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lunedì 2 maggio 2016

Impressioni di lettura: Amandoti: L'amore in bilico di Flaminia Mancinelli

Leggere e parlare dei libri di Flaminia è per me sempre molto difficile. Anche se non ci siamo mai incontrati, nel tempo si è instaurato tra noi un rapporto di amicizia. Così, dietro ogni frase e ogni parola io vedo lei. Non perché la identifichi nei protagonisti dei suoi romanzi. Qualche pezzettino dell'autore si trova sempre, ma non è tanto questo. Il problema è che Flaminia scrive con tutta la forza del suo cuore, con tutta la debolezza del suo cuore, con tutto il tormento.

Perdonatemi quindi se non scenderò troppo nel dettaglio, mi parrebbe quasi di mostrare l'anima di un'altra persona, che percepisco attraverso quello che scrive.

Anche questa volta è una storia d'amore. Naturalmente non è una storia senza problemi, al contrario, è un problema che costruisce una storia e la cosa è talmente imprevista, talmente sorprendente, da rendere impossibile credere nella possibilità che quella gioia sia duratura. È la paura di essere amati, la paura di perdere quello che non si è mai avuto, di illudersi di averlo avuto.

Sentivo la voce di una bambina mentre leggevo, il ricordo di una voce che alla domanda vuoi questo, ti piace quello, rispondeva immancabilmente: "Posso anche non averlo, posso anche non farlo." La stessa paura di perdere che si trasformava nella decisione di non mettersi in gioco. Il voler soffrire subito, di una sofferenza pianificata, attesa, inevitabile, piuttosto che rischiare di essere felici e dover poi, forse, soccombere all'enorme disastro di perdere quella gioia, quell'attimo di felicità. Meglio non amare, che aver amato e perso.

Ma questa storia, la storia di un'amante e di un amore, scivola dalla parte giusta della lama, ci lascia sperare per il nostro personaggio e mi lascia sperare per la mia cara amica.

E la mia personale riflessione su questo libro e sull'amore è un augurio a tutti quelli che cercano il vento più impetuoso e non riescono a godere delle dolcezze di un porto. Che l'ozio della terraferma vi sia amico, perché se forse la rinuncia alle tempeste può sembrare a prima vista una gran perdita, va messo sull'altro piatto la possibilità di scalare le montagne, impresa che richiede piedi fermi e corde solide. Vi auguro entrambe e un prezioso compagno di avventura.

venerdì 29 aprile 2016

Anteprima romanzo: cercasi blogger

La preparazione del mio romanzo è ormai quasi terminata. Nei prossimi giorni sarà impaginato, qualcuno molto più bravo di me disegnerà la copertina, verranno stampate delle copie per la correzione bozze e le letture in anteprima. Insomma siamo davvero nelle fasi finali.

Ecco intanto quello che potrebbe essere il contenuto della quarta di copertina. Sarebbe per me importante avere il vostro feedback sul testo. Fa venire voglia di leggere il libro? Che tipo di romanzo vi aspettate che sia sulla base di questa presentazione? Suggerimenti?


In un’Italia immaginaria, futuribile e alternativa alla nostra realtà, un gruppo di amici sulla soglia dei settanta, i Baby Boomers, si prepara a eseguire un’azione senza precedenti: sequestrare un gruppo di parlamentari all'interno dello stesso Palazzo del Parlamento, roccaforte considerata inviolabile e simbolo di un potere ormai profondamente corrotto.
A contrastare i Baby Boomers saranno gli uomini dello Stato, e tra loro Giuliano Marchetti, commissario piuttosto indipendente, coinvolto nel caso dal suo amico questore, a capo dell’Unità di Crisi. Nelle ore concitate che succedono al sequestro, Marchetti si troverà a indagare sui membri del gruppo, molto diversi tra loro per estrazione e cultura e senza evidenti collegamenti, cercando di prevenirne le mosse e indovinarne le intenzioni ultime.
Molte sono le domande cui dare risposta: Cosa hanno in comune i terroristi? Perché sono arrivati a tanto? Che cosa sperano di ottenere?

Stesso discorso per il titolo definitivo. Alla fine sono tornato al vecchio amore, ma lo accompagnerò con un sottotitolo più evocativo, ecco dunque la soluzione:

Baby Boomers
Siamo la goccia che diventa mare

Anche qui mi farebbe molto comodo avere le vostre impressioni.


Blogger letterari a me!

In attesa che tutto sia pronto ho pensato di coinvolgere qualche blogger per segnalare il romanzo o per fare una lettura in anteprima con eventuale recensione. L'intento è quello di far uscire segnalazioni e recensioni immediatamente dopo il lancio che è previsto per la prima metà di Giugno.

Se siete intenzionati a darmi una mano vi prego di contattarmi tramite i commenti su questo articolo o su qualsiasi dei social che utilizzo e i cui link potete trovare in alto a destra nella pagina (o in basso a sinistra, a seconda dei casi).

Tutti i blog selezionati riceveranno un archivio contenente i file digitali del libro in versione preview, immagine di copertina definitiva e altro materiale necessario allo scopo.

Tra i coraggiosi volontari per le letture/recensioni ne estrarrò almeno tre, ai quali invierò appena disponibile una copia cartacea del romanzo in versione "anteprima". In pratica una versione "brutta", con copertina fake (quella che vedete qui accanto), stampata in formato A5 e tiratura limitata, naturalmente firmata con particolare affetto dall'autore, me medesimo in persona. Un pezzo quasi unico insomma.


sabato 9 aprile 2016

Impressioni di lettura: Moby Dick di Herman Melville

Nelle mie intenzioni questa doveva essere una rilettura. Ho scoperto presto, invece, che a tutti gli effetti si trattava di una prima lettura. Questo perché da ragazzo ho sì letto questo libro, ma in una qualche versione ridotta per ragazzi, senza rendermene affatto conto.

È stata una lettura molto lunga e laboriosa. Diciamo la verità, l'eccitazione che ricordavo nel leggere Moby Dick non si è riproposta quando davvero l'ho letto. Possiamo parlare male delle riduzioni, ma questa a suo tempo ha avuto il pregio di farmi apprezzare la parte avventurosa della storia, rendendola più dinamica e passionale.

