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venerdì 29 aprile 2016

Anteprima romanzo: cercasi blogger

La preparazione del mio romanzo è ormai quasi terminata. Nei prossimi giorni sarà impaginato, qualcuno molto più bravo di me disegnerà la copertina, verranno stampate delle copie per la correzione bozze e le letture in anteprima. Insomma siamo davvero nelle fasi finali.

Ecco intanto quello che potrebbe essere il contenuto della quarta di copertina. Sarebbe per me importante avere il vostro feedback sul testo. Fa venire voglia di leggere il libro? Che tipo di romanzo vi aspettate che sia sulla base di questa presentazione? Suggerimenti?


In un’Italia immaginaria, futuribile e alternativa alla nostra realtà, un gruppo di amici sulla soglia dei settanta, i Baby Boomers, si prepara a eseguire un’azione senza precedenti: sequestrare un gruppo di parlamentari all'interno dello stesso Palazzo del Parlamento, roccaforte considerata inviolabile e simbolo di un potere ormai profondamente corrotto.
A contrastare i Baby Boomers saranno gli uomini dello Stato, e tra loro Giuliano Marchetti, commissario piuttosto indipendente, coinvolto nel caso dal suo amico questore, a capo dell’Unità di Crisi. Nelle ore concitate che succedono al sequestro, Marchetti si troverà a indagare sui membri del gruppo, molto diversi tra loro per estrazione e cultura e senza evidenti collegamenti, cercando di prevenirne le mosse e indovinarne le intenzioni ultime.
Molte sono le domande cui dare risposta: Cosa hanno in comune i terroristi? Perché sono arrivati a tanto? Che cosa sperano di ottenere?

Stesso discorso per il titolo definitivo. Alla fine sono tornato al vecchio amore, ma lo accompagnerò con un sottotitolo più evocativo, ecco dunque la soluzione:

Baby Boomers
Siamo la goccia che diventa mare

Anche qui mi farebbe molto comodo avere le vostre impressioni.


Blogger letterari a me!

In attesa che tutto sia pronto ho pensato di coinvolgere qualche blogger per segnalare il romanzo o per fare una lettura in anteprima con eventuale recensione. L'intento è quello di far uscire segnalazioni e recensioni immediatamente dopo il lancio che è previsto per la prima metà di Giugno.

Se siete intenzionati a darmi una mano vi prego di contattarmi tramite i commenti su questo articolo o su qualsiasi dei social che utilizzo e i cui link potete trovare in alto a destra nella pagina (o in basso a sinistra, a seconda dei casi).

Tutti i blog selezionati riceveranno un archivio contenente i file digitali del libro in versione preview, immagine di copertina definitiva e altro materiale necessario allo scopo.

Tra i coraggiosi volontari per le letture/recensioni ne estrarrò almeno tre, ai quali invierò appena disponibile una copia cartacea del romanzo in versione "anteprima". In pratica una versione "brutta", con copertina fake (quella che vedete qui accanto), stampata in formato A5 e tiratura limitata, naturalmente firmata con particolare affetto dall'autore, me medesimo in persona. Un pezzo quasi unico insomma.


venerdì 29 gennaio 2016

Impressioni di lettura: "Papà Gambalunga" di Jean Webster

Anche in questo caso si tratta di una lettura da me fatta nell'ambito delle attività di facilitatore alla lettura.

In un certo senso queste letture vanno nel mio caso a colmare qualche lacuna giovanile, non tanto perché si tratti di classici necessari, quanto perché sono comunque libri che facevano parte delle letture giovanili della mia generazione (e non solo).

Siamo qui di fronte a un romanzo epistolare. Una storia cioè raccontata tutta attraverso le lettere che una ragazza scrive al proprio benefattore. Già, perché parliamo della più classica delle situazioni strappalacrime. L'orfanella che è cresciuta in istituto, a cui un generoso borghese provvede delle risorse economiche (e non solo) per poter affrontare il percorso di studi universitari.

Vale la pena perdere il tempo di spiegare che il libro viene scritto ai primi del novecento, ed è tenendo conto di questo che dovremo fare la misura a quanto ci viene raccontato. Probabilmente per il tempo in cui venne scritto il libro conteneva parecchie idee se non proprio rivoluzionarie, quanto meno piuttosto liberali. Nonostante questo agli occhi di un lettore moderno certe costrizioni (nonché l'accettazione delle stesse) risultano datate e fuori luogo, specialmente se le si correla all'età dell'orfanella in questione.

Con la capacità di fare questa tara agli avvenimenti il libro rimane godibilissimo. Certo non verremo a lungo ingannati e sarà a tutti i lettori presto chiaro dove andrà a portarci la storia, ciò nonostante la lettura non ci annoierà. 

Un libro che a mio avviso può essere letto in due diverse maniere. La prima, più semplice e diretta, ci permette di godere di una storia leggera ma ben scritta, venata di buoni propositi, rivendicazioni femminili un po' datate (ma purtroppo non abbastanza) e tinte rosa. La seconda più interessante e profonda, andando a esaminare come doveva essere la vita delle donne di quel tempo, quali i loro sogni, le ambizioni e come queste stessero cambiando.

Un libro che secondo me ha ancora un suo posto nella libreria di una scuola o in una biblioteca, così come in quella di una casa con ragazzi adolescenti. Un facile approccio se si vuole leggere un romanzo epistolare.

domenica 10 gennaio 2016

Impressioni di lettura: "Quella volta che sono morta" di Cetta De Luca

Io adoro i "what if". Cosa succede se...
Tutto quello che scrivo in fondo nasce da una domanda del genere. Molti dei miei pensieri e riflessioni. Posso dire che si tratta in fondo del mio approccio alla vita, farsi sempre una domanda in più, mettersi nei panni dell'altro, in una situazione diversa, immaginare come sarebbe se accadesse qualcosa di impossibile, inaspettato.

Capite quindi che un libro che gira intorno a una donna che "muore" per alcuni minuti, una dozzina appena, e poi torna in vita, non poteva che prendermi.
La nostra protagonista ha subito proprio questo tipo di esperienza, quasi morta diciamo, o comunque tornata da uno stato di morte almeno apparente. Peccato che non ricordi niente di quei dodici minuti. Da qui l'idea di ricorrere all'aiuto di qualcuno che esplori, magari con l'ipnosi, proprio quel tempo perduto.

Tutto qui. La scusa è questa, lo svolgimento un'ironico racconto, una serie di analisi, divagazioni, invenzioni e ragionamenti, che accompagnano la ricerca di quei minuti perduti, il tempo prima e dopo. E in un testo così piccolo l'autrice mette una quantità di cose... Tante davvero. Alcune mi hanno colpito al cuore, perché un po' mi riguardano, in altre ho riconosciuto persone amiche. Infine arriva il racconto di quei minuti. Non sono bravo con queste cose, non sono un lettore che percepisce con facilità riferimenti e allegorie, citazioni dotte e omaggi letterari. Non so se ve ne siano, chissà, potrei chiederlo all'autrice. Di fatto la storia mi ha affascinato, gatto, aquilone e chitarrista inclusi.

