto molto famoso, o meglio di aver esplorato gli effetti collaterali di una storia fin troppo famosa.

Un libro pieno di illustrazioni molto graziose, intessuto di ironia a vari livelli, che strapperà molti sorrisi agli adulti e parecchie risate ai bambini. Un altro testo da leggere ai propri figli, specialmente se si ha bisogno di una scusa. Per gli altri, quelli che non si vergognano di avere il cuore bambino, una lettura consigliata a tutte le età.

mercoledì 23 dicembre 2015

Impressioni di lettura: "L'ultimo elfo" di Silvana De Mari

È difficile spiegare quanto mi sia piaciuto questo libro, ma ci proverò, farò del mio meglio perché quello che ho dentro venga fuori.

Si può dire che questo sia un libro di genere fantasy, perché ci sono gli elfi e i draghi, anzi per essere precisi, UN elfo e UN drago, gli ultimi delle loro rispettive specie, e in qualche misura c'è qualcosa che assomiglia alla magia. Ma il velo di genere è talmente sottile che quasi non ci si rende conto della sua presenza. 

Quello che conta invece sono i personaggi, Yorsh per primo (anzi Yorshkrunsquarkljolnerstrink, sempre per essere proprio precisi), Monser e Sajra suoi salvatori, il drago, la piccola meravigliosa Robi.

Quello che conta è l'equilibrio squisito tra drammaticità, dolcezza e ironia che riesce a tenere il lettore incollato alle pagine, in ansia per le vicissitudini dei suoi amati personaggi e allo stesso tempo gli strappa spesso risate e sorrisi. Contano i messaggi che permeano il libro, semplici e complessi insieme. No, non è solo un romanzo fantasy, credo sarebbe più giusto chiamarlo romanzo di formazione, la storia di Yorsh è quella del passaggio dal mondo dei "nati da poco", pieno di terrore e gioia, così ricco di ingenuità e stupore, denso di emozioni, a quello degli adulti, difficile, complicato, fonte di grattacapi e che richiede decisioni, scelte, travagli interiori e fisici.

E il miracolo è che tutto questo viene reso dall'autrice in una maniera tale da essere alla portata di qualsiasi lettore, anche dei più giovani. Le situazioni più melanconiche e tristi, drammatiche perfino, vengono diluite dalla dolcezza di Yorsh, stemperate dal suo involontario umorismo. Anche i pericoli diventano divertenti e svaniscono quando l'amore e la gioia di Yorsh da dentro vanno fuori, e poi di nuovo, entrano dentro gli altri.

Se volete addormentarvi con il sorriso sulle labbra, questo è il libro da portare a letto, andatelo a cercare, lo trovate ancora sia nuovo che usato, persino nelle biblioteche, trovatelo e portatevelo a casa, o magari scaricate l'e-book, però sappiatelo, vi innamorerete di Yorsh, di Robi, di Silvana, e non potrete fare a meno di averne una copia da tenere in mano. Io l'ho letto e poi regalato, per questo mi è toccato ricomprarlo. Se avete dei figli leggetelo ad alta voce, con loro, fatelo e mi ringrazierete.

Infine, chiudo questo breve articolo con un atto doveroso, qualcosa che tenta di uscire da dentro e andare fuori. Grazie Silvana, grazie con tutto il mio cuore.