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martedì 26 aprile 2016

Indie Way - Strumenti e preparazione - 1


Indie Way - Strumenti e preparazione - 1

Nel mio modo di vedere le cose il processo di pubblicazione per un autore indipendente deve essere il più semplice possibile. Meno orpelli e variazioni ci sono, meno possibilità abbiamo di introdurre errori o trovarci di fronte a situazioni per noi difficili da risolvere. In genere per arrivare a questo risultato ci saranno necessari alcuni tentativi, qualche fallimento, qualche modifica e riciclo. Poiché in molti di questi errori e ricicli io ci sono già passato, cercherò di fare in modo che voi possiate evitarli. Può darsi che vi capiti qualche altro problema che io non ho dovuto affrontare, e questo eventualmente dovremo vederlo caso per caso. L'obiettivo comunque rimane quello di procedere in maniera semplice, arrivando a un risultato di buon livello rapidamente e senza errori.

Come capita spesso nelle attività umane, partire bene riveste un'importanza assoluta. Prima di spiegare come si arriva a pubblicare il vostro testo nei vari circuiti, vediamo quali caratteristiche deve avere per poter limitare le possibilità di complicarci la vita.

Ricordo che fino al momento di affrontare le altre possibilità di pubblicazione assumeremo che il nostro obiettivo sia rendere disponibile il nostro libro su Amazon, come digitale tramite KDP e come libro cartaceo tramite Createspace.

Preparare il testo

Mi rendo conto che qui siamo su un terreno minato. Dire a un autore che strumento deve usare per scrivere è un azzardo piuttosto grave. Così eviterò di metterla in questi termini, scrivete pure come vi pare. Quello che conta tuttavia è che, al momento di andare a pubblicare il vostro testo, questo dovrebbe essere disponibile in formato Microsoft Word.

Non è necessario che possediate il programma, purché siate in grado con il vostro personale strumento di produrre un documento formalmente corretto in formato Word. Come ho già detto in precedenza, ci sono altri modi e altri formati che si possono usare, ma questo è quello che io ho trovato più semplice per raggiungere il mio scopo.

Se lavorate con Word inoltre, dovrete prestare attenzione a utilizzare le sue capacità di formattazione del testo nel modo giusto. Questo si sintetizza in una frase: utilizzate gli stili e non formattate niente in maniera manuale. Un romanzo "normale", che non contenga illustrazioni e non preveda l'uso di font o elementi grafici particolari, può essere formattato utilizzando una manciata di stili. Se lavorerete in maniera semplice e pulita potrete preparare direttamente il vostro documento formattato per la stampa su cartaceo, e utilizzare lo stesso, senza alcuna modifica, per alimentare KDP e generare il relativo e-book.

Molti pensano che sia necessario eliminare la numerazione delle pagine, le testate, le note e altri elementi, ma in realtà il programma di importazione del file Word di KDP è in grado di gestire tutto questo in autonomia, se il documento è formattato in maniera pulita.

Utilizzate gli stili dei paragrafi, sono sufficienti per tutto. Le impostazioni della pagina, i margini e le dimensioni, fatele in funzione della stampa su carta. KDP le ignorerà. I salti pagina legateli ai paragrafi, per esempio legandoli allo stile del paragrafo che è titolo di capitolo. Non inseritene se possibile manualmente nel testo. Usate le caratteristiche dello stile paragrafo per evitare che rimangano righe isolate o per forzare un paragrafo assieme al successivo. In questo modo la stampa avrà la forma che vorrete e lo stesso file potrà essere importato in maniera pulita da KDP.

Vedremo più avanti come si può verificare in maniera veloce se ci sono problemi di importazione. In questo caso vedrete che quasi sempre avrete fatto qualcosa di strano, che non è gradito a KDP. A me ormai non capita quasi più, una volta imparato a formattare il documento nel modo giusto questa attività diventa molto semplice.

Per ora vi basti sapere che:

potete usare qualsiasi strumento per scrivere, purché sia possibile poi trasformare il vostro libro in un documento Word;
dovete formattare il documento Word usando gli stili e mantenendo la struttura il più pulita possibile, con poche formattazioni particolari che esulino dagli stili utilizzati;
In generale io utilizzo uno strumento che mi renda libero nella creatività nella fase di scrittura (Scrivener), e passo a Word nella fase successiva alla prima bozza, quando per capirci si fanno revisioni ed editing. A questo punto formatto già il documento in funzione della stampa dello stesso e lo faccio in una maniera semplice e pulita in modo che lo stesso possa essere subito disponibile per KDP.