Una domanda però vorrei farla a Cetta. Perché questo libro, così simile a un sogno, così "stravagante" per certi versi, sembra molto più reale di tanti altri che ho letto e mi sono chiesto quanto ci fosse di Cetta.

lunedì 21 dicembre 2015

Impressioni di lettura: "L'antro del drago" e "Murder, She Baked" di Diego Tonini

Diego Tonini è uno degli autori insieme ai quali sto portando avanti l'esperienza del "Sad Dog Project", un amico insomma. Mi sono chiesto per un milionesimo di secondo se fosse il caso di non pubblicare articoli quando leggo qualcosa scritto da persone che conosco, ma ho archiviato il caso senza troppi mal di pancia. Mantengo la regola, di quello che leggo vi parlo, fine.

Questo racconto, edito dalla Gainsworth Publishing, lo si trova solo in digitale, quindi a un costo contenuto. Si tratta peraltro del seguito di un precedente lavoro, "L'ultimo Eroe", sempre pubblicato con la stessa casa editrice e sempre disponibile solo in versione e-book.

Se dovessi sintetizzare potrei dire che sono "fantasy classico ironico". Il nostro eroe è un nano cornuto (non nel senso che la moglie intreccia i suoi peli con quelli di altri maschi ingrifati, ma nel senso che tiene proprio fisicamente le corna, anzi IL corno, visto che uno se l'è perso da qualche parte). Un nano che non ricalca molto bene lo schema dell'eroe classico senza macchia e senza paura. Di difetti il nostro ne ha parecchi e il mondo dove vive non è certo rose e fiori.

In questa seconda puntato dovrà affrontare un drago. E anche qui...
Ma non voglio svelare troppo, tanto avete capito che siamo fuori dagli schemi ordinari.
Un racconto che io ho trovato divertente, piacevole, intelligente. So che una terza puntata è già in arrivo e spero che magari quando ci sarà anche quella si possa pensare a una versione in carta, che fa sempre un certo effetto :-)

Visto che sono qui vi citerò un altro racconto che ho letto di recente, sempre di Diego, e che abbiamo pubblicato nella collana Sad Dog. Si tratta di "Murder, she baked", una storia di genere completamente diverso... o forse no. Be' è ambientato nella nostra epoca e potrei definirlo un piccolo thriller a sfondo horror, ma l'ironia è la stessa. Vi raccomando anche questo, lo potete trovare su Amazon sia in e-book che cartaceo, o anche nella raccolta "Frozen Dogs", ma in quest'ultima solo per questo periodo festivo, quindi approfittatene, ci sono anche racconti miei e degli altri autori Sad Dog.

Per quanto riguarda le mie ultime letture di racconti scritti da Diego per ora ho finito, ma capiteranno ancora, visto che Sad Dog non ha certo completato il suo corso.


martedì 10 novembre 2015

Impressioni di lettura: "Il paradiso degli orchi" di Daniel Pennac

Anche questo libro fa parte del mio sforzo di recuperare un po' di mancate letture. Con Pennac ho parecchio arretrato, diciamo così, nella mia lista di cose da leggere. Questo è un primo passo a cui spero di riuscire a far seguire molti altri.

Ma veniamo al libro. Qui c'è tanta roba da dire, tanta.
La prima cosa forse è lo stile. Quando si parla di stile di uno scrittore non sempre è chiaro che cosa si intenda. Perché lo stile può essere fatto da molte cose e quindi diventa difficile trovare una definizione. Ecco, questo libro e questo autore sono un buon modo per capire di cosa parliamo quando diciamo stile, senza il bisogno di cercare di inquadrare la parola in uno schema. Perché leggendolo si capisce subito di cosa parliamo. Ma volendo proprio provare a stabilire una regola mi viene in mente una cosa del genere: lo scrittore ha un suo stile quando puoi riconoscere un suo scritto dalla semplice lettura dello stesso.

Non ho alcun dubbio che con Pennac questa definizione funzioni. Ci sono tante cose, dalla costruzione del racconto, al modo di raccontare, alla modalità di rappresentazione su carta dei pensieri e delle azioni. Il testo è praticamente firmato.

La seconda cosa che colpisce è l'ironia che viene depositata su una storia altrimenti terribile, anestetizzandone quasi l'atrocità che lo permea. Sorridiamo leggendo, continuamente, eppure a un livello più profondo ma ben percepibile, messaggi feroci arrivano come mazzate. Gli orchi in questo caso non sono quelli verdi che mangiano elfi. Oh be' li potremmo anche raccontare così. Sono invece orchi di quella razza che possiamo trovare in agguato in ogni angolo della nostra vita.

La terza caratteristica affascinante del libro è il modo in cui un giallo, perché mi viene da dire che di questo si tratta, viene affrontato con una modalità del tutto differente da quella classica, tanto diversa da un giallo tradizionale da non sembrare più tale. Rimane il dubbio che non lo sia, in effetti, ma solo perché è qualcosa di più.

E poi, che vi devo dire, un'idea così, geniale nella sua semplicità, come il mestiere di Capro espiatorio è talmente deliziosa e intrigante che già da sola basterebbe a ripagarmi del prezzo del libro. Libro quindi che per me merita il massimo dei voti, che consiglio a tutti di leggere, anche se mi rendo conto che, come sempre per i libri, a tutti non piacerà.

Considerazione finale fuori tema. Ho provato a leggerlo in e-book tramite prestito bibliotecario. Funziona bene, ma dura solo dodici giorni (mi pare) e poi lo si deve riprendere nuovamente in prestito. Niente di particolarmente fastidioso ma utilizzandolo e incorrendo in questo piccolo inconveniente mi è venuto pensato che oggi come oggi il DRM è un'idiozia totale, complica solo la vita agli utenti onesti e ne avvia verso la pirateria più di quanti non ne trattenga tra le braccia degli editori. Masochismo puro delle case editrici. Non tutte per fortuna.

Alla prossima si torna a leggere Francesco Verso, ci sentiamo appena finisco Livido.

giovedì 5 novembre 2015

Cosa bolle in pentola (Ottobre 2015)

Ottobre ci accompagna nel pieno dell'autunno e cede il passo a Novembre giusto in tempo per festeggiare zucche e maschere horror. Un periodo buono in fondo, non ancora troppo freddo, in particolare in questa settimana. Godiamoci l'ultimo sole e andiamo avanti!


Siamo la goccia che diventa mare

Ho sentimenti contrastanti su questo romanzo.
Penso che nei prossimi mesi la decisione sul cosa farne finirà con il coincidere con quella che riguarda il modo di pubblicare in generale. Ma scriverò a suo tempo qualcosa di dedicato a questo tema, credo che meriti una riflessione. Vi anticipo solo che più sento parlare male degli autori indie più mi viene voglia di seguire quella strada. Bastian contrario, sempre.



