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giovedì 31 marzo 2016

Impressioni di lettura: Anna di Cetta De Luca

Dopo aver letto "Quella volta che sono morta", non sapevo bene cosa aspettarmi da questo libro di Cetta De Luca. Ero dunque abbastanza preparato ad affrontare qualunque cosa. Nonostante questo, è riuscito a sorprendermi.

Anna, infatti, non assomiglia affatto al libro che ho citato sopra. Neanche nello stile di scrittura, meno che mai nel tipo di storia. Ma diciamolo, non ho di che lamentarmi.

Vi ho detto quello che non c'è. Era la parte più facile. Perché per parlare di quello che c'è, nonostante le dimensioni ridotte del libro, non certo un tomo da mal di testa, ci vorrebbero forse più pagine di quelle di cui lo stesso è composto. Perché è così, quando le parole fanno bene il loro lavoro, il compito di commentarle si fa complesso.

Ma provo a dare un'idea. Prima di tutto bisogna tornare indietro di quasi cento anni. Un'avventura, specialmente per chi è più giovane di me. E Cetta ci fa entrare nelle scarpe di una donna di allora, per la verità un po' speciale, ma in quel modo in cui lo dovevano essere in molte. E si inizia la danza. Che è fatta di una storia d'amore, incerta e sofferta all'inizio, poi improvvisamente felice. Fatta di vita quotidiana, di politica dell'uomo comune, di gesti antichi, di riti. Fatta di grandi e piccoli errori, e tragedie, e guerra.

Fatta soprattutto dell'attesa, della sospensione di una amore, dell'orgoglio di Anna, in un miscuglio incredibile che solo nella vita vera si può osservare, e più di rado nei romanzi.
Una storia che si fa leggere, scritta con un stile che già di suo ci riporta indietro nel tempo, per farci in qualche modo un po' rivivere certe passioni, certe sofferenze, certe situazioni che dobbiamo cercare di non ritrovarci ad affrontare in futuro. Ma in questo tuffo nel passato i personaggi assumono caratteristiche di assoluta modernità, perché in fondo, con schemi di comunicazione diversa, con modi e riti del tutto scomparsi, gli uomini e le donne di allora non provavano certo sentimenti di altra natura da quelli che oggi proviamo anche noi.

Lettura gradevole che mi piace associare a quella fatta di recente del libro di Marco Proietti Mancini, "Da parte di padre", un po' perché anch'esso ci riporta indietro nel tempo, un po' per lo stile narrativo che esplora con arte sentimenti e luoghi.

Su questa autrice "indie e non solo", finirò per tornare ancora. Nel frattempo leggetevi Anna.

domenica 20 marzo 2016

Impressioni di lettura: La guerra della discarica di Luca Tarenzi

Voi non lo sapete, non tutti almeno, ma io vivo a circa tre chilometri da una discarica. Per mia fortuna i venti dominanti in questa zona fanno sì che questa si trovi sottovento rispetto a casa mia, ma quei rari giorni in cui tirano in senso contrario i miasmi mi ricordano la sua presenza a così breve distanza.

Più di una volta ho immaginato, nelle mie follie pre-sonno, mostri che si sviluppavano sotto la coltre di liquami e immondizia. Storie il cui epilogo era sempre simile e per niente felice per l'umanità. Che volete, la nostra la vedo come una grave colpa e il mio modo di immaginare una punizione è alquanto pittoresco. Purtroppo la natura in qualche modo ci somministra comunque un duro prezzo da pagare, ma lavora in modo meno eclatante.

Questo per farvi capire quanto mi possa aver colpito l'ambientazione di questo romanzo, una bella discarica di quelle puzzolenti e poco curate. Non ci sono i mostri che animavano le mie pensate notturne, ma c'è di meglio, un'intero mondo di tribù, folletti, forse normali animali trasformati dai veleni, forse antiche razze nascoste che hanno dovuto adattarsi a vivere delle nostre immondizie. Sono piccoli, sono (forse) magici, o forse hanno semplicemente poteri psichici, hanno un rapporto speciale con il veleno e, come tutti gli esseri viventi, lottano per sopravvivere.

Ecco, basterebbe questa ambientazione così originale per giustificarne la lettura.
Ma l'ambientazione, che è la prima cosa che mi ha colpito, ed è fantastica, non è la parte migliore. Non lo è neanche la trama, che pure mi ha tenuto incollato al libro e me lo ha fatto divorare (e mi ha fatto comprare la puntata successiva non appena finita l'ultima pagina).
No, la parte migliore di questo romanzo sono i personaggi. Non parlo solo di Cruna, troppo facile innamorarsi della ribelle, coraggiosa, incosciente, generosa (e andate avanti con gli aggettivi tipici dell'eroina). Ci sono Disgelo, Verderame, Livido, Albedo, Argiope, Bicorne...
Ognuno creato per offrirvi una bella caratterizzazione dell'umana natura. Abbiamo tutto, così non è difficile immedesimarsi nell'uno o nell'altro a seconda della propria inclinazione.
Personaggi con pregi e difetti, idee e dubbi, non perfetti, non banali. 