In questa seconda-prima lettura invece ho apprezzato altri aspetti. Qualcuno ha descritto questo libro, forse con intento dispregiativo, come una sorta di enciclopedia, di compendio sui cetacei. In effetti lo è, ci sono infiniti capitoli dedicati alla descrizione di questi animali, come erano conosciuti allora, così come lunghe dissertazioni e descrizioni sull'arte di cacciarla. Non mancano inoltre pagine dedicate alla spiritualità, al modo di vedere il mondo dei cacciatori e forse dello stesso autore. Questi contenuti possono alla lunga annoiare, e di certo impediscono al libro di avere un ritmo adeguato alla moda attuale. Tuttavia mi rendo conto che sono necessari per entrare in quel mondo e capirne il linguaggio.

La storia di Achab e della sua balena bianca incombe sempre, eppure bisogna aspettare di arrivare quasi in fondo per vederla finalmente precipitare, divenire azione, sangue e morte.
La storia che ho letto da ragazzo è ben diversa da quella che oggi ho scoperto. Era paragonabile in ritmo e passione a un Salgari o un Verne. Ma quella che oggi ho ritrovato parla di altro, in fondo. E le disgrazie folli di Achab sono solo un modo di creare la tensione necessaria a dare una spina dorsale al desiderio dell'autore di raccontare la vita dei balenieri, la bellezza delle balene, la solitudine e la grandezza del mare.

Se dovessi dare una valutazione con il metro di oggi, sarebbe poco lusinghiera. Pochi penso i ragazzi che affronterebbero questa lunga lettura senza arrendersi lungo la strada. Per me è stata una sorpresa e l'ho riletto con piacere, ma con una certa fatica. Mi piacerebbe capire se l'esperienza di lettura di altri è stata simile, se le lunghe dissertazioni hanno annoiato o conquistato, se la passione di Achab è riuscita a catalizzare la lettura o se si è un po' persa nel mare di parole in cui è stata immersa. Perché mi rimane in fondo l'impressione di non essere stato in grado di comprendere fino in fondo tutte le sfumature, il contesto, il mondo in cui questo libro è stato generato.

mercoledì 6 aprile 2016

Impressioni di lettura: Nella Botte Piccola ci sta il Vino Cattivo di DIego Tonini

Diego è un amico, e collaboriamo sul progetto comune Sad Dog, quindi posso dire di conoscere almeno un poco il suo modo di scrivere. Eppure, o forse proprio per questo, non sapevo bene cosa aspettarmi quando ho iniziato a leggere questo breve romanzo, in questo caso pubblicato con Nativi Digitali Edizioni.

Quello che viene fuori alla fine della lettura è una storia che miscela un tipico giallo/noir con l'umorismo e il fantastico/fantasy, con uno strano effetto generale che io ho trovato molto gradevole. Lettori che si avvicinino al libro pensano di trovarsi di fronte a un noir o a un classico giallo potrebbero essere presi alla sprovvista, ma in fondo, se tralasciamo la natura di alcuni dei protagonisti, di questo si tratta, almeno per molti aspetti, trama, modalità di sviluppo, struttura del protagonista investigatore.

Ma il tono del racconto è decisamente orientato allo humor. Anche la definizione del personaggio principale, il nostro Vince Carpenter, investigatore sfigato, pieno di guai (e di debiti naturalmente), braccato dagli sgherri dello strozzino, in rapporto di odio/amore con le forze di polizia, con la bella assistente che lo ama (non riamata, ci mancherebbe). Tutto insomma mi sembra avere lo scopo di canzonare un po' il genere, anche se in un modo che, a mio parere, denota un certo amore dell'autore per i mostri sacri del noir.

Una prova divertente, un libro che si legge di getto, con gusto, e mi ha tenuto costantemente un mezzo sorriso sul viso. Mi viene da pensare che potrebbe essere solo il primo di una vera e propria serie, anche se mi chiedo dove andrà a parare il bravo Diego nel caso dovesse scrivere nuove avventure per il nostro Vince. Prenderà una piega più seria rientrando nei ranghi o manterrà il tono scanzonato, la commistione tra fantastico e noir? Sospetto che quest'ultima sarà la strada e rimango in finestra curioso di vedere se ho ragione o meno.

Nel frattempo vi consiglio di leggere questo racconto, se non disdegnate la miscela di generi e non vi scandalizzate per le invenzioni un po' ardite. E ora scusate, devo andare fuori a vedere, mi è sembrato che qualcosa si muovesse in giardino e, sapete com'è, meglio controllare, prima che la situazioni precipiti.

sabato 2 aprile 2016

Impressioni di lettura: Dagger 2 - Fratelli di sangue di Walt Popester

Avevo letto la prima parte di questa saga molto tempo addietro, credo che all'epoca non fosse neppure disponibile questa seconda, e mi era molto piaciuta. Nonostante avessi comprato il suo seguito non appena pubblicato, il momento di leggerlo è arrivato decisamente in ritardo. La cosa mi ha creato qualche difficoltà, durante la parte iniziale, per riagganciarmi alla storia precedente, non più troppo fresca nella mia memoria.

Disagio superato dopo qualche decina di pagine, mano mano che il romanzo prendeva sempre più forza. Consiglio intermedio: leggeteli di fila, se potete, la godibilità aumenta. Credo sia un fattore da considerare sempre quando si affronta una saga qualsiasi, non solo questa. Ora ho comprato il terzo e mi riprometto di non lasciar passare troppo tempo prima di affrontarlo.

Per quanto mi riguarda, nonostante alcuni degli altri personaggi siano piuttosto accattivanti, il maggiore motivo di godimento nel libro rimane proprio la figura di Dagger. La storia e l'ambientazione si complicano, rispetto alla prima puntata della serie, ma, come ho già detto, non ci vuole troppo per entrare appieno nel meccanismo narrativo e farsi trascinare nella lettura. Andando avanti, infatti, mi è diventato più difficile staccarmi dalle pagine così come più rapida è divenuta la lettura. Anche in questo caso, come per il precedente, il libro si conclude lasciandoci in sospeso. Questa è una saga in cui i vari libri, per quanto più o meno auto conclusivi, rimangono con forse troppi conti da saldare e molta carne già sul fuoco. Non amo particolarmente questo approccio, perché chiusa l'ultima pagina ho voglia di correre subito a iniziare il successivo capitolo, e questo a volte può essere frustrante (per esempio quando il libro seguente non è ancora stato pubblicato).

Capisco però quanto questo meccanismo sia prezioso sul fronte marketing, che un autore indie come Popester non può certo trascurare.