Il ritorno di Abele (titolo provvisorio)

La scrittura qui continua a non decollare. Ma non è una cosa negativa in questo caso perché il problema, se così si può dire, è dovuto a un ritorno di creatività che mi ha portato a ragionare su evoluzioni successive al romanzo. Insomma credo che se mai vedrà la luce potrebbe diventare una serie anche complessa. Dunque merita di stagionare nella mia testa ancora un pochino. Il che non significa che non possa continuare a buttare giù pezzi e approfondire personaggi per il primo romanzo.
C'è anche da dire che l'esperienza fatta nell'ultimo anno e i contatti con persone che lavorano nell'editoria a vario titolo stanno influenzando il lavoro che sto facendo. Ho una maggiore consapevolezza di dove voglio arrivare e quindi temo che il percorso per raggiungere il traguardo si stia facendo più lungo. Ma spero che questo significhi anche realizzare un prodotto con una qualità migliore dei precedenti.

Racconti Rifiutati (anche no)

Ho inviato un secondo racconto al Cultora (uno lo avevo già mandato alla versione dedicata agli autori capitolini). Non sono molto fiducioso, non so che genere di cose apprezzano e quali no, in ogni caso è sempre interessante mettersi in gioco in questi confronti. L'editore è uno di quelli che mi piacciono, male che vada avrò contribuito a rendere il premio un successo di partecipazione.

Caricato anche un racconto per il concorso Robot 2016 (amici che scrivete considerate la possibilità di partecipare). Non posso raccontare di cosa si tratta ma ho notato con sorpresa che in questo periodo mi stanno venendo fuori racconti di dimensioni decisamente superiori alla mia media. Vorrà dire qualcosa?
Non so se avrò il tempo per completare anche il secondo racconto che è possibile mandare per il concorso, ma comunque la partecipazione è assicurata con il primo.


Ho continuato a lavorare un po' su "Bastet e la bottega del baratto" (racconto con una gatta per protagonista). Non tantissimo, ma almeno non sono rimasto del tutto fermo.
Lo stesso vale per Evelin, anche qui piccola crescita di volume ma siamo lontani dalla conclusione. C'è un attimo di rallentamento per entrambi ma in compenso ho lavorato di più sulle altre cose.

Completato un racconto fanta-ironico dal titolo "Acqua su marte". Potete immaginare da quale fatto di cronaca mi è venuta l'ispirazione. Andrà rivisto prima di fare uscire questo mio bimbo solo soletto in mezzo al mondo.

Un mio elaborato, "Lama e Pietra", insiemi a quelli di parecchi altri autori, ha ricevuto una menzione speciale della giuria al Premio Marudo 2015. Avevo rielaborato questo racconto sulla base di un vecchio testo scritto anni fa in ambito ludico, ampliandolo e rendendolo più aderente al tema del concorso e mi ha fatto particolarmente piacere che sia stato apprezzato. Purtroppo non sono riuscito a partecipare alla serata della premiazione. Magari ci riprovo il prossimo anno.

Ci sono altre cose in cantiere, ma per ora sono idee o abbozzi e direi che è un po' presto per parlarne. Sono felice comunque di essere in un momento felice per quanto riguarda la creatività.

Letture

Ecco le letture di Ottobre:

La grande storia del tempo - Stephen Hawkling (Impressioni di lettura)
Anna - Niccolò Ammaniti - (Impressioni di lettura)
e-Doll - Francesco Verso - da recensire
Il cimitero senza lapidi - Neil Gaiman - (Impressioni di lettura)

Non molto questo mese, l'inevitabile conseguenza di scrivere un po' di più è leggere un po' di meno, ma che ci posso fare? Questo mese apriamo con un saggio di Hawking, gradevole e abbastanza comprensibile anche se nell'ultima parte ho faticato un po' di più. Poi il libro di Ammaniti, che ho gradito e consiglio. Un ritorno al mio vecchio amore con e-Doll di Francesco Verso, a tratti mi ha lasciato interdetto nello stile ma con una storia potente e un'ambientazione molto interessante. Divertente e gradevole la raccolta di racconti semi-neri di Gaiman. Tutti libri consigliabili in base alle vostre preferenze.

Ci sentiamo tra un mese, sperando di potervi dare qualche novità più consistente.

giovedì 29 ottobre 2015

Impressioni di lettura: "Il Cimitero senza lapidi e altre storie nere" di Neil Gaiman

Nelle prossime settimane dovrò leggere anche qualche altro libro di Gaiman. Si tratta infatti di uno degli autori che intendo presentare nel gruppo di lettura che sto per avviare nel mio Comune. Ma di questo e di altre iniziative vi parlerò anche più avanti.

Credo che molti conosceranno Gaiman attraverso il film o il libro "Coraline". Il suo è un genere di fantasy ironico e irriverente che per certi versi mi ricorda Pratchett (con cui credo vi fosse un rapporto di amicizia) ma con una netta propensione per ambientazioni più fosche, quasi horror anche se horror per questi libri sarebbe una definizione di certo inappropriata. 

La delicatezza infatti regna sovrana in questi racconti che pur trattando spesso di temi cimiteriali, di demoni, di aldilà o comunque di presenze inquietanti, rimangono sempre abbastanza leggeri per l'anima e portatori di serenità più che di angoscia.

Già dall'introduzione dell'autore trovo il modo di elogiarlo. Dichiara infatti di aver sempre amato i racconti, fin da giovane, e in questo mi somiglia. Inoltre è un autore che dichiara apertamente e senza paura che la sua intenzione è quella di divertire, come non prenderlo in simpatia?

Come in tutte le raccolte di racconti ognuno potrà trovare qualcosa che piace di più e qualche altra cosa che non si riesce ad apprezzare. In questo caso devo ammettere che non c'è nessun racconto che non valga la pena di leggere, ma ovviamente ho anche io un paio di preferenze. La prima, su cui forse non concorderebbero in molti, riguarda il racconto "Il prezzo" che da una visione dei gatti che ho amato molto e a cui non viene troppo difficile finire per credere davvero. Basta vederli quando si fissano su qualche fantasma a noi invisibile. La seconda invece che forse è più comune, nel racconto "Il cimitero senza lapidi" che da il nome alla raccolta. Bella storia e bel personaggio, leggerò di sicuro anche il piccolo romanzo che la estende.

Tra gli altri voglio menzionare "Il ponte dei troll", pieno di simboli e delicatissimo; "Cavalleria", paradossale e divertente; "Avis Soleus", sul tema del cibo che mi affascina sempre. Insomma una bella raccolta che è valsa la pena di leggere e mi ha confermato il gradimento di questo autore davvero importante.

giovedì 22 ottobre 2015

Impressioni di lettura: "La grande storia del tempo" di Stephen Hawkings

Questo è un libro divulgativo. Ha l'intento cioè di diffondere al maggior numero di persone possibile alcune competenze di base, informazioni minime, che facciano comprendere almeno in forma generale le leggi essenziali della fisica, della cosmologia, la natura delle cose.

Io non ho mai completato gli studi universitari di Matematica e quindi, pur avendo delle basi consistenti su questi temi, sono rimasto un po' indietro con gli sviluppi avvenuti in questi decenni, e anche regredito come strumenti a disposizione per comprenderli fino in fondo.

Questo è però un libro indirizzato teoricamente all'uomo della strada quindi ho pensato che potesse fare al caso mio. Devo ammettere che in alcuni passaggi, in particolare nei capitoli finali, ho fatto un po' di fatica a seguire tutto, ma tirando le somme posso dire che si tratta di un bel libro, che offre la possibilità di rinfrescare qualche conoscenza giovanile, per chi le aveva, o di esplorare in una forma il più semplificata possibile i misteri del cosmo e della materia/energia.

