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sabato 9 aprile 2016

Impressioni di lettura: Moby Dick di Herman Melville

Nelle mie intenzioni questa doveva essere una rilettura. Ho scoperto presto, invece, che a tutti gli effetti si trattava di una prima lettura. Questo perché da ragazzo ho sì letto questo libro, ma in una qualche versione ridotta per ragazzi, senza rendermene affatto conto.

È stata una lettura molto lunga e laboriosa. Diciamo la verità, l'eccitazione che ricordavo nel leggere Moby Dick non si è riproposta quando davvero l'ho letto. Possiamo parlare male delle riduzioni, ma questa a suo tempo ha avuto il pregio di farmi apprezzare la parte avventurosa della storia, rendendola più dinamica e passionale.

In questa seconda-prima lettura invece ho apprezzato altri aspetti. Qualcuno ha descritto questo libro, forse con intento dispregiativo, come una sorta di enciclopedia, di compendio sui cetacei. In effetti lo è, ci sono infiniti capitoli dedicati alla descrizione di questi animali, come erano conosciuti allora, così come lunghe dissertazioni e descrizioni sull'arte di cacciarla. Non mancano inoltre pagine dedicate alla spiritualità, al modo di vedere il mondo dei cacciatori e forse dello stesso autore. Questi contenuti possono alla lunga annoiare, e di certo impediscono al libro di avere un ritmo adeguato alla moda attuale. Tuttavia mi rendo conto che sono necessari per entrare in quel mondo e capirne il linguaggio.

La storia di Achab e della sua balena bianca incombe sempre, eppure bisogna aspettare di arrivare quasi in fondo per vederla finalmente precipitare, divenire azione, sangue e morte.
La storia che ho letto da ragazzo è ben diversa da quella che oggi ho scoperto. Era paragonabile in ritmo e passione a un Salgari o un Verne. Ma quella che oggi ho ritrovato parla di altro, in fondo. E le disgrazie folli di Achab sono solo un modo di creare la tensione necessaria a dare una spina dorsale al desiderio dell'autore di raccontare la vita dei balenieri, la bellezza delle balene, la solitudine e la grandezza del mare.

Se dovessi dare una valutazione con il metro di oggi, sarebbe poco lusinghiera. Pochi penso i ragazzi che affronterebbero questa lunga lettura senza arrendersi lungo la strada. Per me è stata una sorpresa e l'ho riletto con piacere, ma con una certa fatica. Mi piacerebbe capire se l'esperienza di lettura di altri è stata simile, se le lunghe dissertazioni hanno annoiato o conquistato, se la passione di Achab è riuscita a catalizzare la lettura o se si è un po' persa nel mare di parole in cui è stata immersa. Perché mi rimane in fondo l'impressione di non essere stato in grado di comprendere fino in fondo tutte le sfumature, il contesto, il mondo in cui questo libro è stato generato.

venerdì 29 gennaio 2016

Impressioni di lettura: "Papà Gambalunga" di Jean Webster

Anche in questo caso si tratta di una lettura da me fatta nell'ambito delle attività di facilitatore alla lettura.

In un certo senso queste letture vanno nel mio caso a colmare qualche lacuna giovanile, non tanto perché si tratti di classici necessari, quanto perché sono comunque libri che facevano parte delle letture giovanili della mia generazione (e non solo).

Siamo qui di fronte a un romanzo epistolare. Una storia cioè raccontata tutta attraverso le lettere che una ragazza scrive al proprio benefattore. Già, perché parliamo della più classica delle situazioni strappalacrime. L'orfanella che è cresciuta in istituto, a cui un generoso borghese provvede delle risorse economiche (e non solo) per poter affrontare il percorso di studi universitari.