Confermo la mia valutazione rispetto al primo romanzo. Fantasy molto diverso dalla massa dei classici, originale e divertente. Sicuramente da considerare se siete amanti del genere e magari non disprezzate un po' di senso dell'humor.

giovedì 31 marzo 2016

Impressioni di lettura: Anna di Cetta De Luca

Dopo aver letto "Quella volta che sono morta", non sapevo bene cosa aspettarmi da questo libro di Cetta De Luca. Ero dunque abbastanza preparato ad affrontare qualunque cosa. Nonostante questo, è riuscito a sorprendermi.

Anna, infatti, non assomiglia affatto al libro che ho citato sopra. Neanche nello stile di scrittura, meno che mai nel tipo di storia. Ma diciamolo, non ho di che lamentarmi.

Vi ho detto quello che non c'è. Era la parte più facile. Perché per parlare di quello che c'è, nonostante le dimensioni ridotte del libro, non certo un tomo da mal di testa, ci vorrebbero forse più pagine di quelle di cui lo stesso è composto. Perché è così, quando le parole fanno bene il loro lavoro, il compito di commentarle si fa complesso.

Ma provo a dare un'idea. Prima di tutto bisogna tornare indietro di quasi cento anni. Un'avventura, specialmente per chi è più giovane di me. E Cetta ci fa entrare nelle scarpe di una donna di allora, per la verità un po' speciale, ma in quel modo in cui lo dovevano essere in molte. E si inizia la danza. Che è fatta di una storia d'amore, incerta e sofferta all'inizio, poi improvvisamente felice. Fatta di vita quotidiana, di politica dell'uomo comune, di gesti antichi, di riti. Fatta di grandi e piccoli errori, e tragedie, e guerra.

Fatta soprattutto dell'attesa, della sospensione di una amore, dell'orgoglio di Anna, in un miscuglio incredibile che solo nella vita vera si può osservare, e più di rado nei romanzi.
Una storia che si fa leggere, scritta con un stile che già di suo ci riporta indietro nel tempo, per farci in qualche modo un po' rivivere certe passioni, certe sofferenze, certe situazioni che dobbiamo cercare di non ritrovarci ad affrontare in futuro. Ma in questo tuffo nel passato i personaggi assumono caratteristiche di assoluta modernità, perché in fondo, con schemi di comunicazione diversa, con modi e riti del tutto scomparsi, gli uomini e le donne di allora non provavano certo sentimenti di altra natura da quelli che oggi proviamo anche noi.

Lettura gradevole che mi piace associare a quella fatta di recente del libro di Marco Proietti Mancini, "Da parte di padre", un po' perché anch'esso ci riporta indietro nel tempo, un po' per lo stile narrativo che esplora con arte sentimenti e luoghi.

Su questa autrice "indie e non solo", finirò per tornare ancora. Nel frattempo leggetevi Anna.

venerdì 4 marzo 2016

Cosa bolle in pentola (Febbraio 2016)

La prima cosa da dire è che sono rimasto un po' indietro col mio diario di bordo, così questo sarà un numero di recupero e in quanto tale un po' particolare. Rompiamo subito la tradizione iniziando da quello che di solito chiude questi miei articoli, eccovi le letture di Dicembre, Gennaio e Febbraio.

L'antro del drago di Diego Tonini (recensione)
Ero un topo di Philip Pullman (recensione)
Murder She Baked di Diego Tonini (recensione)
Danger di Ilaria Pasqua
Home run di Lorenzo Sartori
L'ultimo elfo di Silvana De Mari (recensione)
Da parte di padre di Marco Proietti Mancini (recensione)
Quella volta che sono morta di Cetta De Luca (recensione)
I tuoi occhi sono qui di Manuel Sgarella (recensione)
I migliori racconti di Richard Matheson (recensione)
Quattro amiche e un paio di jeans di Ann Brashares (recensione)
Papà Gambalunga di Jean Webster (recensione)
La parte divertente di Sam Lipsyte (recensione)
Il profeta di Giuseppe Monea
Agnes di Antonella Sacco (recensione)
Arma Infero: il maestro di forgia di Fabio Carta (recensione)
Buona apocalisse a tutti di Neil Gaiman e Terry Pratchett (recensione)
Stardust di Neil Gaiman
Il figlio del cimitero di Neil Gaiman
Un boia meno crudele di Josh Russel
La guerra della discarica di Luca Tarenzi
Nessun Dove di Neil Gaiman
Intanto da qualche parte nello spazio di AAVV
Scrivere Fantascienza di Paul Di Filippo

Tanta roba, anche tenendo conto che sono tre mesi di lettura. Non vi sto a commentare le mie impressioni sui vari testi, ci sono molte recensioni già caricate sul blog e ho inserito nella lista i link ai vari articoli.

Passiamo a vedere a che punto sono i miei vari progetti di scrittura.

Fughe
Prende finalmente corpo il progetto di pubblicare una raccolta dei miei racconti brevi. Alla fine ho deciso di procedere con un primo gruppo, tutti quelli che possono essere assimilati al genere Fantascienza. Sono quattordici tra racconti già pubblicati e inediti. Chi segue il blog ha già potuto vedere la copertina, o almeno una prima serie di bozze. Anche il titolo come vedete è stato fissato. Se non ci saranno sorprese, nelle prossime settimane sarà disponibile. Ma avrete modo di saperlo su queste pagine o iscrivendovi alla mia mailing list.

Baby Boomers (Siamo la goccia...)
Anche questo è in dirittura d'arrivo. L'obiettivo è la pubblicazione prima dell'estate. In questi giorni è in corso l'editing, poi vedremo la copertina e il resto delle attività per la stampa. Anche in questo caso procedo con la pubblicazione autonoma. Per saperne di più restate in contatto qui e sulla mailing list (dove arrivano sempre in anticipo le notizie più succose).

Altri progetti
Con la pubblicazione di Fughe, che comprende i due racconti di fantascienza già inseriti in Madre Terra, diventa necessario pubblicare separatamente anche "Il Papa Nuovo". In questo modo chi acquisterà Fughe potrà leggerlo senza dover comprare nuovamente i due racconti suddetti. Quindi a breve ne programmerò l'uscita sicuramente in e-book e forse anche in cartaceo. Le altre cose in corso per ora hanno subito un forte rallentamento a causa delle tante attività che sto portando avanti. Ne riparleremo nei prossimi mesi.