Non mi sento di dire che è un libro per tutti, nonostante si percepisca lo sforzo fatto dall'autore affinché sia per molti. Ci riesce per gran parte del tempo, ma penso che andando avanti diventi man mano più difficile seguire davvero bene i discorsi fatti per chi non ha almeno una base minima. Rimane comunque leggibile, magari facendo qualche atto di fede (ma forse non è quello che vuole fare chi affronta un libro di scienza).

Mi sento di consigliarlo a chi ha almeno qualche nozione di fisica e cosmologia e vuole aggiornare e ampliare la conoscenza del tema.

domenica 11 ottobre 2015

Impressioni di lettura: "Anna" di Niccolò Ammaniti

Premessa, a me i libri di Niccolò Ammaniti sono piaciuti tutti, e qui forse potreste anche smettere di leggere. 
Di conseguenza quando ne esce uno nuovo lo leggo sempre volentieri, con la curiosità di vedere cosa ci ha preparato. E ogni volta c'è sempre qualche piccola sorpresa.

Questa volta la principale riguardava l'ambientazione fantascientifica, post apocalittica del romanzo. Quando un autore di narrativa importante produce un'opera di genere, come in questo caso, si nota come gli editori e i critici si guardino bene dall'evidenziare questa appartenenza. Si ha sempre un po' paura di affibbiare l'etichetta "Fantascienza", pare che porti sfiga, che faccia un po' genere di ripiego.
Per quanto mi riguarda come sapete identificare il genere di un romanzo è un esercizio più o meno inutile. Ma visto che amo molto la fantascienza non mi è dispiaciuto che questo racconto abbia invaso quel campo.

Una cosa che ho notato subito, avendolo letto da poco, è la forte somiglianza dell'idea di base (malattia che stermina solo gli adulti in Sicilia) con il romanzo Anno XIII di Uriel Fanelli, dove avviene più o meno lo stesso, ma con un quadro di evoluzione del male e di sviluppo della storia del tutto diversi. Si tratta di una coincidenza, ma è molto divertente per me vedere come partendo da uno spunto simile due autori diversi arrivano a sviluppare risultati quasi opposti. Nel mondo di Uriel il virus ha anche la capacità di accentuare le mutazioni e dal caos emergono un insieme di nuove razze con le quali in qualche modo il resto dell'umanità dovrà fare i conti. In quello di Niccolò non succede niente di tutto ciò.

In "Anna" il virus e i suoi meccanismi sono un artificio utile a creare una situazione dove immergere i personaggi. Per come la vedo io è solo un dettaglio. Quello che conta poi è la storia che Anna e le persone che le ruotano intorno devono affrontare. Ancora una volta leggendo mi sono chiesto: "Come fa?". Come fai Niccolò a scrivere dei pezzi che riescono a suscitare in me una tenerezza struggente e insieme a colpirmi lo stomaco come un pugno?

Uno di queste parti volevo leggerla a mia moglie mentre andavamo da qualche parte in macchina, era lei ovviamente a guidare. Ma non sono riuscito perché, lo confesso, a metà mi sono commosso e le lacrime mi hanno impedito di andare oltre.

Può darsi che quel brano, "Cose da fare quando mamma muore", sia per me particolare, perché il problema del "dopo di noi" per me è importante e presente ogni momento della mia vita. Ma in ogni caso è di queste cose che è pieno il libro. Tenerezza e drammi sconvolgenti. E sullo sfondo, ma non troppo, un messaggio per chi guarda alla morte con troppa attenzione e si dimentica di vivere la vita.

Quindi, tirando le somme, non mi importa se è fantascienza apocalittica o meno, non mi interessa se l'idea dei bambini che si governano nasce forse dal "Signore delle mosche" e me ne frego anche del fatto che di libri su virus che sterminano una parte o tutta l'umanità se ne sono scritti tanti. "Anna" mi ha commosso, fino a farmi piangere, mi ha fatto pensare al senso della morte, all'importanza di vivere una vita piena. Credo che la frase più importante del libro sia l'ultima. No, anzi, non lo credo, ne sono sicuro.



martedì 29 settembre 2015

Impressioni di lettura: "Eroe in prova" di Valeria Barbera

Vediamo, da dove comincio? Ecco, "come sono arrivato a leggere questo libro?", questa potrebbe essere la prima cosa da raccontare. 

Come spesso accade ci sono elementi casuali. Frequentando i forum di Writer's Magazine e i gruppi di Facebook su scrittura e lettura mi sono imbattuto in questa autrice, o in questo libro, non ricordo bene la sequenza. Mi ha incuriosito il fatto che sia definito "Urban Fantasy" e ho deciso di vedere che roba era. Intendiamoci, quando sento Urban Fantasy mi viene pensato Harry Potter (e forse non sarete d'accordo), ma anche Francesco Dimitri (non avete letto Pan? male!). Insomma in testa non ho un'idea precisa del genere e così...

Per farla breve, comprato e letto, ed eccomi qui a tirare le somme, sul libro e sul genere, ammesso che si possa definire con precisione.

Parliamo prima del libro. Per "Eroe in prova" voglio tentare di separare le mie impressioni riguardo la storia da quelle che riguardano lo stile di scrittura. L'idea portata avanti nella trama è divertente, ci sono delle eco familiari, ma questo non disturba. Una storia insomma abbastanza originale e piacevole, con qualche spunto che mi ha colpito molto e forse un pizzico di fatica nella necessità di agganciarsi alla serie.

Per quanto riguarda lo stile ho sentimenti contrastanti. Il che è buffo, perché non posso dire che non mi sia piaciuto anche quello. Solo che ho faticato un po' ad accettarlo. Credo sia più un problema mio, di ordine "filosofico" che altro. Provo a razionalizzarlo. Magari sbagliando ma io ho associato il genere Urban Fantasy ai giovani, e il linguaggio del libro mi è sembrato più da adulti, così come il genere di ironia che viene utilizzata continuamente. Come dicevo forse sbaglio, ma ripeto, questo non mi ha impedito di godermi il libro.

Infine un pensiero sul genere, ammettendo che il libro ne sia un rappresentante. Leggerei altri libri simili, proseguirei la serie? Non ne sono sicuro. Eppure come dicevo è stata una lettura piacevole. Tuttavia se penso al fantasy continuo a preferire il vecchio stile, anche se mi rendo conto che di quella roba ne è stata sfornata talmente tanta da aver spazzolato qualsiasi possibile combinazione. Ma forse no, posso sempre sperare di trovare un altro campione che si inventi qualcosa di nuovo rimanendo nei canoni classici.

Oppure, se mi annoio, posso andare a cercare un altro urban fantasy come quello di Valeria. Magari strano, magari un po' inquietante, ma certo non noioso.

martedì 22 settembre 2015

I commenti di Amazon, ovvero come far scappare i lettori

Da qualche giorno Amazon consente l'inserimento di commenti alle recensioni dei clienti. Questa novità, non scordiamolo, si applica su qualsiasi articolo in vendita, non solo sui libri. 
Trovo che sia una possibilità molto utile per i clienti e penso che l'utilizzo naturale di questa funzionalità sia quello di commentare una recensione per dare ulteriori informazioni, aiuti, suggerimenti, precisazioni. Penso che queste dovrebbero venire prima di tutto da altri clienti che hanno comprato lo stesso prodotto e in generale sono convinto che l'introduzione di questa opportunità nella piattaforma Amazon sia una cosa buona.

