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domenica 15 giugno 2014

Recensioni: Il Cardellino - Donna Tartt



Titolo: Il cardellino
Autore: Donna Tartt
Editore collana: Rizzoli – Scala stranieri
Prezzo: 17.00 cartaceo (paperback) 9.99 (e-book)
Pagine: 892
Genere: Romanzo di Formazione
Data Pubblicazione: 2014
ISBN: 978-8817072380
Valutazione: 3.5


Sinossi:
Questa è la storia di una vita, o almeno di una larga parte della vita di un uomo. Conosceremo Theo adolescente e affronteremo subito il dramma, un’esplosione che uccide la madre e da cui lui invece riesce a uscire incolume, almeno fisicamente. Negli stessi istanti in cui perde la madre Theo inizia la sua relazione con quel quadro, Il Cardellino, che lei tanto amava. La storia di Theo e del piccolo capolavoro si intrecceranno con quella di altri personaggi emblematici. Nonostante le difficoltà riuscirà a raggiungere persino il successo e l’affermazione sociale, salvo poi trovarsi coinvolto in una sorta di thriller carico di pericoli e di sorprese.

Recensione
Recensire questo libro è un compito per me piuttosto complesso. Una parte di me lo ha apprezzato, un'altra parte invece ha fatto fatica per arrivare a leggere l'ultima pagina.

Ma partiamo dalla storia. Il racconto narra la vita di un ragazzo, partendo dell'episodio che ne determina il corso più di ogni altro, l’esplosione nel museo e la morte della madre, intrecciandone il destino con quello di un quadro famoso, da cui il titolo del libro. Quadro molto amato dalla madre e quindi carico di significato per il ragazzo, che proprio fuggendo dal museo lo porterà via con se.

In un susseguirsi di episodi tutt’altro che fortunati seguiremo tutta la crescita del ragazzo fino all'età adulta, con il libro quasi spezzato in due distinte parti, la prima, circa due terzi del totale, più proiettata sugli aspetti intimi e personali dei nostri personaggi, e la seconda che improvvisamente cambia il registro della narrazione trasformandolo di fatto in un thriller. Personaggi a volte estremi, quanto meno per la sensibilità europea, come il suo amico di origini russe, Boris, così come estreme sono spesso le situazioni, con le droghe costante compagne di viaggio di Theo e di alcuni degli altri protagonisti.

Tutto il libro, circa novecento pagine, mantiene sempre costante la ricerca estrema del dettaglio, con minuziose descrizioni sia degli ambienti che dei sentimenti e dei pensieri dei personaggi. È uno stile ricco che sinceramente non ho trovato ridondante o inutile, poiché ogni riga e ogni parola appare sempre ponderata, cercata con attenzione, e ha una sua funzione. Sono convinto che i lettori troveranno materiale per molte citazioni, perché il libro, specialmente nella parte finale, contiene considerazioni e frasi adatte a far felice un cacciatore di aforismi.

Tuttavia, e qui naturalmente sto esprimendo un parere molto personale, tutta questa ricchezza appesantisce la lettura, rendendo il procedere tra le pagine più lento di quanto si vorrebbe. Devo dire di non essere stato colto dalla tentazione di "saltare" le parti più descrittive, perché spesso è proprio in queste sezioni del testo che si incontrano quelle piccole perle che viene voglia di sottolineare, o sulle quali ci si sofferma per un pensiero. Non è uno di quei libri in cui mi è venuta voglia di scorrere velocemente tra i capitoli, ma non è neanche uno di quelli che mi hanno tenuto incollato alle pagine. Anzi, le sessioni di lettura sono state meno lunghe del normale, perché sentivo spesso il bisogno di staccare, forse anche per la tristezza, la malinconia, che spesso la storia trasmette al lettore.

Una lettura dunque lunga, anche un po’ lenta per certi versi, ricca, forse anche troppo, che mi ha tenuto impegnato circa un mese, quasi interamente dedicato a questo libro. Non sono in grado di consigliarlo né di sconsigliarlo, perché ho la sensazione precisa che questo romanzo, e forse la stessa autrice, appartengano a quel genere che si fanno amare, ma anche odiare a seconda del lettore. Se amate la bella scrittura e apprezzate un volume di queste dimensioni, perfettamente costruito, coerente, ricco di particolari e dettagli da scoprire e non vi dispiace impiegare un po’ più di tempo per arrivare alla fine, probabilmente lo amerete. Se invece preferite la prosa secca e stringata, le pagine dense di avvenimenti e quando leggete non vedete l’ora di arrivare alla fine, allora questo libro potrebbe risultarvi un filo pesante.

Per quanto mi riguarda, nonostante appartenga al secondo tipo di lettori, ho apprezzato abbastanza il romanzo. Dopo questa lettura, tuttavia, non mi sento particolarmente attratto dalle altre opere dell'autrice, anche se non escludo di poterle leggere in futuro.


La valutazione tiene conto di questa ambivalenza, sono certo però che molti altri lettori non avrebbero dubbi nel valutarlo cinque stelle, e magari altri potrebbero rifiutarsi di arrivare alla fine.

lunedì 12 maggio 2014

Aspettando Baby Boomers - incipit?

Di seguito quello che potrebbe essere l'incipit del romanzo, o magari una sua versione in bozza, o magari no. Opinioni e sensazioni sul pezzo non solo sono gradite, ma sono desiderate.

Probabilmente da questo frammento capirete che il romanzo ha una struttura su più giornate, una per ogni capitolo, a sua volta suddiviso in piccoli paragrafi dove i personaggi si alternano, almeno nella prima parte della storia, per poi unirsi al momento dell'azione. Questo dovrebbe essere il primo paragrafo del primo capitolo, l'incipit del libro. Sempre che non decida altrimenti...