Sad Dog Project
Continua l'attività del progetto. Dopo la nostra sortita al BUK di Modena avremo un'altra occasione di farci conoscere con una partecipazione a Bellissima. Per orari e altre informazioni sulla presentazioni vi rimando all'evento sulla pagina Facebook del gruppo.
Nei prossimi mesi continueranno le pubblicazioni della collana e anche la mia raccolta Fughe sarà pubblicata con questo marchio editoriale.

Per oggi è tutto qui, alla prossima.

martedì 9 febbraio 2016

Impressioni di lettura: "Agnes" di Antonella Sacco

Non ho mai incontrato Antonella, tuttavia ci conosciamo per mezzo della rete. Abbiamo parlato di tante cose in questi tre anni e più, quasi sempre di scrittura, ma anche, inevitabilmente, di quello che scriviamo e leggiamo. E non è davvero la stessa cosa. Un conto è l'atto, il mestiere di scrivere, l'altro sono le cose che diciamo, o cerchiamo di dire.

Mi piace Ant, come persona e come autrice. Ma qui è di quest'ultima che parlerò. I suoi libri, le sue storie, spaziano abbastanza tra i genere, e come sapete questo mi piace.
In questo caso, anche attribuire un genere può essere fuorviante. Qui abbiamo una ricerca, una sorta di investigazione. C'è un mistero da svelare, ma non ci sono morti, o reati, né polizia.

E seguendo Agnes che insegue il suo mistero ci cominciamo presto a chiedere se la storia parli di questa ricerca o di un'altra ben diversa e più intima missione.
Non credo di dire una bestemmia se chiamo questo scritto "romanzo di formazione", perché anche se è vero che di Agnes vivremo solo poche settimane, in questo lasso di tempo avviene una vera e propria rivoluzione. Ci sono temi che mi sono cari. Il superamento del dolore, la rinascita alla vita.

Non ci sono azioni travolgenti o colpi di scena esplosivi, ma c'è un impianto di racconto ben congegnato che senza scossoni ci conduce da una parte alla scoperta del mistero più materiale, quello sul misterioso pittore e la sua sconcertante biografa, e dall'altra dipinge sentimenti, paure e crescita della Agnes moderna, quella che senza capire bene perché, prende il treno e parte,

Una scrittrice indie godibile e profonda, un bel racconto che ci può far riflettere anche sulle nostre scelte di vita. Raccomandato.

venerdì 29 gennaio 2016

Impressioni di lettura: "Papà Gambalunga" di Jean Webster

Anche in questo caso si tratta di una lettura da me fatta nell'ambito delle attività di facilitatore alla lettura.

In un certo senso queste letture vanno nel mio caso a colmare qualche lacuna giovanile, non tanto perché si tratti di classici necessari, quanto perché sono comunque libri che facevano parte delle letture giovanili della mia generazione (e non solo).

Siamo qui di fronte a un romanzo epistolare. Una storia cioè raccontata tutta attraverso le lettere che una ragazza scrive al proprio benefattore. Già, perché parliamo della più classica delle situazioni strappalacrime. L'orfanella che è cresciuta in istituto, a cui un generoso borghese provvede delle risorse economiche (e non solo) per poter affrontare il percorso di studi universitari.

Vale la pena perdere il tempo di spiegare che il libro viene scritto ai primi del novecento, ed è tenendo conto di questo che dovremo fare la misura a quanto ci viene raccontato. Probabilmente per il tempo in cui venne scritto il libro conteneva parecchie idee se non proprio rivoluzionarie, quanto meno piuttosto liberali. Nonostante questo agli occhi di un lettore moderno certe costrizioni (nonché l'accettazione delle stesse) risultano datate e fuori luogo, specialmente se le si correla all'età dell'orfanella in questione.

Con la capacità di fare questa tara agli avvenimenti il libro rimane godibilissimo. Certo non verremo a lungo ingannati e sarà a tutti i lettori presto chiaro dove andrà a portarci la storia, ciò nonostante la lettura non ci annoierà. 

Un libro che a mio avviso può essere letto in due diverse maniere. La prima, più semplice e diretta, ci permette di godere di una storia leggera ma ben scritta, venata di buoni propositi, rivendicazioni femminili un po' datate (ma purtroppo non abbastanza) e tinte rosa. La seconda più interessante e profonda, andando a esaminare come doveva essere la vita delle donne di quel tempo, quali i loro sogni, le ambizioni e come queste stessero cambiando.

Un libro che secondo me ha ancora un suo posto nella libreria di una scuola o in una biblioteca, così come in quella di una casa con ragazzi adolescenti. Un facile approccio se si vuole leggere un romanzo epistolare.

venerdì 22 gennaio 2016

Impressioni di lettura: "Quattro amiche e un paio di jeans" di Ann Brashares

Anche questo libro fa parte delle letture che ho fatto per supportare la mia attività di supporto alla lettura con un progetto su una scuola media del mio territorio.
Il concetto di fondo è quello di aver letto i libri che introduco. Naturalmente non ci riesco con tutti, ma provo almeno a farlo nella maggior parte dei casi.

Una bella fetta della classe chiedeva qualche lettura di genere... rosa, lo chiamo così per semplificare, e dopo aver fatto una piccola ricerca, con l'aiuto di altri lettori, ho selezionato alcuni titoli e mi sono messo a leggerli.

Questo in particolare è il primo di una serie di romanzi che raccontano la storia e le avventure di quattro amiche, molto legate tra loro e che una bella estate si ritrovano a dover passare per la prima volta le vacanze estive distanti l'una dall'altra. Un vecchio paio di jeans usati fungerà da legame speciale, da totem, diciamo così, che viene trasferito da una ragazza all'altra e in qualche modo segna una svolta nelle avventure estive di ognuna di loro.

Jeans veramente magici, dico io, visto che riescono a fasciare le grazie della quattro ragazzine in maniera egregia, valorizzandole al massimo, nonostante fisici davvero diversi tra loro. Una magia che è più quella del cuore che della materia.

Il libro è scritto molto bene, si legge con piacere e scorre via veloce. Le ragazze sono tra loro molto diverse, con problemi tipici della loro età e caratteri molto ben dipinti. Lo confesso, mi sono divertito a leggerlo e non farei certo fatica a continuare con gli altri libri della serie. Lo passerò quindi volentieri alla scolaresca, sono sicuro che lo apprezzeranno e forse in qualche caso ragazzi e ragazze ritroveranno in questa lettura qualcosa di loro stessi.