Vale la pena perdere il tempo di spiegare che il libro viene scritto ai primi del novecento, ed è tenendo conto di questo che dovremo fare la misura a quanto ci viene raccontato. Probabilmente per il tempo in cui venne scritto il libro conteneva parecchie idee se non proprio rivoluzionarie, quanto meno piuttosto liberali. Nonostante questo agli occhi di un lettore moderno certe costrizioni (nonché l'accettazione delle stesse) risultano datate e fuori luogo, specialmente se le si correla all'età dell'orfanella in questione.

Con la capacità di fare questa tara agli avvenimenti il libro rimane godibilissimo. Certo non verremo a lungo ingannati e sarà a tutti i lettori presto chiaro dove andrà a portarci la storia, ciò nonostante la lettura non ci annoierà. 

Un libro che a mio avviso può essere letto in due diverse maniere. La prima, più semplice e diretta, ci permette di godere di una storia leggera ma ben scritta, venata di buoni propositi, rivendicazioni femminili un po' datate (ma purtroppo non abbastanza) e tinte rosa. La seconda più interessante e profonda, andando a esaminare come doveva essere la vita delle donne di quel tempo, quali i loro sogni, le ambizioni e come queste stessero cambiando.

Un libro che secondo me ha ancora un suo posto nella libreria di una scuola o in una biblioteca, così come in quella di una casa con ragazzi adolescenti. Un facile approccio se si vuole leggere un romanzo epistolare.

giovedì 24 dicembre 2015

Impressioni di lettura: "Ero un topo" di Philip Pullman

Di Philip Pullman avevo letto la trilogia di "Queste oscure materie" e alcuni libri del ciclo di Sally Lockhart. Un autore quindi già conosciuto e molto apprezzato.

Ho letto questo libro insieme ad altri che avevo individuato con l'aiuto di amici per l'attività sulla lettura che sto facendo quest'anno con il Comune dove abito. Devo ammettere di essere rimasto un po' sorpreso perché si tratta di un libro del tutto diverso da quelli dello stesso autore che avevo letto in passato.

Non c'è dubbio che si tratti di qualcosa che l'autore ha voluto indirizzare verso i ragazzi piuttosto che gli adulti, anche se questo non rende meno godibile il testo per questi ultimi.
La storia inizia con un ragazzino, vestito da paggetto ma ridotto in condizioni pietose, che si presenta alla porta di una casa dove una vive una coppia piuttosto matura. Il ragazzino sembra sconvolto e confuso, ma di una cosa è certo: "Ero un topo". Le avventure del nostro ex-topolino e dei suoi genitori adottivi seguono lo schema tipico dei racconti per ragazzi, pieno di gag e situazioni divertenti. Alla fine il lettore scoprirà di aver visitato il retrobottega di un racconto molto famoso, o meglio di aver esplorato gli effetti collaterali di una storia fin troppo famosa.

Un libro pieno di illustrazioni molto graziose, intessuto di ironia a vari livelli, che strapperà molti sorrisi agli adulti e parecchie risate ai bambini. Un altro testo da leggere ai propri figli, specialmente se si ha bisogno di una scusa. Per gli altri, quelli che non si vergognano di avere il cuore bambino, una lettura consigliata a tutte le età.

mercoledì 23 dicembre 2015

Impressioni di lettura: "L'ultimo elfo" di Silvana De Mari

È difficile spiegare quanto mi sia piaciuto questo libro, ma ci proverò, farò del mio meglio perché quello che ho dentro venga fuori.

Si può dire che questo sia un libro di genere fantasy, perché ci sono gli elfi e i draghi, anzi per essere precisi, UN elfo e UN drago, gli ultimi delle loro rispettive specie, e in qualche misura c'è qualcosa che assomiglia alla magia. Ma il velo di genere è talmente sottile che quasi non ci si rende conto della sua presenza. 

Quello che conta invece sono i personaggi, Yorsh per primo (anzi Yorshkrunsquarkljolnerstrink, sempre per essere proprio precisi), Monser e Sajra suoi salvatori, il drago, la piccola meravigliosa Robi.