Dunque, riepilogando, abbiamo un'ambientazione originale e in qualche modo legata alla realtà, con richiami non banali a problematiche attuali. Abbiamo una storia avventurosa ed intrigante, che nel primo romanzo della serie lascia intuire sviluppi e sorprese in quelli successivi. Abbiamo personaggi vividi, ben strutturati, di cui è facile innamorarsi (oppure odiarli). Gli ingredienti ci sono tutti e l'insieme è davvero gradevole. Se proprio devo cercare qualcosa che non va, posso citare il Glamour. Ma si vede che chiamarlo fascino non rendeva bene. Va be', perdono Luca in anticipo, ancora prima che ci spieghi perché l'ha voluto chiamare così.

Recensione sintetica: compratelo e leggetevelo. 
Raccomandazione per l'autore: fuori il terzo che intanto mi leggo il secondo.

venerdì 22 gennaio 2016

Impressioni di lettura: "Quattro amiche e un paio di jeans" di Ann Brashares

Anche questo libro fa parte delle letture che ho fatto per supportare la mia attività di supporto alla lettura con un progetto su una scuola media del mio territorio.
Il concetto di fondo è quello di aver letto i libri che introduco. Naturalmente non ci riesco con tutti, ma provo almeno a farlo nella maggior parte dei casi.

Una bella fetta della classe chiedeva qualche lettura di genere... rosa, lo chiamo così per semplificare, e dopo aver fatto una piccola ricerca, con l'aiuto di altri lettori, ho selezionato alcuni titoli e mi sono messo a leggerli.

Questo in particolare è il primo di una serie di romanzi che raccontano la storia e le avventure di quattro amiche, molto legate tra loro e che una bella estate si ritrovano a dover passare per la prima volta le vacanze estive distanti l'una dall'altra. Un vecchio paio di jeans usati fungerà da legame speciale, da totem, diciamo così, che viene trasferito da una ragazza all'altra e in qualche modo segna una svolta nelle avventure estive di ognuna di loro.

Jeans veramente magici, dico io, visto che riescono a fasciare le grazie della quattro ragazzine in maniera egregia, valorizzandole al massimo, nonostante fisici davvero diversi tra loro. Una magia che è più quella del cuore che della materia.

Il libro è scritto molto bene, si legge con piacere e scorre via veloce. Le ragazze sono tra loro molto diverse, con problemi tipici della loro età e caratteri molto ben dipinti. Lo confesso, mi sono divertito a leggerlo e non farei certo fatica a continuare con gli altri libri della serie. Lo passerò quindi volentieri alla scolaresca, sono sicuro che lo apprezzeranno e forse in qualche caso ragazzi e ragazze ritroveranno in questa lettura qualcosa di loro stessi.

Consigliatissimo per gli adolescenti, ma gradevole e godibile a qualsiasi età.

venerdì 5 settembre 2014

Impressioni di lettura: "La collina dei conigli"di Richard Adams

Non credo che avrei mai letto questo libro se non fosse stato proposto in uno dei gruppi di lettura di Goodreads, ma devo ammettere che sono molto contento di averlo fatto.

La ragione della mia gioia è che leggere questo volume mi ha fatto tornare indietro negli anni, a quel tempo in cui ancora ragazzino mi avvicinavo ai miei primi libri: Salgari, Verne soprattutto.

Perché questo è un libro di avventure! Poco importa che a viverle non siano feroci pirati o fantascientifici capitani, i conigli di Adams hanno cuore e fegato da vendere e se gli manca la tecnologia non difettano certo d'inventiva e intraprendenza.

Seguire l'avventura di Moscardo e dei suoi amici mi ha riportato al clima di quei giorni. Ho dimenticato di essere un cinquantenne e mi sono goduto il libro come un bambino, mani e piedi a terra a zampettare insieme a loro.

Ora non so se consigliarvelo o meno, se dirvi che è una lettura per ragazzi oppure, al contrario, suggerirvi di leggerlo voi stessi. Il gruppo di lettura ha avuto reazioni diverse, alcuni come me hanno trovato il libro molto bello anche a una lettura adulta, altri invece lo considerano un romanzo da indirizzare ai più giovani. Regolatevi voi anche in base a quello che provate leggendo altri libri di questo tipo. Per me è stata una piacevole sorpresa.