Mantenendo il discorso in generale credo che sia possibile anche per chi vende un prodotto, o lo fabbrica, o lo distribuisce, commentare una recensione, magari per precisare qualcosa, ringraziare, offrire supporto, dare informazione. Quando però parliamo di libri, in modo particolare di libri indie, ecco dietro l'angolo il demone irresistibile del rant: la tentazione di rispondere per le rime al recensore.

Ci sono dei grossi problemi nel cadere in questa trappola. Il primo è che, anche nel caso in cui si avesse ragione al 100%, il rischio di essere recepiti come presuntuosi e antipatici è immensamente superiore rispetto a quello di perdere lettori a causa della recensione stessa. Il secondo è che potremmo scambiare una vera recensione per un attacco personale, reagendo malamente e facendo una figura barbina. Ci sono poi tutti i casi in cui la nostra risposta, per quanto ci sembri equilibrata e corretta, potrebbe essere comunque percepita come un'inutile invasione.

Il punto di fondo è che le recensioni non sono affatto dirette agli autori. Se il lettore volesse dirvi qualcosa avrebbe di certo modo di farlo. Non avete forse una pagina sui social? Un blog? Una mail che avete inserito in fondo al libro? Se volessero rivolgersi a voi vi scriverebbero. No, la recensione è diretta agli altri lettori. In linea di massima quindi non sono gli autori a dover rispondere. Persino un semplice "grazie" su una buona recensione potrebbe apparire invadente. La domanda da porsi quindi è, semmai, se esista una qualche occasione in cui ha senso intervenire con un commento a una recensione. 
Ecco di seguito gli esiti del mio ragionare su questo tema.

Quando e come rispondere a una recensione?
  • La recensione contiene una richiesta di informazioni, per esempio dove comprare la copia cartacea, o qualcosa a cui si possa rispondere con un dato asettico. Se nessuno risponde potete farlo voi. In maniera educata, date solo l'informazione richiesta.
  • La recensione vi tira in ballo in maniera esplicita. Questa casistica non comprende le valutazioni sul vostro lavoro. Per esempio "Non capisco come possa aver scritto una cagata così" non deve stimolare la vostra risposta. Invece "Quel posto mi ricorda Portofino, chissà se l'autore si è ispirato a questa città" potrebbe meritare un breve commento.
In tutti gli altri casi consiglio di astenersi da commenti. Meno che mai in questi:
  • La recensione è un chiaro attacco personale. Se è chiaro per voi lo sarà probabilmente anche per gli altri, inutile ogni commento.
  • La recensione è una critica a qualcosa che non ha a che fare con il libro. Anche in questo caso sarà evidente a tutti, quindi perché sottolineare?
  • La recensione ha toni maleducati e offensivi. Potrà sembrare strano ma questo tipo di recensioni sembrano avere un effetto positivo sulle vendite. Ignoratele se non volete rovesciare il risultato.
  • La recensione è contraddittoria ("ho letto questo libro tutto di un fiato, non mi è piaciuto molto"). Fidatevi, anche in questo caso chi la legge arriverà alla vostra stessa conclusione: se ti ha tenuto attaccato alle pagine non può essere tanto male.
  • La recensione contesta parti del libro, ma sbaglia. Questo spesso accade su dettagli storici, tecnici e altre amenità del genere. Anche in questo caso fidatevi di me, non frega niente a nessuno di questa roba e l'effetto finale di una recensione di questo tipo è sostanzialmente positivo: vuol dire che in qualche modo la lettura ha appassionato il recensore se si è dato pena di fare ricerche. Commentare ribadendo che avevate ragione voi è un modo quasi certo per farvi apparire antipatici e pignoli, soprassedete.
  • La recensione è fantasmagorica. Resistete, non ringraziate, non fatelo, godete in silenzio.
Voi che ne pensate? Avete usato i commenti? Siete caduti in qualcuna delle trappole che ho elencato? Avete resistito alla tentazione? Come lettori che cosa pensate?


giovedì 17 settembre 2015

Impressioni di lettura: "Cronache di Mondo9" di Dario Tonani


Fare delle premesse prima di parlare di un libro che ho appena letto sta diventando una specie di tradizione. Come tale, sarei per natura tentato di infrangerla il prima possibile, ma questa non mi sembra l'occasione giusta, quindi ve le sorbite ancora una volta.

Quello che sento il bisogno di dire ora riguarda il mio amore per la fantascienza, il mio disagio per la necessità che molti sentono di inquadrare precisamente la sua definizione, e anche un po' il terrore come autore di potermi trovare un giorno a difendere la mia posizione, nel momento in cui dovessi dichiarare un mio scritto come appartenente a questo genere. 

Per non annoiarvi oltre ecco la sintesi ultima del mio pensiero: non mi interessa definire con precisione un genere come la fantascienza, non mi appassiono alla discussione sull'appartenenza di Star Wars a questo genere o al fantasy. Ho fatto l'ingenuo errore di definire in passato alcuni miei racconti come fantascienza, non lo ripeterò, dirò che scrivo fiction e questo mi basterà per vivere sereno.

Con questa premessa metto da parte senza ulteriori indugi qualsiasi discussione sul genere di appartenenza dei racconti di Dario Tonani ambientati su Mondo9. La chiamerò fiction, ma tanto non conta niente trovare una definizione. Quello che conta, come sempre, è se leggendoli mi sono divertito o meno, se mi hanno dato da pensare, se mi hanno fatto venire voglia di leggerne ancora.

Alla prima domanda rispondo senza problemi che li ho trovati molto piacevoli da leggere. Mi piace l'idea di base di questo mondo e in tutta sincerità non ho problemi a digerire né l'ambientazione, né la tecnologia, né lo spargimento di sangue e carne. Di fatto quello che percepisco leggendo i vari episodi, quello che apprezzo, sono le diverse vivide descrizioni di umanità. I personaggi, siano uomini, macchine o vie di mezzo, restano umani fino in fondo, densi di sentimenti. E questo mi piace.
Non leggo un messaggio più profondo, ma non vuol dire che se io non lo vedo non ci sia, magari potrebbe dircelo Dario. Ci sono quelli evidenti, che riguardano la vita e la morte, così come le passioni che animano l'umanità e che sempre guidano ogni scelta e azione.

Se devo trovare un difetto, riguarda la struttura. Questa è figlia della genesi di questi racconti, che sono nati in momenti e con scopi diversi da quello di creare un'unica storia. Nonostante lo sforzo di legarli insieme il difetto rimane, anche se l'effetto finale non è sgradevole. Più quindi una specie di piccola antologia che un vero romanzo.

Un effetto collaterale di questo, che potremmo considerare positivo, è che leggendo la raccolta di micro racconti associata (Tutti i mondi di Mondo9) ci si ritrova immersi nella stessa ambientazione con un ritmo e una frammentazione di episodi che non stona affatto con la lettura del libro principale. Di questa ho per ora letto la prima parte, quella dei racconti selezionati, ma sto proseguendo volentieri nella lettura.

