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martedì 9 giugno 2015

Cosa bolle in pentola (Maggio 2015)

In Maggio, come già sapete, un paio di settimane le ho passate in viaggio, attività ricreativa e di crescita culturale e personale. Il tempo per la scrittura quindi è stato molto limitato, così come quello per la lettura. Naturalmente mi guardo bene dal lamentarmi per questo. Ho comunque qualche libro da consigliarvi (vedi in fondo).


Siamo la goccia (che diventa mare)

Conclusa la seconda stesura ho iniziato il primo giro di revisione. Mi sto prendendo il tempo di rivedere i pov (point of view), verificare la cronologia, le congruenze, aggiustare ancora qualcosa sui personaggi, in particolare attraverso i dialoghi. Una revisione ancora piuttosto pesante quindi, prima di arrivare alla limatura.
È ormai più di un anno che lavoro su questo progetto e il tempo ha portato man mano maggiore consapevolezza di ciò che faccio. Credo che la versione attuale sia migliorata rispetto alla prima stesura ma penso che potrebbe ancora migliorare molto. Ora sono in bilico tra la voglia di chiudere questo romanzo comunque sia, per dedicarmi ad altro, e quella di continuare a migliorare il lavoro fatto finora. L'importante è che tra le due pulsioni non vinca quella di buttarlo alle ortiche.


Racconti Rifiutati (anche no)

I due racconti di cui vi parlavo il mese scorso non sono riusciti a superare i tanti altri partecipanti ai concorsi cui li avevo inviati (La Quara e Subiaco Città del Libro). Peccato perché non erano malaccio. Come sempre li riprenderò in mano per aggiustarli con calma per poi inserirli nel mio scaffale, in attesa di avere una massa critica da poter pubblicare autonomamente. Per la cronaca i titoli erano "Anche per me" e "In questa piazza".
Nel frattempo ho inviato un racconto al 36esimo Premio WMI, non si sa mai.
Prossimamente visiterò Expo e chissà che l'occasione non mi ispiri qualche altra storia.


Letture

Ecco le letture di Maggio:

Con l'ultimo respiro - Lorenzo Sartori (impressioni di lettura)
Il quaderno di Didine - Dominique Valton (impressioni di lettura)
Serie "Trainville" - Alain Voudì &co (impressioni di lettura)

Anche questo mese nessuna delle mie letture è stata deludente, ma tra tutte vi consiglio caldamente il racconto di Dominique Valton che mi ha colpito al cuore. Belli anche gli altri, leggete gli articoli che ho scritto per capire se potrebbero fare per voi.

lunedì 25 maggio 2015

Impressioni di lettura: Il quaderno di Didine, di Dominique Valton

Alcuni libri divertono, altri ci fanno pensare, poi ci sono quei pochi che lasciano un segno. Non ricordo chi lo disse e neanche se la citazione sia proprio questa, ma condivido la sostanza di questo pensiero: lo scrittore spesso non racconta la sua storia ma porta alla superficie la storia di chi legge. Per capire cosa intendo e soprattutto per scoprire davvero cosa questo racconto ha evocato in me, dovrete seguirmi per qualche riga.

La prima volta che ho messo piede in un orfanotrofio, e lo chiamo così perché così lo si chiamava all'epoca, è stato quando ero ancora un adolescente. Frequentavo la parrocchia e il gruppo di ragazzi cui appartenevo era guidato da un prete; Don Giovanni si chiamava. Di lui potrei parlare a lungo, dirò solo che in un modo o nell'altro ha inciso molto in quello che crescendo sono diventato.

Questo prete, comunque, ci spingeva, o forse dovrei dire ci trascinava, in situazioni e relazioni di cui ragazzi della nostra età difficilmente avrebbero avuto esperienza. La visita a quell'orfanotrofio fu una delle tante cose "strane" che ci trovammo a fare in quegli anni.

La ricordo molto bene. Al contrario di mille altre cose che ho dimenticato, di quella giornata ricordo ogni minuscola cosa. Soprattutto ricordo i sentimenti. I nostri e quelli dei bambini e dei ragazzi che trovammo in quella struttura. Emozioni intense, tutte quante, quelle gioiose durante il gioco con i bambini e quelle ancora più forti di tristezza quando arrivò il momento di andare via. Di rabbia anche, da parte dei ragazzi che avevano ormai la nostra età ed erano ancora costretti lì.