Quello che conta è l'equilibrio squisito tra drammaticità, dolcezza e ironia che riesce a tenere il lettore incollato alle pagine, in ansia per le vicissitudini dei suoi amati personaggi e allo stesso tempo gli strappa spesso risate e sorrisi. Contano i messaggi che permeano il libro, semplici e complessi insieme. No, non è solo un romanzo fantasy, credo sarebbe più giusto chiamarlo romanzo di formazione, la storia di Yorsh è quella del passaggio dal mondo dei "nati da poco", pieno di terrore e gioia, così ricco di ingenuità e stupore, denso di emozioni, a quello degli adulti, difficile, complicato, fonte di grattacapi e che richiede decisioni, scelte, travagli interiori e fisici.

E il miracolo è che tutto questo viene reso dall'autrice in una maniera tale da essere alla portata di qualsiasi lettore, anche dei più giovani. Le situazioni più melanconiche e tristi, drammatiche perfino, vengono diluite dalla dolcezza di Yorsh, stemperate dal suo involontario umorismo. Anche i pericoli diventano divertenti e svaniscono quando l'amore e la gioia di Yorsh da dentro vanno fuori, e poi di nuovo, entrano dentro gli altri.

Se volete addormentarvi con il sorriso sulle labbra, questo è il libro da portare a letto, andatelo a cercare, lo trovate ancora sia nuovo che usato, persino nelle biblioteche, trovatelo e portatevelo a casa, o magari scaricate l'e-book, però sappiatelo, vi innamorerete di Yorsh, di Robi, di Silvana, e non potrete fare a meno di averne una copia da tenere in mano. Io l'ho letto e poi regalato, per questo mi è toccato ricomprarlo. Se avete dei figli leggetelo ad alta voce, con loro, fatelo e mi ringrazierete.

Infine, chiudo questo breve articolo con un atto doveroso, qualcosa che tenta di uscire da dentro e andare fuori. Grazie Silvana, grazie con tutto il mio cuore.

giovedì 17 dicembre 2015

Impressioni di lettura: "Io e Kamo" e "L'occhio del lupo" di Daniel Pennac

Quando sento parlare di racconti "per ragazzi" mi viene sempre un prurito al naso. Credo sia una reazione allergica, allergia al luogo comune. Il problema è che questa etichetta, "per ragazzi", viene interpretata dai più con un fondo di disprezzo. Non è roba buona, è robetta per bimbi, sembrano pensare affibbiando l'etichetta. Come se ciò che viene qualificato come leggibile dai ragazzi, non lo fosse anche dagli adulti.

Va bene, smetto di brontolare e passo ai due libri di oggi. Sono appunto due piccolissimi volumi di Daniel Pennac, entrambi indirizzati al pubblico più giovane, ma vi assicuro godibili anche dai grandi.

In "Io e Kamo" troviamo il rapporto tra i ragazzi e il loro insegnante, burbero e antipatico, capace di costringere i marmocchi a svolgere temi astrusi. Proprio lo svolgimento di uno di questi temi si trasformerà in un'avventura, quasi un incubo, con un finale che farà capire ai nostri eroi quanto sia complicato, a volte, comprendere gli altri, a meno di non mettersi letteralmente nei loro panni.

Racconto scorrevole e divertente, con una morale semplice ed efficace.

Il secondo racconto, "L'occhio del lupo", ha una struttura narrativa molto particolare, raramente la troverete in altri racconti indirizzati ai ragazzi.
Ritroviamo in fondo alcuni messaggi che avevamo nel primo racconto, la difficoltà di interagire con il diverso, lo sforzo necessario per comprendere il suo punto di vista.

Il lupo e il bambino che si osservano in questo racconto fanno un po' alla volta il percorso necessario per arrivare alla comprensione dell'altro, e quando questa arriva tutti i pezzi del mosaico, anche i più strani, tornano al loro posto. Ogni comportamento trova una spiegazione.