Credo che questo sia il mio primo libro di Dario Tonani. Mi è piaciuto e di certo se capiterà l'occasione leggerò altre cose che ha scritto.

Riassumendo le mie impressioni: lettura divertente, consigliata a chi ama la fantascienza "estesa", non indicato per quelli che sono sensibili ad ambientazioni un po' splatter.

martedì 15 settembre 2015

Impressioni di lettura: "L'amore in sospeso" di Flaminia Mancinelli


Alcuni libri sono facili da leggere, scorrono via veloci e la lettura trascina con sé anche gli affanni quotidiani, ci portano in mondi fantastici coinvolgendoci in maniera tanto piena da farci dimenticare tutto il resto.

Altri invece aprono squarci su qualcosa che forse avremmo preferito non vedere. Ci afferrano e senza preavviso ci trascinano nella sofferenza, nel dolore. Quando ci si trova in questi mondi il cammino è di certo meno rilassante, più difficile, eppure non meno utile. A volte solo attraverso la rappresentazione del dolore altrui riusciamo a capire il nostro stesso disagio.

"L'amore in sospeso" è un libro che appartiene a quest'ultimo gruppo. Mi ha sorpreso, perché dopo "Omicidi all'ombra del Vaticano" non mi aspettavo niente del genere. Che contrasto! Una frazione delle pagine di quello, ma che differenza. Questi fogli me li immagino come intrisi di sangue, di lacrime e sì, anche di sudore. Parole che hanno aspettato così a lungo per farsi trovare e ora gridano finalmente libere. Urlano, non sussurrano, urlano anche quello che si vuole vada appena pronunciato, sommessamente. Ma sono urla salutari, è sangue e sudore che bruciano e vivono. Che alla fine trovano una strada per emergere e creare persino una speranza.

Questo libro parla di amore. Anzi, degli amori. 
Quello tra una figlia e una madre, che nonostante tutto, malgrado tutto è pur sempre amore. Sofferto, combattuto, contrastato e in qualche modo sfortunato, ma amore.
Parla dell'amore carnale, quello fatto solo di sesso. Egoista o fin troppo generoso. 
Pur sempre amore.
Parla dell'amore che brucia, che non accetta ragioni, che esige le sue vittime e i suoi riti.
Ed è comunque amore.
Parla infine, con tutto se stesso, dell'atto d'amore che è stato necessario per scriverlo.

Questo è un libro che se potessi tornare indietro leggerei di nuovo, ma che andando avanti mai più leggerò. Un libro che vale la pena di leggere, ma di certo non facile.
Se l'amore vi fa soffrire dovreste leggerlo, se non credete nell'amore, dovreste leggerlo, se non pensate che un indie possa scrivere qualcosa che valga la pena di leggere, dovreste leggerlo. Se vi fa un po' paura... dovete leggerlo.

domenica 6 settembre 2015

Impressioni di lettura: "The Dark Hunt I e II" di Julia Sienna

Questa volta inizio a raccontare la mia lettura partendo dalla forma fisica dei libri. Come sapete io privilegio l'e-book rispetto alla versione cartacea per tutta una serie di motivi che non sto qui a elencare. In qualche caso però finisco per comprare lo stesso alcuni libri in versione fisica. Qualche altra volta invece mi capita di avere entrambe le versioni, soprattutto quando il libro è interessante anche per mia figlia. Così lo leggiamo, io in digitale, lei in carta.

Bene, questa introduzione per sottolineare che in questo caso oltre al solito e-book possiedo anche il libro di carta e quindi voglio cogliere l'occasione per sottolineare come non tutti i libri siano realizzati con la cura e i materiali con cui è stato fatto questo volume. Dalla copertina rigida con sovracopertina, al formato, alla qualità della carta e della stampa, tutto concorre a farvi venire voglia di possedere un volume di questo genere. Ecco, se si vuole affermare la superiorità del libro fisico rispetto a quello elettronico, bisogna realizzare i libri con questa cura e questi materiali, altrimenti resta poco per attirare davvero le persone.

Parliamo ora del contenuto di questi bei libri. Ho letto sia il primo che il secondo volume della serie "Dark Hunt", purtroppo per il terzo mi toccherà aspettare un po' di tempo visto che ancora non è disponibile. Li ho letti di seguito in pochi giorni, il secondo in particolare l'ho spazzolato in due giornate. Si tratta di una classica saga fantasy dove si ritrovano tutti gli elementi che hanno creato il genere. Faccio un inciso, con la frase precedente intendo proprio dire che in qualche modo, comunque originale e appassionante, nella saga sono inseriti personaggi ed episodi che a mio avviso richiamano direttamente o indirettamente analoghi personaggi ed episodi del fantasy tolkieniano e di genere, con qualche puntatina ancora più indietro nella letteratura. Non è una cosa marchiana, le attinenze sono più sottili anche se per me ben presenti e costanti. Nel leggere mi ha dato quasi la sensazione che si tratti di una specie di omaggio, e scambiando qualche chiacchiera con Julia Sienna su questo ne ho avuto conferma.

La saga comunque ha una struttura e una trama del tutto originali. I personaggi sono caratterizzati con abilità, lo stile narrativo è piacevole e trascinante. C'è tutto quello che ci vuole per un fantasy epico come si deve.

Man mano che la storia si dipana diventa sempre più difficile staccarsene. Come vi dicevo la seconda parte mi ha portato via solo due giorni di lettura, nonostante le dimensioni non proprio minuscole del volume. Chi ama questo genere di fantasy non potrà che apprezzare la saga. Dei due volumi il secondo è per me di certo il migliore, segno forse di una certa crescita dell'autrice nel corso della scrittura, o magari effetto della trama che si fa sempre più avvincente. Attendo ora l'uscita del terzo (e forse ultimo?) volume, sperando che non sia troppo lontana nel tempo.

In definitiva un buon fantasy, intarsiato di richiami alla letteratura di genere e non, una trama e un mondo originali, personaggi ben delineati e caratterizzati. Un fantasy classico/epico con tinte dark consigliato per gli appassionati.

Per l'acquisto le copertine vi portano su Amazon, ma forse potreste risparmiare qualcosa sul cartaceo comprando direttamente sul sito dell'editore Gainsworth Publishing.

martedì 1 settembre 2015

Impressioni di lettura: "Cari mostri" di Stefano Benni

Credo che le antologie di racconti brevi, in modo particolare quelle di un solo autore, siano tra le sfide più ardue per l'editoria italiana. Da una parte c'è l'oggettiva difficoltà di raggiungere un volume tale da essere degno di pubblicazione senza abbassare la qualità media del prodotto. Dall'altra c'è il poco amore che il lettore italiano riserva per questo genere letterario.

Basta leggere le recensioni a questa raccolta per capire quanto sia difficile essere apprezzati scrivendo short stories italiane. Da lettore che ama invece questo tipo di racconti e da persona che prova anche a scriverne, ecco di seguito la mia opinione, sia sull'antologia che sul modo di giudicarla da parte del pubblico.