Volevamo tornarci il prima possibile ma quell'anziano prete ci diede una lezione sulla responsabilità. Se pensate di tornare, ci disse, dovete essere consapevoli che già dalla seconda volta vi prendete un impegno. Se siete certi di poterlo mantenere nel tempo tornate pure, altrimenti non illudete questi bambini con una speranza vana. Sarebbe come abbandonarli un'altra volta.

Molti anni dopo sono rientrato in un istituto insieme a mia moglie e mi sono scontrato di nuovo con i bambini. "Siete sposati?", "Avete casa grande?", "Avete figli?", domande non certo casuali che attendevano risposta. Un paio di anni dopo ne siamo usciti con quella che è diventata nostra figlia. Nel mezzo tante storie che potrei raccontare, tanti bambini e ragazzi che avevano bisogno di sentirsi importanti per qualcuno.

Spero di non avervi annoiati raccontandovi un pezzo di me, ma era necessario per capire che questa favola, il quaderno di questa bambina, seppure racconti in punta di fioretto, con una delicatezza squisita, i problemi, i sentimenti, le paure e le aspettative di queste piccole persone, mi ha toccato nel profondo.

Quando ho iniziato a leggere mi aspettavo una favola, così dice il sotto titolo, poche righe dopo avevo capito dove mi avrebbe portato l'autrice ed ho avuto un attimo di panico, perché non c'è cosa più odiosa che sentirsi raccontare certi dolori e certe tribolazioni in maniera falsa, edulcorata, melensa. Ma così non è stato. Seppure la narrazione proceda su un registro dolcissimo, nonostante l'estrema attenzione a mantenere il tono soave, tutta la verità, tutta la complessità che possiamo trovare in questi bambini, è lì, sottile ma presente, sfumata e lieve, ma sincera.

Io davvero non so quali siano le esperienze di Dominique in questo campo, sta di fatto che ha saputo cogliere alla perfezione i drammi e le sofferenze di bambini soli, il loro desiderio di attenzione e calore umano, la loro brama di essere amati senza corrispettivo, gratuitamente, per quello che sono. Lo ha fatto con la mano leggera di un artista che stende i colori di un acquerello, impalpabili eppure vividi, delicati eppure potenti.

Non posso che ringraziarla, per il racconto che ha scritto, per l'amore che ci ha messo, per aver trasformato una delle cose più terribili del mondo in una fiaba. Sopra ogni altra cosa per avermi fatto ritrovare tramite le sue parole un piccolo pezzo di me. Grazie.

lunedì 2 febbraio 2015

Impressioni di lettura: Le apparenze manipolate di Dominique Valton

Mi piacciono molte cose in questo libro. La prima è il suo non appartenere a un genere preciso. Mi fa simpatia perché neanche io quando scrivo riesco a stare sempre in un genere. Potrei dire che è un thriller, o un giallo, o un noir, ma poi dico chissenefrega, appartiene di certo al genere "libri belli".

L'altra cosa che mi piace è che è breve, eppure per leggerlo ho impiegato più tempo di tanti libri più lunghi. E questo nel mio caso è un bene, qualche volta. Perché se è vero che quando un libro mi piace lo leggo di un fiato, il più rapidamente possibile, è altrettanto vero che quando un libro mi piace ma al tempo stesso ha spessore, ha elementi da digerire, mi colpisce, la lettura si fa lenta, o meglio, si infarcisce di pause in cui riflettere e ragionare.

E così è stato per questa storia. Tante cose su cui ragionare, tanti pensieri da fare, tante riflessioni, tanti paralleli con le mie esperienze dirette e indirette. Si può anche leggere di un fiato, ma poi tocca rileggerlo, almeno un'altra volta, se basta. Anche leggendolo lentamente come ho fatto, mi viene già voglia di riprenderlo in mano e fare un secondo giro.

Mi piace anche come finisce, ma per evitare spoiler non vi dirò altro. Anche qui, molte tristi considerazioni seguono il momento in cui chiudi il libro ormai finito.

Insomma ve lo consiglio caldamente e spero davvero che Dominique abbia nel cassetto altre cose da farci leggere, o almeno stia pensando di scriverne ancora. Chiudo ringraziando la mia amica Flaminia che me lo ha fatto scoprire e a cui auguro ogni bene.