Consigliatissimo per gli adolescenti, ma gradevole e godibile a qualsiasi età.

lunedì 28 dicembre 2015

Impressioni di lettura: "Da parte di padre" di Marco Proietti Mancini

Credo che il sottotitolo di questo libro: "Nella vita di un uomo la storia di un paese" riassuma abbastanza bene il suo contenuto, ma sia al tempo stesso almeno un po' bugiardo. Perché le storie qui sono più di una e forse potremmo dire semmai "nella storia di una famiglia". Ma anche perché, seppure tramite i racconti che si susseguono si scopre il passato di Subiaco, in primo piano sono le vite delle persone, più che la storia dei luoghi.

È un libro sulle persone questo, sui loro sentimenti e il paese in cui sono immerse è certo Subiaco, ma potrebbe essere Grotte di Castro, da cui provengono i miei genitori, o un altro qualsiasi piccolo paese, borgo, cittadina. Sono storie uniche e al tempo stesso comuni. Ritroverete non le esatte azioni, ma di certo le stesse emozioni e sentimenti che anche i vostri nonni e bisnonni hanno provato. Perché l'acqua da andare a prendere, i panni da lavare a fiume, il fuoco nella stufa di casa, la durezza della terra, sono tratti che accomunano gran parte degli italiani e forse anche dell'umanità intera. 

Dunque leggerlo è un'avventura a doppio binario. Da una parte scorre un romanzo che descrive una precisa famiglia, un ben identificato luogo, dipinto con amore in ogni dettaglio. Dall'altra vi accorgerete di trovarvi a fare un parallelo con la vostra famiglia, con i vostri luoghi, con le vostre storie, e a scoprire che pur diverse non si allontanano mai troppo da quelle che vengono raccontate. Perché sono storie che descrivono un'epoca, un modo di vivere ed essere, ormai antico ma ancora non dimenticato, non da tutti almeno, e che il libro non fa altro che riportare alla memoria.

All'inizio devo dire di aver un po' bisticciato con lo stile di scrittura di Marco. Il suo ribattere, ritornare più volte sui gesti, sui luoghi, sulle parole, crea un ritmo strano, specialmente in alcuni punti, ma anche se mi è estraneo, funziona. Incalza, trascina. Trasmette sentimenti. Ansie, paure, orgoglio, la ritualità di gesti ripetuti da generazioni, da intere schiere di esseri umani per millenni e poi, nel giro di pochi decenni, smarriti. Funziona la prosa di Marco e dopo la sorpresa dell'inizio ti ci trovi dentro senza neanche accorgertene. Io so che non scriverò mai così, non è nelle mie corde di autore, ma come lettore lo apprezzo. Pur non essendo di Subiaco, pur avendo visitato quei luoghi solo alcune volte e mai a fondo, è facile trovarsi a immaginarli, grazie alle parole del libro, e ancora più naturale sovrapporli a simili luoghi vissuti personalmente.

C'è tanta roba in questo libro. È un romanzo, dice, e sì, certo lo è, ma lo potrei chiamare saggio, perché in qualche modo istruisce, divulga, conserva, costruisce memoria. È colmo di sentimenti, ma anche di storia, di giudizi, quelli dei personaggi e quelli dell'autore. Una bella lettura, che non stanca, che ti lascia alla fine con qualcosa in più. O forse, più semplicemente, riaccende braci che non si erano mai spente.

giovedì 26 novembre 2015

Impressioni di lettura: "Livido" di Francesco Verso

Ma come, un altro libro di Francesco Verso? Be', vi avevo detto che mi era tornata la voglia di fantascienza, quindi mi sembra doveroso affrontare gli autori italiani e Francesco è sicuramente uno di quelli da considerare. Un libro non è abbastanza per farsi un'idea e forse neanche due, quindi era inevitabile che dopo e-Doll volessi leggere altro. 

Aggiungo che sono ben contento di aver letto Livido, perché per il mio gusto questo romanzo è un gradino sopra a e-Doll. Non riesco a trovare difetti, mi è piaciuto tutto, la storia, l'ambientazione, i mille particolari, ma soprattutto tocca le mie corde la problematica dei nexumani.

La possibilità di scaricare la propria memoria e ricaricarla in una versione artificiale di noi è il trucco che Francesco si inventa per metterci di fronte a parecchi interrogativi. Domande che io mi sono posto tante volte, da appassionato di fantascienza e da (aspirante) scrittore. Un dedalo che mi attrae in maniera irresistibile. Un uomo artificiale che nasce con tutti i miei ricordi e ha le mie capacità mentali è davvero diverso da me? Si tratta della stessa persona o di una individualità diversa? Posso considerarlo umano? Sarà capace di provare sentimenti? Può morire? Che significato ha la morte per lui? E via con altre domande di questo tipo, a decine, a centinaia.

Non sapete quante mezze storie a riguardo mi ronzano da sempre nella testa. Il mio modo di affrontare questo tema al momento è differente da quella di Livido. La storia che sto scrivendo ha dentro la problematica nexumana, in un certo senso, ma di un tipo del tutto diverso. E non è la sola cosa che ho in cantiere dove si tocca l'argomento. Questo solo per dirvi quanto mi affascini il tema. 

Un tema che in Livido funziona alla grande. Viene posto in maniera meno diretta che in tanti altri romanzi che affrontano il nexumano, perché il protagonista che seguiamo passo passo è un umano e solo indirettamente lo è anche la sua amata artificiale. Eppure alla fine nella nostra testa ronzano tutte quelle domande. O almeno, spero per voi che ronzino nella vostra come hanno fatto nella mia.

Insomma, un gran bel libro davvero. Non posso volere di più, fantascienza italiana, bella e interessante, scritta come si deve e potente nelle domande che pone.
E qui chiudo, che vado a vedere se c'è altro di suo da comprare.


mercoledì 9 settembre 2015

Impressioni di lettura: "Magia d'amore: amori in transito al Pink Bazaar" di Marinella Zetti


Ogni volta che mi accingo alla lettura di un libro di genere rosa sono costretto a pormi la solita domanda: perché è così raro che un testo di questo tipo mi piaccia? Alla fine mi sono dato una risposta: il genere non ha niente a che fare con la mia resistenza a leggere storie romantiche, il vero problema è una pura questione di stile.

Tutto quanto si potrebbe sintetizzare in una forte allergia alle frasi iperboliche, agli eccessi, alle continue ripetizioni di concetti banali, al miele che cola, alla pornografia camuffata. E purtroppo dovrete riconoscerlo con me, di questa roba sono pieni interi volumi, magari anche di successo.