Pare che Pennac una volta, interrogato su quale fosse il suo racconto che preferiva, abbia indicato proprio "Io e il lupo". Non so se è davvero il suo racconto più bello, ma certo ha in sé qualcosa di speciale che me lo ha fatto apprezzare in maniera particolare.

Sono due libri che possono essere letti dai genitori ai figli, di cui poi parlare, che probabilmente stimolano domande e interrogativi. Il che, lo dovreste sapere, oltre a essere un bene, è anche la cosa che più apprezzo in un libro.

giovedì 19 novembre 2015

Impressioni di lettura: "L'esilarante mistero del papà scomparso" di Neil Gaiman

Questo libro, pur essendo godibile anche dai lettori più adulti, è orientato alla fascia di ragazzi più giovani. Possiamo dire che si tratta di una novella illustrata perché ogni pagina ha i suoi disegni, molto ben fatti e divertenti, che sono direi necessari per godersi la lettura appieno.

Credo che ci siano per un adulto solo due modi per affrontare questo testo. Il primo richiede da parte del lettore uno sforzo, necessario per dimenticare di essere adulti e tornare così ragazzi, godendo della lettura in maniera piena. Il secondo modo è quello di leggere questo racconto ad alta voce, con un bambino di fianco, in modo che possa godere delle figure mentre vi ascolta. Probabilmente questa seconda modalità può dare le maggiori soddisfazioni, provare per credere.

Per il resto è un Gaiman più gioioso del solito, senza tinte troppo fosche, quello che scrive. Non manca l'ironia, né gli altri ingredienti che rendono i suoi libri piacevoli avventure. Ma ciò che conta di più è la voglia di far sorridere, obiettivo secondo me raggiunto appieno.

Consigliato dunque a chi vuole farsi due risate tornando giovane o a chi vuol passare con i propri ragazzi qualche momento di relax, strappando magari una risata anche all'altro genitore che per caso vi potrebbe sentire. Ma soprattutto da comprare per dimostrare che i papà in fondo sono anche capaci di ricordare le cose da fare. Specialmente se si tratta di alieni, pirati e latte.

lunedì 25 maggio 2015

Impressioni di lettura: Il quaderno di Didine, di Dominique Valton

Alcuni libri divertono, altri ci fanno pensare, poi ci sono quei pochi che lasciano un segno. Non ricordo chi lo disse e neanche se la citazione sia proprio questa, ma condivido la sostanza di questo pensiero: lo scrittore spesso non racconta la sua storia ma porta alla superficie la storia di chi legge. Per capire cosa intendo e soprattutto per scoprire davvero cosa questo racconto ha evocato in me, dovrete seguirmi per qualche riga.

La prima volta che ho messo piede in un orfanotrofio, e lo chiamo così perché così lo si chiamava all'epoca, è stato quando ero ancora un adolescente. Frequentavo la parrocchia e il gruppo di ragazzi cui appartenevo era guidato da un prete; Don Giovanni si chiamava. Di lui potrei parlare a lungo, dirò solo che in un modo o nell'altro ha inciso molto in quello che crescendo sono diventato.

Questo prete, comunque, ci spingeva, o forse dovrei dire ci trascinava, in situazioni e relazioni di cui ragazzi della nostra età difficilmente avrebbero avuto esperienza. La visita a quell'orfanotrofio fu una delle tante cose "strane" che ci trovammo a fare in quegli anni.

La ricordo molto bene. Al contrario di mille altre cose che ho dimenticato, di quella giornata ricordo ogni minuscola cosa. Soprattutto ricordo i sentimenti. I nostri e quelli dei bambini e dei ragazzi che trovammo in quella struttura. Emozioni intense, tutte quante, quelle gioiose durante il gioco con i bambini e quelle ancora più forti di tristezza quando arrivò il momento di andare via. Di rabbia anche, da parte dei ragazzi che avevano ormai la nostra età ed erano ancora costretti lì.