Fatemi sapere cosa vi fa pensare il pezzo, non solo se vi piace o meno, ma anche cosa vi aspettate da un libro che inizia in questa maniera. Cosa pensate che sia, di cosa pensate che parli, cosa vi aspettereste...

Grazie.

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1. Lunedì

Darling, don't give me shit
'Cause I know that you're full of it
(Kate Nash - The Shit Song)

Adele aprì la porta e rimase per qualche lungo secondo a guardare la parete del bagno imbrattata di merda, poi decise che imprecare avrebbe richiesto troppa energia.

Cose così la lasciavano senza parole. Impossibile immaginare chi, tra le persone che lavoravano in quegli uffici, avesse potuto fare una cosa del genere. Impiegati impeccabili nei loro completi grigi che salutavano con gentilezza quando la incrociavano casualmente nei corridoi e funzionari con famiglie perfette, la casa al mare e il conto in banca ben gonfio. Non riusciva proprio a figurarseli dentro il cesso mentre spalmavano quella roba sulla parete. Soprattutto le erano del tutto incomprensibili le motivazioni che potevano spingere un adulto sano di mente a disegnare un fallo sul muro usando la propria merda per vernice e lo spazzolino come pennello.

Scrollò la testa: non aveva importanza. A settanta anni ne aveva viste troppe per potersi davvero alterare. E quella sera aveva ancora qualcosa di ben più importante da fare.

Resistette alla tentazione di fotografare quello schifo e sputtanare l'ufficio intero sui social in internet. Non se lo poteva permettere, neanche ora, nonostante tutto.

Passò una trentina di minuti in quel bagno a ripulire. Aveva impiegato più del dovuto perché lei, bassina e minuta come era, aveva dovuto usare una sedia per arrivare a pulire il muro fino in cima. Il simpatico artista invece doveva essere stato piuttosto alto.

Prima di uscire dal bagno si osservò per un attimo allo specchio. I capelli avrebbero avuto bisogno presto di una tinta. Li portava cortissimi e biondi da sempre, e con l'avanzare degli anni apprezzava ancora di più la praticità di quel taglio.

Prese il carrello e si spostò senza fretta nell'open space adiacente. Molto probabilmente il misterioso Picasso della Merda occupava una di quelle scrivanie.

Qualche anno prima, sospinti da una ventata di modernizzazione e armati con gli slogan della Fratellanza, i massimi dirigenti dell’ufficio avevano deciso di trasformare quell'ala del palazzo in una serie di open space, dove comunque si erano guardati bene dal trasferirsi. Loro malgrado però, alcuni dei manager intermedi, quelli che in fondo producevano molto, ma contavano poco, si trovarono dall'oggi al domani a lavorare senza pareti.

Erano queste le vittime prescelte da Adele.

Cominciò il suo giro come sempre, passando scrivania per scrivania. Non c’era molto da fare: i tavoli più incasinati neanche li toccava, mentre per quelli lasciati abbastanza sgombri dai proprietari bastava una passata di straccio inumidito. Più che altro svuotava i cestini, raccoglieva qualche cartaccia caduta in terra, gettava nel contenitore sul carrello le bottiglie vuote. Dagli oggetti che si trovavano su quei tavoli si poteva capire molto dei proprietari. Qualcuno aveva foto della famiglia, soprattutto dei figli, altri si rifugiavano nel pollice verde, forse l'unica forma di cura cui erano in grado di dedicarsi. Stabilire il sesso e il carattere di chi occupava una scrivania era fin troppo facile per Adele, tranne per quei personaggi che mantenevano il tavolo completamente sgombro, senza tracce, asettico e pulito come fosse un tavolo operatorio. Di questi si poteva dire assai poco, ma di certo lei non ne avrebbe consigliato la frequentazione a nessuno.

Arrivata alla terza scrivania la sua routine cambiò leggermente. Mentre prendeva il cestino manovrò in modo che cadesse, facendone rotolare il contenuto sotto la scrivania. Sbuffando in maniera vistosa si mise ginocchioni per rimediare e, nascosta dal piano della scrivania, allungò la mano dietro al computer che vi era collocato sotto, prelevandone così un minuscolo congegno. Qualche giorno prima, con una manovra diversa, ma altrettanto dissimulata, lo aveva inserito lei stessa in una delle porte USB del PC.

Una volta raccolte cartacce e congegno, con falsa noncuranza gettò tutto insieme nel bidone sul carrello: avrebbe recuperato ciò che le interessava più tardi, al momento di svuotarne il contenuto nei secchioni all'esterno.

Eseguì procedure un po’ diverse, ma con intenti simili, alla quarta e settima scrivania. Anche questi altri congegni elettronici, che aveva piazzato nei giorni precedenti, finirono così insieme al primo. Era a conoscenza della presenza di telecamere di sorveglianza nell'ufficio, che di certo la stavano riprendendo, ma agendo in quel modo nessuno avrebbe sospettato niente, anche avesse esaminato il filmato. A casa, più tardi, avrebbe verificato se la sua pesca digitale avesse dato buoni frutti.

Sogghignò al pensiero: non aveva alcun dubbio sul risultato positivo dell'operazione.

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lunedì 28 aprile 2014

Leggere a Colori



Ho iniziato una collaborazione con il blog Leggere a Colori.

Potrete di tanto in tanto trovare mie recensioni pubblicate da loro.

Forse comincerò a pubblicarne anche qui, ma in questo caso solo di autori indie.

Ecco le prime due recensioni che ho fatto per loro, per leggerne altre vi conviene sottoscrivere una delle tante modalità con le quali è possibile seguire le loro pubblicazioni.

Terre di confine - Thomas Kanger

Il male veniva dal mare - Giuseppe Conte