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giovedì 29 ottobre 2015

Impressioni di lettura: "Il Cimitero senza lapidi e altre storie nere" di Neil Gaiman

Nelle prossime settimane dovrò leggere anche qualche altro libro di Gaiman. Si tratta infatti di uno degli autori che intendo presentare nel gruppo di lettura che sto per avviare nel mio Comune. Ma di questo e di altre iniziative vi parlerò anche più avanti.

Credo che molti conosceranno Gaiman attraverso il film o il libro "Coraline". Il suo è un genere di fantasy ironico e irriverente che per certi versi mi ricorda Pratchett (con cui credo vi fosse un rapporto di amicizia) ma con una netta propensione per ambientazioni più fosche, quasi horror anche se horror per questi libri sarebbe una definizione di certo inappropriata. 

La delicatezza infatti regna sovrana in questi racconti che pur trattando spesso di temi cimiteriali, di demoni, di aldilà o comunque di presenze inquietanti, rimangono sempre abbastanza leggeri per l'anima e portatori di serenità più che di angoscia.

Già dall'introduzione dell'autore trovo il modo di elogiarlo. Dichiara infatti di aver sempre amato i racconti, fin da giovane, e in questo mi somiglia. Inoltre è un autore che dichiara apertamente e senza paura che la sua intenzione è quella di divertire, come non prenderlo in simpatia?

Come in tutte le raccolte di racconti ognuno potrà trovare qualcosa che piace di più e qualche altra cosa che non si riesce ad apprezzare. In questo caso devo ammettere che non c'è nessun racconto che non valga la pena di leggere, ma ovviamente ho anche io un paio di preferenze. La prima, su cui forse non concorderebbero in molti, riguarda il racconto "Il prezzo" che da una visione dei gatti che ho amato molto e a cui non viene troppo difficile finire per credere davvero. Basta vederli quando si fissano su qualche fantasma a noi invisibile. La seconda invece che forse è più comune, nel racconto "Il cimitero senza lapidi" che da il nome alla raccolta. Bella storia e bel personaggio, leggerò di sicuro anche il piccolo romanzo che la estende.

Tra gli altri voglio menzionare "Il ponte dei troll", pieno di simboli e delicatissimo; "Cavalleria", paradossale e divertente; "Avis Soleus", sul tema del cibo che mi affascina sempre. Insomma una bella raccolta che è valsa la pena di leggere e mi ha confermato il gradimento di questo autore davvero importante.

venerdì 26 dicembre 2014

Impressioni di lettura: Io sono morto di Vera Q.

Dopo un rosa ci vuole un nero. Diciamolo!

E quando penso nero penso vera, anzi Vera.

Eccomi qui a commentare un altro racconto di Vera Q. autrice con cui forse condivido non solo le iniziali ma anche una certa affinità per la stessa vena umoristica. Be' la mia prende altre pieghe, ma solo perché sono troppo buono per farvi del male.

Questo è un racconto che mi ha molto divertito e che mi ha ricordato un pochino un autore che adoro, Terry Pratchett, sia per questo giocare con morte e divinità, sia per l'umorismo. Lo so, sto bestemmiando, ma che vi devo dire, questo mi è venuto in mente e questo vi dico, sinceramente.

Niente da dire per il resto, per ora la ragazza non mi ha mai deluso, qualsiasi sia il genere che affronta, sempre che si possa attribuire un genere a certi racconti.

Concludo dicendo che "Io sono morto" mi è piaciuto più di 2017, e che spero vivamente di non essere deluso dal prossimo, visto che l'ho già preso :-)




mercoledì 27 agosto 2014

Impressioni di lettura: "2017 A.D." di Vera Q.

Ecco qui, dopo il libro di Roberto ho letto quello di Vera, quindi a rigor di logica mi tocca scrivere qualcosa. Non posso esimermi, eh no, non posso proprio fare a meno. E ora come faccio? Lo sapevo che non dovevo leggerlo, lo sapevo... me lo diceva sempre mamma, metti la maglia di lana, non si sa mai!

Allora, vediamo, il finale non lo posso dire, eh no, quello no, sarebbe brutto che uno mi legge e trova il finale, non va bene. Quindi il finale non lo diciamo. Anche se mi è piaciuto eh, però non lo posso proprio dire. Neanche accennare, perché i lettori sono furbi eh, basta uno spiraglietto e zacchete capiscono tutto. No, niente, sul finale non dico proprio niente, non insistete.

Quindi non posso neanche dire che il libro sembra una distopia e invece... No, non posso dirlo. Potrei parlare dei personaggi, ma tralasciando il fatto che sono parecchissimo disgustosi, più o meno tutti, se ne parlassi troppo, poi... No, dei personaggi non ne parlo. Posso parlare dello stile di scrittura, sì, quello sì. Uno stile interessante, lo usava anche il mio primo barbiere, poi ho smesso perché avevo sempre la faccia che sembrava il tagliere di un macellaio.

Un bel libro dai, davvero, basta prendere un po' di Gaviscon prima di ogni capitolo e scorre via leggero, persino divertente, lo ammetto. Ti potresti perfino dimenticare che è una storia inventata, un libro dove ogni personaggio è frutto dell'immaginazione dell'autrice e ogni riferimento a persone realmente esistenti è del tutto causale. No, volevo dire casuale, lo vedi che ti fanno due letterine scambiste?

Il fatto è che, tragicamente, a me sembra di averne incontrati almeno un paio di quei personaggi lì. Magari sbaglio. Magari! Però giuro, ora quando stringo la mano a qualcuno dei semisconosciuti colleghi o ai mai frequentati quasi vicini di casa, non sono più sereno come prima. Brutta cosa, specialmente quando mi invitano a cena, divento nervoso...

Ecco, ora mi servono un po' di elfe alquanto bone e draghi paciocconi per riprendermi, lo so...

Tutta colpa tua Vera!

Ora scusate, è arrivata l'infermiera, e non vorrei MAI renderla nervosa...