Volevamo tornarci il prima possibile ma quell'anziano prete ci diede una lezione sulla responsabilità. Se pensate di tornare, ci disse, dovete essere consapevoli che già dalla seconda volta vi prendete un impegno. Se siete certi di poterlo mantenere nel tempo tornate pure, altrimenti non illudete questi bambini con una speranza vana. Sarebbe come abbandonarli un'altra volta.

Molti anni dopo sono rientrato in un istituto insieme a mia moglie e mi sono scontrato di nuovo con i bambini. "Siete sposati?", "Avete casa grande?", "Avete figli?", domande non certo casuali che attendevano risposta. Un paio di anni dopo ne siamo usciti con quella che è diventata nostra figlia. Nel mezzo tante storie che potrei raccontare, tanti bambini e ragazzi che avevano bisogno di sentirsi importanti per qualcuno.

Spero di non avervi annoiati raccontandovi un pezzo di me, ma era necessario per capire che questa favola, il quaderno di questa bambina, seppure racconti in punta di fioretto, con una delicatezza squisita, i problemi, i sentimenti, le paure e le aspettative di queste piccole persone, mi ha toccato nel profondo.

Quando ho iniziato a leggere mi aspettavo una favola, così dice il sotto titolo, poche righe dopo avevo capito dove mi avrebbe portato l'autrice ed ho avuto un attimo di panico, perché non c'è cosa più odiosa che sentirsi raccontare certi dolori e certe tribolazioni in maniera falsa, edulcorata, melensa. Ma così non è stato. Seppure la narrazione proceda su un registro dolcissimo, nonostante l'estrema attenzione a mantenere il tono soave, tutta la verità, tutta la complessità che possiamo trovare in questi bambini, è lì, sottile ma presente, sfumata e lieve, ma sincera.

Io davvero non so quali siano le esperienze di Dominique in questo campo, sta di fatto che ha saputo cogliere alla perfezione i drammi e le sofferenze di bambini soli, il loro desiderio di attenzione e calore umano, la loro brama di essere amati senza corrispettivo, gratuitamente, per quello che sono. Lo ha fatto con la mano leggera di un artista che stende i colori di un acquerello, impalpabili eppure vividi, delicati eppure potenti.

Non posso che ringraziarla, per il racconto che ha scritto, per l'amore che ci ha messo, per aver trasformato una delle cose più terribili del mondo in una fiaba. Sopra ogni altra cosa per avermi fatto ritrovare tramite le sue parole un piccolo pezzo di me. Grazie.

venerdì 5 settembre 2014

Impressioni di lettura: "La collina dei conigli"di Richard Adams

Non credo che avrei mai letto questo libro se non fosse stato proposto in uno dei gruppi di lettura di Goodreads, ma devo ammettere che sono molto contento di averlo fatto.

La ragione della mia gioia è che leggere questo volume mi ha fatto tornare indietro negli anni, a quel tempo in cui ancora ragazzino mi avvicinavo ai miei primi libri: Salgari, Verne soprattutto.

Perché questo è un libro di avventure! Poco importa che a viverle non siano feroci pirati o fantascientifici capitani, i conigli di Adams hanno cuore e fegato da vendere e se gli manca la tecnologia non difettano certo d'inventiva e intraprendenza.

Seguire l'avventura di Moscardo e dei suoi amici mi ha riportato al clima di quei giorni. Ho dimenticato di essere un cinquantenne e mi sono goduto il libro come un bambino, mani e piedi a terra a zampettare insieme a loro.

Ora non so se consigliarvelo o meno, se dirvi che è una lettura per ragazzi oppure, al contrario, suggerirvi di leggerlo voi stessi. Il gruppo di lettura ha avuto reazioni diverse, alcuni come me hanno trovato il libro molto bello anche a una lettura adulta, altri invece lo considerano un romanzo da indirizzare ai più giovani. Regolatevi voi anche in base a quello che provate leggendo altri libri di questo tipo. Per me è stata una piacevole sorpresa.