Una premessa doverosa, anche se può sembrare strano questo è il primo libro di Benni che leggo.

In questo caso abbiamo venticinque racconti più o meno brevi. Già qui vorrei fare una considerazione. Mettere insieme un numero così consistente di storie, come si fa spesso in queste antologie, significa avere la certezza matematica che nessun lettore le apprezzerà tutte. Questa è forse la più grande maledizione delle antologie. Come lettore non ho fatto eccezione. Alcuni di questi racconti mi sono piaciuti parecchio, alcuni per niente, molti mi hanno lasciato tiepido. Credo sia una cosa del tutto normale e penso sia raro il contrario, ovvero apprezzare la gran parte dei racconti di una raccolta con la stessa passione.

L'effetto sulle recensioni e sulle valutazioni sintetiche è destinato ad essere pesante. Nel mio caso che giudizio dare? Quante stelle? Se cinque di questi venticinque racconti fossero capolavori assoluti e il resto fosse da buttare dovrei dare il massimo oppure fare una specie di media? Credo che il comportamento della gran parte delle persone sarebbe quello di mediare, quindi decisamente difficile ottenere buone recensioni con antologie di questo tipo.

Non so se andrò a cercare altri libri di Benni. Lo stile mi piace, in alcune storie e nella ricerca dell'assurdo, nello scombussolare un po' il lettore, somiglia alle modalità che anche io ricerco spesso nello scrivere. Il libro non mi è dispiaciuto anche non è tra quelli che in questo periodo ho apprezzato di più.

venerdì 7 agosto 2015

Cosa bolle in pentola (Luglio 2015)

Un mese di Luglio significativo, se non altro perché chiude un ciclo e ne apre un altro. Sono tornato a leggere un po' di più e credo che questa estate sarà una piccola pausa (o quasi) nel percorso di scrittura. Sempre che non consideriate leggere una parte di questo, come faccio io. La vita privata va bene, scorre abbastanza serena nonostante gli affanni quotidiani (e le preoccupazioni per l'oltre). Insomma, tutto va bene, il sole splende forte e l'anima ride.


Siamo la goccia che diventa mare

Finito. Una parola che è più una decisione che un fatto. Potrei ancora lavorarci per una vita. Potrei anche riprenderlo in mano e cambiare ancora qualcosa. Potrei riscrivere il finale (ancora) o tornare a quello precedente. Potrei ma non voglio. Ora aspetto gli ultimi feedback degli amici e quello importante dell'editore. Poi vedremo, sempre mente aperta e cuore coraggioso.

Il ritorno di Abele (titolo provvisorio)

Ci sono dentro. Ogni giorno di più. Non ho iniziato ancora a scrivere, ma è sempre così, prima sogno, poi scrivo. I personaggi intanto si consolidano e cominciano a farsi sentire. La storia comincia a mettere rami. Ci vorrà tempo, lo so, ma ora sono più preparato. E poi, questa è fantascienza (credo) ed è un amore che ritorna.

Racconti Rifiutati (anche no)

Sto scrivendo un racconto per il Premio Writer's Magazine 36 (una buona abitudine), un'idea che mi piace ma che devo elaborare bene. Forse parteciperò a uno strano concorso che limita lo sforzo a sole 99 parole. Mi pare una bella sfida, simpatica e stimolante, ci proverò. Poi ci sarebbe il Premio Robot, che ormai non è così lontano. Ma qui servirà qualcosa che mi convinca, qualcosa che mi piaccia. Non sarà banale, vedremo se avrò qualcosa da mandare.

Letture

Continuo la lettura della serie Scrivere Narrativa, per quanto non siano manuali magici che ti rendono scrittore d'incanto, sono letture molto interessanti che fanno riflettere sul proprio modo di scrivere. Poi un classico, un rosa di Manuel Sgarella e due bei libri di cui vi ho già parlato. Infine la piccola delusione giapponese. Ho ripreso a macinare benino, ma durante l'estate dovrò dedicarmi anche a un'altra attività, sempre legata alla lettura. Ve ne parlerò quando avrò conferma sulla sua fattibilità.

mercoledì 22 luglio 2015

Impressioni di lettura: "La società degli spiriti" di Federica Soprani e Vittoria Corella


A volte è difficile spiegare perché qualcosa ci piace in maniera speciale. Nella lettura in modo particolare. Capita spesso di suggerire un libro ad altri, un testo che si ama in maniera smodata, per poi scoprire che nessuna delle emozioni e dei pensieri che questo ha suscitato in noi si sono ripetute nell'altra persona.

Tendo quindi ad essere molto prudente nel valutare entusiasticamente un libro. Cerco di misurare le parole per non suscitare aspettative esagerate, che magari potrebbero poi risultare deluse.

Ma cazzo questo racconto è fottutamente figo!

Mi piace tutto, la storia, lo stile con cui è raccontata, i personaggi, le ambientazioni. Lo confesso, sono anche un filino invidioso, vorrei tanto averlo scritto io. Ecco. L'ho detto e pensate quello che vi pare.

Di Federica avevo già letto un racconto, pubblicato insieme al mio nella raccolta Occhi di drago, e già in quello avevo scoperto uno stile che mi aveva conquistato. In questo trovo tutto quello che mi affascina. Sento certo la forte influenza della letteratura Doyleana, ma è un'influenza che ha prodotto frutti deliziosi e che non impedisce al racconto di essere totalmente originale. I personaggi in particolare mi hanno conquistato, ma anche l'ambientazione e l'idea, la trama e le sottigliezze che si possono trovare nella lettura.

Inutile fare altre chiacchiere, fatta salva l'avvertenza che ciò che appassiona me potrebbe non avere lo stesso effetto su di voi, questa serie di racconti di Federica Soprani e Vittoria Corella sono per me delle piccole gioie. Annoveratemi pure ufficialmente tra i fan!

martedì 14 luglio 2015

Impressioni di lettura: Tess dei d'Ubervilles di Thomas Hardy



Quest'anno mi sono ripromesso di leggere qualche classico, ce ne sono tanti che mi mancano e vorrei colmare qualcuna di queste lacune.

Con questo spirito, e grazie allo spunto di uno dei gruppi di lettura di Goodreads, ho affrontato "Tess dei d'Ubervilles". È stata una lettura lunga, in parte perché il testo è corposo, in parte perché ero un po' preso dalle attività di scrittura e infine anche perché mi è risultato faticoso leggerlo.

Lo stile di scrittura, l'ambientazione, la trama stessa, tutto è antico. Da una parte è un'ottima occasione per esplorare quei tempi, quella società così diversa dalla nostra, per fare considerazioni su quanto i nostri discendenti potranno considerare ridicole le nostre attuali beghe, le considerazioni morali. Vedere appunto come l'etica e la morale condivisa cambino radicalmente nei secoli, a volte nei decenni, persino nell'arco di poche stagioni.

D'altra parte non sono riuscito ad appassionarmi neanche un po' in questa lettura. Scarso il feeling con i personaggi, quasi nulla mi è arrivato del pathos che forse animava chi leggeva questo libro nell'epoca giusta. Li intuisco, lo comprendo, lo vedo, ma non riesce a penetrare. Troppa distanza tra me e gli uomini e donne di quel secolo. Forse.