Parliamoci chiaro, non tutto è così. Ci sono di certo tanti autori che si allontanano da questi stereotipi. Tra quelli che ho già letto posso citare Manuel Sgarella e Cristina Bergomi, solo per dire i due che mi vengono in mente al volo mentre scrivo queste poche righe, ma ce ne saranno di sicuro tanti altri che ancora non ho avuto il piacere di approcciare fino a questo momento.

Provo quindi un piacere particolare nel raccontarvi la mia esperienza nel leggere questo libro. Non è solo perché considero Marinella un'amica, ma soprattutto perché questo romanzo, pur potendosi definire a pieno titolo un vero e proprio rosa, una storia romantica che tratta dell'amore e dei suoi problemi, lo fa con grazia e con uno stile pulito. Non c'è niente di quello che odio in questo libro, e c'è invece tanto di quello che amo. Qui si dimostra che si può raccontare una storia sull'amore senza rinunciare a rimanere ancorati alla realtà, affrontando anche, in maniera delicata e quasi casuale, temi piuttosto delicati che spesso sono abusati perché di moda e quasi mai gestiti per quello che sono, come correttamente avviene invece in questo caso.

Anche il finale mi piace, perché non offre la solita chiusura perfetta, ma pur trattandosi certo di un lieto fine, lascia aperta la strada alla realtà della vita, che perfetta purtroppo non lo è quasi mai, e mai, proprio mai, ci offre certezze. 
Eppure si vive, eppure ci piace e ci fa gioire.

Un libro quindi quasi perfetto (ci sono un paio di refusi nelle prime pagine e non mi sarebbe dispiaciuta un'ambientazione italiana), per la storia, per lo stile, per i temi e per l'umanità dei personaggi. Una storia d'amore che potrebbe essere tranquillamente quella di uno di noi, realistica e vibrante. Qualche messaggio importante.

Lo raccomando di cuore a chi ama il genere e anche a chi come me non lo ama particolarmente, potrebbe essere per voi una gradevole sorpresa, e cosa sarebbe la vita senza un po' di stupore?


venerdì 7 agosto 2015

Cosa bolle in pentola (Luglio 2015)

Un mese di Luglio significativo, se non altro perché chiude un ciclo e ne apre un altro. Sono tornato a leggere un po' di più e credo che questa estate sarà una piccola pausa (o quasi) nel percorso di scrittura. Sempre che non consideriate leggere una parte di questo, come faccio io. La vita privata va bene, scorre abbastanza serena nonostante gli affanni quotidiani (e le preoccupazioni per l'oltre). Insomma, tutto va bene, il sole splende forte e l'anima ride.


Siamo la goccia che diventa mare

Finito. Una parola che è più una decisione che un fatto. Potrei ancora lavorarci per una vita. Potrei anche riprenderlo in mano e cambiare ancora qualcosa. Potrei riscrivere il finale (ancora) o tornare a quello precedente. Potrei ma non voglio. Ora aspetto gli ultimi feedback degli amici e quello importante dell'editore. Poi vedremo, sempre mente aperta e cuore coraggioso.

Il ritorno di Abele (titolo provvisorio)

Ci sono dentro. Ogni giorno di più. Non ho iniziato ancora a scrivere, ma è sempre così, prima sogno, poi scrivo. I personaggi intanto si consolidano e cominciano a farsi sentire. La storia comincia a mettere rami. Ci vorrà tempo, lo so, ma ora sono più preparato. E poi, questa è fantascienza (credo) ed è un amore che ritorna.

Racconti Rifiutati (anche no)

Sto scrivendo un racconto per il Premio Writer's Magazine 36 (una buona abitudine), un'idea che mi piace ma che devo elaborare bene. Forse parteciperò a uno strano concorso che limita lo sforzo a sole 99 parole. Mi pare una bella sfida, simpatica e stimolante, ci proverò. Poi ci sarebbe il Premio Robot, che ormai non è così lontano. Ma qui servirà qualcosa che mi convinca, qualcosa che mi piaccia. Non sarà banale, vedremo se avrò qualcosa da mandare.

Letture

Continuo la lettura della serie Scrivere Narrativa, per quanto non siano manuali magici che ti rendono scrittore d'incanto, sono letture molto interessanti che fanno riflettere sul proprio modo di scrivere. Poi un classico, un rosa di Manuel Sgarella e due bei libri di cui vi ho già parlato. Infine la piccola delusione giapponese. Ho ripreso a macinare benino, ma durante l'estate dovrò dedicarmi anche a un'altra attività, sempre legata alla lettura. Ve ne parlerò quando avrò conferma sulla sua fattibilità.

giovedì 23 aprile 2015

Impressioni di lettura: Cosa rimane di noi di Manuel Sgarella

Inizio ringraziando Manuel che mi ha consentito di leggere il libro in anteprima, è stato un piacere che spero di poter ripetere in futuro.

Alcuni libri sono meno facili da leggere di altri. Affrontare il dolore non è attività banale né per chi legge, né per chi scrive. Questa è una storia dove molti dolori si intrecciano, eppure non è una storia di disperazione, credo invece sia una storia di speranza.

Per Manuel è anche il primo romanzo thriller, un giallo con qualche sfumatura nera. Un esperimento ben riuscito, che sicuramente merita di non rimanere unico.

Ho amato particolarmente il protagonista, ex poliziotto del tutto smarrito dopo la scomparsa della figlia. Fantastico anche il suo "socio" improbabile, insieme formano una coppia perfetta per il genere.
Ben descritto e molto reale il rapporto con la moglie. Non conosco abbastanza bene Manuel, ma mi viene pensato che una descrizione così perfetta, così naturale, di un processo complesso come la distruzione e ricostruzione di un rapporto d'amore messo alla prova da una perdita pesante come quella di una figlia, la possa fare solo chi qualche perdita l'ha subita di persona, o l'ha vissuta da vicino. Mi auguro che così non sia, ma rimango affascinato dalla realtà che è riuscito a trasmettere.

Anche i sentimenti del poliziotto che indaga sulla pedofilia sono resi perfettamente. Bella insomma sia la trama, sia la resa dei personaggi. Non banale il finale, triste e insieme giusto, che porge omaggio alla speranza e all'amore. Un libro che si legge con piacere, che fa riflettere. Una mia personale considerazione, al di là della storia: certe ferite lasciano il segno, la cicatrice, ma continuare a vivere è la cosa giusta da fare, anche per chi non c'è più, serbandolo nel cuore.