La tragedia di Tess è qualcosa che non riesco ad apprezzare, questo destino che incombe, al quale non si può fuggire, è una visione che non accetto. Per me, uomo moderno, il dramma discende dalle assurde infrastrutture mentali che imprigionavano Tess e Angel, non dal "destino beffardo". Il tempo mette a nudo questa verità superando le intenzioni dell'autore.

Lettura dunque che mi ha coinvolto più come finestra su un mondo che è scomparso che per altro. Non so se lo consiglierei, sicuramente non a un lettore alle prime armi.



martedì 2 giugno 2015

Impressioni di lettura: Trainville (serie), di Alain Voudì


Articolo unico per raccontarvi le mie impressioni su questa serie di racconti che formano in realtà un'unica storia ambientata nel mondo steampunk di Trainville.

L'epoca è quella tipica dei racconti di questo genere, con un focus sugli Stati Uniti e parecchi elementi che differenziano questo mondo immaginario rispetto a quello reale. Tanto per cominciare la tecnologia sfrutta con successo la "sabbia radioattiva" che si trova in abbondanza in determinati giacimenti americani. Altra caratteristica è la presenza di un grande anello ferroviario, immenso e circolare, sul quale si muovono città semoventi assemblate mettendo insieme vagoni di grosse dimensioni. Non sto a raccontare troppi particolari, ci sono molte buone idee e penso che l'autore si sia divertito parecchio a studiare tutte le situazioni e i filoni secondari della storia.

La protagonista principale è una ragazza senza memoria del suo passato, trovata in fin di vita tra le sabbie radioattive del più pericoloso dei giacimenti da un indiano Navajo. I vari ebook della serie seguiranno la sua storia e quella di altri personaggi che di volta in volta le ruoteranno intorno.

I racconti variano da 60 a 100 pagine ognuno e la lettura è piacevole e scorrevole. La narrazione ha qualche elemento di crudezza di tanto in tanto, ma niente di fastidioso o inappropriato rispetto alla trama. Ho spinto la lettura fino al sesto episodio e penso andrò avanti con gli altri (eh be' voglio vedere come finisce, ammesso che finisca). Anche se non mi dispiace l'idea degli episodi rilasciati nel tempo apprezzo la decisione della casa editrice di raccogliere il primo gruppo di ebook in un cartaceo e suggerisco anzi di fare lo stesso anche in e-book in modo che ci sia la possibilità di risparmiare qualcosa comprando in blocco gruppi di episodi.

Ho affrontato la lettura spinto da un contest della Delos e penso che potrei provare questa estate a mandare un racconto ambientato in questo mondo. Non sono un vero e proprio appassionato dello steampunk, ma è un genere che comunque mi diverte e qualcosa mi sta già ronzando per la testa.

In definitiva una serie interessante, di facile lettura, che si può approcciare assaggiando il primo volume e proseguendo poi se si apprezza il genere.



lunedì 25 maggio 2015

Impressioni di lettura: Il quaderno di Didine, di Dominique Valton

Alcuni libri divertono, altri ci fanno pensare, poi ci sono quei pochi che lasciano un segno. Non ricordo chi lo disse e neanche se la citazione sia proprio questa, ma condivido la sostanza di questo pensiero: lo scrittore spesso non racconta la sua storia ma porta alla superficie la storia di chi legge. Per capire cosa intendo e soprattutto per scoprire davvero cosa questo racconto ha evocato in me, dovrete seguirmi per qualche riga.

La prima volta che ho messo piede in un orfanotrofio, e lo chiamo così perché così lo si chiamava all'epoca, è stato quando ero ancora un adolescente. Frequentavo la parrocchia e il gruppo di ragazzi cui appartenevo era guidato da un prete; Don Giovanni si chiamava. Di lui potrei parlare a lungo, dirò solo che in un modo o nell'altro ha inciso molto in quello che crescendo sono diventato.

Questo prete, comunque, ci spingeva, o forse dovrei dire ci trascinava, in situazioni e relazioni di cui ragazzi della nostra età difficilmente avrebbero avuto esperienza. La visita a quell'orfanotrofio fu una delle tante cose "strane" che ci trovammo a fare in quegli anni.

La ricordo molto bene. Al contrario di mille altre cose che ho dimenticato, di quella giornata ricordo ogni minuscola cosa. Soprattutto ricordo i sentimenti. I nostri e quelli dei bambini e dei ragazzi che trovammo in quella struttura. Emozioni intense, tutte quante, quelle gioiose durante il gioco con i bambini e quelle ancora più forti di tristezza quando arrivò il momento di andare via. Di rabbia anche, da parte dei ragazzi che avevano ormai la nostra età ed erano ancora costretti lì.

Volevamo tornarci il prima possibile ma quell'anziano prete ci diede una lezione sulla responsabilità. Se pensate di tornare, ci disse, dovete essere consapevoli che già dalla seconda volta vi prendete un impegno. Se siete certi di poterlo mantenere nel tempo tornate pure, altrimenti non illudete questi bambini con una speranza vana. Sarebbe come abbandonarli un'altra volta.

Molti anni dopo sono rientrato in un istituto insieme a mia moglie e mi sono scontrato di nuovo con i bambini. "Siete sposati?", "Avete casa grande?", "Avete figli?", domande non certo casuali che attendevano risposta. Un paio di anni dopo ne siamo usciti con quella che è diventata nostra figlia. Nel mezzo tante storie che potrei raccontare, tanti bambini e ragazzi che avevano bisogno di sentirsi importanti per qualcuno.

Spero di non avervi annoiati raccontandovi un pezzo di me, ma era necessario per capire che questa favola, il quaderno di questa bambina, seppure racconti in punta di fioretto, con una delicatezza squisita, i problemi, i sentimenti, le paure e le aspettative di queste piccole persone, mi ha toccato nel profondo.

Quando ho iniziato a leggere mi aspettavo una favola, così dice il sotto titolo, poche righe dopo avevo capito dove mi avrebbe portato l'autrice ed ho avuto un attimo di panico, perché non c'è cosa più odiosa che sentirsi raccontare certi dolori e certe tribolazioni in maniera falsa, edulcorata, melensa. Ma così non è stato. Seppure la narrazione proceda su un registro dolcissimo, nonostante l'estrema attenzione a mantenere il tono soave, tutta la verità, tutta la complessità che possiamo trovare in questi bambini, è lì, sottile ma presente, sfumata e lieve, ma sincera.

Io davvero non so quali siano le esperienze di Dominique in questo campo, sta di fatto che ha saputo cogliere alla perfezione i drammi e le sofferenze di bambini soli, il loro desiderio di attenzione e calore umano, la loro brama di essere amati senza corrispettivo, gratuitamente, per quello che sono. Lo ha fatto con la mano leggera di un artista che stende i colori di un acquerello, impalpabili eppure vividi, delicati eppure potenti.

Non posso che ringraziarla, per il racconto che ha scritto, per l'amore che ci ha messo, per aver trasformato una delle cose più terribili del mondo in una fiaba. Sopra ogni altra cosa per avermi fatto ritrovare tramite le sue parole un piccolo pezzo di me. Grazie.