Disponibile sempre a prezzo irrisorio su Amazon, ma oggi 23 aprile, giornata del libro, costa meno di un euro.




venerdì 3 ottobre 2014

Impressioni di lettura: "Il testamento del maratoneta" di Manuel Sgarella

Qualche giorno fa una bella persona che conosco da poco poneva una domanda: si scrive per raccontare una storia?

Le risposte potrebbero essere le più disparate, ma leggendo questo romanzo non ho dubbi che sia stato scritto per raccontare una storia precisa. Non è detto che sia l'unico scopo dello scrittore, naturalmente, ma in questo caso di certo la storia è importante.

E si tratta di una storia davvero speciale, che personalmente non avevo mai  avuto modo di conoscere e che mi ha colpito in modo profondo. Molti spunti di riflessione sono nati nella mia mente mentre leggevo: sulla qualità degli uomini di quei tempi, sullo sport e la sportività, su come in fondo corruzione e ingiustizia si intreccino da sempre con la politica e la diplomazia.

Una bella lettura, che mi ha soddisfatto sotto molti punti di vista, da quello formale dello stile di scrittura a quello sostanziale del contenuto sia diretto che indiretto. Un romanzo di questo tipo richiede anche dello studio, della ricerca, e questo lo rende ancora più apprezzabile ai miei occhi. Ho in coda un altro romanzo di Manuel, quindi ci tornerò sicuramente più avanti.

Per ora, senza farla troppo lunga, e ricordandovi che le mie non sono recensioni, chiudo dicendo che è uno di quei libri che sicuramente consiglio di leggere a chi voglia avvicinarsi al mondo degli indie. Ricordandovi che costa come un caffè e sicuramente vale più di quello che costa.



giovedì 2 ottobre 2014

Impressioni di lettura: "Alice in una bolla" di Francesca Pellegrini

Eccomi qui a commentare la mia lettura di "Alice in una bolla", l'ennesimo romanzo indie che ho macinato durante le vacanza di settembre.

In questo caso si tratta di un romanzo rosa, mi viene da dire senza se e senza ma, rosa rosa, rosa confetto.

Leggere un romanzo di questo tipo per un uomo di una certa età come sono io non è proprio una cosa che venga spontanea. In effetti mi sono (ri)avvicinato al genere solo di recente, più che altro per curiosità e soprattutto perché ci sono un numero incredibile di autori indie, anzi in prevalenza di autrici, che non solo sfornano di continuo romanzi, ma riescono anche a venderli con buoni volumi.

"Alice in una bolla" è uno di questi. Le mie impressioni in questo caso sono tutto sommato positive: la storia non è banale, anche se rientra in pieno nei canoni del genere, e non ho fatto fatica a finire il libro, trovandolo a tratti divertente. Ci sono stati però durante la lettura molti momenti in cui avrei voluto tirare il libro Kindle contro il muro.

Sono i passi particolarmente sdolcinati, un po' inverosimili, o costruiti con una prosa che non riesco a digerire, ma temo sia una caratteristica del genere, che mi fanno scattare l'allergia al "rosa", o almeno a un certo rosa forse indirizzato verso un pubblico decisamente più giovane di me. 

Da questa esperienza di lettura deduco che il genere non fa molto al caso mio, non tanto perché non potrei appassionarmi per una bella storia d'amore, quanto perché mi sembra che l'andazzo corrente sia quello di confezionare storie dirette a un pubblico adolescente e quindi costruite cercando di far vibrare le corde di quel tipo di lettore.

Concludendo, questo libro ha di certo il suo pubblico, vendite e recensioni dei lettori lo dimostrano, ma per quanto mi riguarda usa un linguaggio che non si avvicina al mio ideale, anche se ho trovato la trama interessante e quindi non mi dispiace di averlo letto.

Non demordo, ci riproverò ancora con il rosa, magari un po' più avanti. In fondo da ragazzo ho macinato con estremo piacere tutta la sterminata serie di Angelica la Marchesa degli angeli, e se quello non è un misto di rosa e avventura ditemi voi cos'è :-)

Ma forse il punto è che allora ero, appunto, un ragazzo!


venerdì 5 settembre 2014

Impressioni di lettura: "La collina dei conigli"di Richard Adams

Non credo che avrei mai letto questo libro se non fosse stato proposto in uno dei gruppi di lettura di Goodreads, ma devo ammettere che sono molto contento di averlo fatto.

La ragione della mia gioia è che leggere questo volume mi ha fatto tornare indietro negli anni, a quel tempo in cui ancora ragazzino mi avvicinavo ai miei primi libri: Salgari, Verne soprattutto.

Perché questo è un libro di avventure! Poco importa che a viverle non siano feroci pirati o fantascientifici capitani, i conigli di Adams hanno cuore e fegato da vendere e se gli manca la tecnologia non difettano certo d'inventiva e intraprendenza.

Seguire l'avventura di Moscardo e dei suoi amici mi ha riportato al clima di quei giorni. Ho dimenticato di essere un cinquantenne e mi sono goduto il libro come un bambino, mani e piedi a terra a zampettare insieme a loro.

Ora non so se consigliarvelo o meno, se dirvi che è una lettura per ragazzi oppure, al contrario, suggerirvi di leggerlo voi stessi. Il gruppo di lettura ha avuto reazioni diverse, alcuni come me hanno trovato il libro molto bello anche a una lettura adulta, altri invece lo considerano un romanzo da indirizzare ai più giovani. Regolatevi voi anche in base a quello che provate leggendo altri libri di questo tipo. Per me è stata una piacevole sorpresa.


domenica 22 giugno 2014

Recensione: "Malamadre" di Lilia Carlota Lorenzo

Questa recensione sarà forse un po' diversa dal solito. Ho deciso di provare a pubblicare un breve feedback per ogni libro che leggerò. Non ci sarà però una vera e propria valutazione, niente stellette, ma sarà piuttosto un diario di impressioni, senza vincoli o schemi, così come mi viene.

Qualche tempo fa insieme a un gruppo di altri autori abbiamo deciso di leggerci a vicenda e scambiarci reciprocamente le nostre impressioni. Questo mi sembra sia l'ultimo dei libri che facevano parte di questo gruppo e devo dire che è stata un'esperienza davvero interessante.

La trama è piuttosto divertente e ci racconta la storia di Pericle, personaggio che ho trovato simpatico nel suo essere un po' il prototipo del maschio pazzo per le donne fino all'ingenuità.
Un po' rosa, un po' giallo, il romanzo scorre veloce, mai volgare, ed io ho trovato molta ironia nel modo in cui, nel corso della narrazione, l'autrice mette Pericle a confronto con quelli che rappresentano i chiodi fissi di ogni uomo.

Mi sono quindi trovato spesso a sorridere, e penso che sorrideranno ancor più le lettrici. Il finale arriva con naturalezza, senza strappi, e Pericle incontra quella che si può forse considerare insieme la nemesi e il sogno proibito di ogni uomo.

lunedì 12 maggio 2014

Aspettando Baby Boomers - incipit?

Di seguito quello che potrebbe essere l'incipit del romanzo, o magari una sua versione in bozza, o magari no. Opinioni e sensazioni sul pezzo non solo sono gradite, ma sono desiderate.

Probabilmente da questo frammento capirete che il romanzo ha una struttura su più giornate, una per ogni capitolo, a sua volta suddiviso in piccoli paragrafi dove i personaggi si alternano, almeno nella prima parte della storia, per poi unirsi al momento dell'azione. Questo dovrebbe essere il primo paragrafo del primo capitolo, l'incipit del libro. Sempre che non decida altrimenti...

Fatemi sapere cosa vi fa pensare il pezzo, non solo se vi piace o meno, ma anche cosa vi aspettate da un libro che inizia in questa maniera. Cosa pensate che sia, di cosa pensate che parli, cosa vi aspettereste...

Grazie.

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1. Lunedì

Darling, don't give me shit
'Cause I know that you're full of it
(Kate Nash - The Shit Song)

Adele aprì la porta e rimase per qualche lungo secondo a guardare la parete del bagno imbrattata di merda, poi decise che imprecare avrebbe richiesto troppa energia.

Cose così la lasciavano senza parole. Impossibile immaginare chi, tra le persone che lavoravano in quegli uffici, avesse potuto fare una cosa del genere. Impiegati impeccabili nei loro completi grigi che salutavano con gentilezza quando la incrociavano casualmente nei corridoi e funzionari con famiglie perfette, la casa al mare e il conto in banca ben gonfio. Non riusciva proprio a figurarseli dentro il cesso mentre spalmavano quella roba sulla parete. Soprattutto le erano del tutto incomprensibili le motivazioni che potevano spingere un adulto sano di mente a disegnare un fallo sul muro usando la propria merda per vernice e lo spazzolino come pennello.

Scrollò la testa: non aveva importanza. A settanta anni ne aveva viste troppe per potersi davvero alterare. E quella sera aveva ancora qualcosa di ben più importante da fare.

Resistette alla tentazione di fotografare quello schifo e sputtanare l'ufficio intero sui social in internet. Non se lo poteva permettere, neanche ora, nonostante tutto.

Passò una trentina di minuti in quel bagno a ripulire. Aveva impiegato più del dovuto perché lei, bassina e minuta come era, aveva dovuto usare una sedia per arrivare a pulire il muro fino in cima. Il simpatico artista invece doveva essere stato piuttosto alto.

Prima di uscire dal bagno si osservò per un attimo allo specchio. I capelli avrebbero avuto bisogno presto di una tinta. Li portava cortissimi e biondi da sempre, e con l'avanzare degli anni apprezzava ancora di più la praticità di quel taglio.

Prese il carrello e si spostò senza fretta nell'open space adiacente. Molto probabilmente il misterioso Picasso della Merda occupava una di quelle scrivanie.

Qualche anno prima, sospinti da una ventata di modernizzazione e armati con gli slogan della Fratellanza, i massimi dirigenti dell’ufficio avevano deciso di trasformare quell'ala del palazzo in una serie di open space, dove comunque si erano guardati bene dal trasferirsi. Loro malgrado però, alcuni dei manager intermedi, quelli che in fondo producevano molto, ma contavano poco, si trovarono dall'oggi al domani a lavorare senza pareti.

Erano queste le vittime prescelte da Adele.

Cominciò il suo giro come sempre, passando scrivania per scrivania. Non c’era molto da fare: i tavoli più incasinati neanche li toccava, mentre per quelli lasciati abbastanza sgombri dai proprietari bastava una passata di straccio inumidito. Più che altro svuotava i cestini, raccoglieva qualche cartaccia caduta in terra, gettava nel contenitore sul carrello le bottiglie vuote. Dagli oggetti che si trovavano su quei tavoli si poteva capire molto dei proprietari. Qualcuno aveva foto della famiglia, soprattutto dei figli, altri si rifugiavano nel pollice verde, forse l'unica forma di cura cui erano in grado di dedicarsi. Stabilire il sesso e il carattere di chi occupava una scrivania era fin troppo facile per Adele, tranne per quei personaggi che mantenevano il tavolo completamente sgombro, senza tracce, asettico e pulito come fosse un tavolo operatorio. Di questi si poteva dire assai poco, ma di certo lei non ne avrebbe consigliato la frequentazione a nessuno.

Arrivata alla terza scrivania la sua routine cambiò leggermente. Mentre prendeva il cestino manovrò in modo che cadesse, facendone rotolare il contenuto sotto la scrivania. Sbuffando in maniera vistosa si mise ginocchioni per rimediare e, nascosta dal piano della scrivania, allungò la mano dietro al computer che vi era collocato sotto, prelevandone così un minuscolo congegno. Qualche giorno prima, con una manovra diversa, ma altrettanto dissimulata, lo aveva inserito lei stessa in una delle porte USB del PC.

Una volta raccolte cartacce e congegno, con falsa noncuranza gettò tutto insieme nel bidone sul carrello: avrebbe recuperato ciò che le interessava più tardi, al momento di svuotarne il contenuto nei secchioni all'esterno.

Eseguì procedure un po’ diverse, ma con intenti simili, alla quarta e settima scrivania. Anche questi altri congegni elettronici, che aveva piazzato nei giorni precedenti, finirono così insieme al primo. Era a conoscenza della presenza di telecamere di sorveglianza nell'ufficio, che di certo la stavano riprendendo, ma agendo in quel modo nessuno avrebbe sospettato niente, anche avesse esaminato il filmato. A casa, più tardi, avrebbe verificato se la sua pesca digitale avesse dato buoni frutti.

Sogghignò al pensiero: non aveva alcun dubbio sul risultato positivo dell'operazione.

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