Vedremo più avanti che in realtà si potrebbe delegare a Createspace la creazione dell'e-book. Io non lo faccio, un po' per abitudine, un po' perché preferisco avere un controllo migliore sul risultato e infine perché, anche se di recente questo non avviene, a volte ho voluto variare i contenuti tra versione cartacea e digitale, cosa possibile modificando il Word per il cartaceo e creando da questo una versione modificata per KDP.

Poiché più di mille parole può rendere un esempio, ho creato un documento Word minimale con un frammento di racconto, formattato nella maniera che vi ho descritto, con stili già definiti (che potete cambiare) e formato pagina adatto alla pubblicazione con Createspace (5.25 x 8 pollici). Su misure e formati Createspace torneremo al momento giusto. Per ora il file di esempio può farvi capire quanto ho spiegato fin qui sull'utilizzo di Word per la preparazione del libro in funzione della pubblicazione Createspace + KDP. Potete scaricarlo seguendo questo link.

Con questo considero, almeno per ora, esaurito il tema strumento di scrittura.

C'è un altra serie di attività che è opportuno fare preventivamente. Sono attività una tantum, le potete fare in anticipo e una volta eseguite rendono possibile pubblicare in maniera estremamente veloce. Si tratta dell'iscrizione e della configurazione degli account Createspace e KDP. Sarà questo il tema delle prossime puntate.

domenica 10 aprile 2016

Indie Way - Un corso per tutti

Pubblicare un libro in autonomia è ormai operazione alla portata di tutti. Ciò nonostante sono sempre molte le persone che si rivolgono a case editrici a pagamento pur di avere la gioia di stringere tra le mani un bel volume con il loro nome in copertina. Qualche volta la spesa può essere giustificata, ci sono infatti servizi a pagamento trasparenti e di buona qualità, ma molto spesso non lo è, almeno se si considera ciò che si ottiene in cambio. Ecco dunque che esiste tutta una serie di situazioni in cui poter stampare un volume in autonomia può essere una scelta sensata.

Va chiarito comunque che, se la pubblicazione indipendente di un libro non fa di noi degli scrittori, pagare qualcuno che ci prenda in giro dicendo che lo siamo non migliora certo questo dato di fatto.

Questo corso sarà indirizzato a tutti coloro che vogliono trasformare un documento in un libro, senza entrare nel merito del perché lo si faccia. Tutto considerato le ragioni potrebbero essere molteplici e non mi interessa più di tanto elencarle tutte. Anche se l'orientamento generale sarà quello di mantenere il processo quanto più semplice sia possibile, questo non sarà fatto sacrificando la qualità del risultato finale. Di volta in volta, oltre alla metodologia alla portata di ognuno, potranno essere indicate vie alternative, magari più complesse, o magari solo più costose, per ottenere un risultato più vicino a quello che può ottenere una piccola realtà editoriale.

Il corso si svilupperà in una serie di articoli che affronteranno la pubblicazione secondo il mio personale approccio. Non so se si tratta della metodologia migliore, ma è la mia, ha una sua semplicità e funziona molto bene per le mie esigenze. Probabilmente andrà bene per molti di voi, mentre altri potranno fare variazioni in base alle loro specifiche necessità. Ecco di seguito, a grandi linee e con riserva di variare la scaletta, gli argomenti che andrò a toccare. Ogni tema potrà essere sviluppato in uno o più articoli.
  • Strumenti e preparazione
  • Pubblicare un eBook su Amazon KDP
  • Pubblicare un libro su Createspace
  • Stampare un libro con Lampidistampa
  • Pubblicare un eBook su Google Play
  • Pubblicare con Streetlib
Ci sono alcune scelte già fatte in questo mio piano. Decisioni che ho preso e che verificherò mano mano durante la stesura delle rispettive lezioni. Per queste scelte verrà data giustificazione, ma non sono di per sé in discussione, proprio in quanto personali. Come detto sopra, chi non le condividesse può sempre partire da quanto ho spiegato e esplorare le alternative che ho scartato, provandole personalmente. Sono comunque ben accetti suggerimenti, consigli, critiche e richieste.

I post saranno pubblicati sia su questa mia pagina personale, in una sezione dedicata del menu, sia nel mio blog. Vi consiglio di iscrivervi alla newsletter dove verranno annunciate le nuove puntate mano mano che saranno realizzate e messe a disposizione.

mercoledì 21 ottobre 2015

Un manifesto per gli autori #Indie

Alcuni giorni fa sono stato coinvolto da un gruppetto di amici autori nel lancio di un manifesto degli autori indie e volentieri mi sono associato a loro poco prima della sua pubblicazione.

Questo articolo racconta le mie riflessioni su questo tema. Lo scrivo consapevole di avere una visione limitata di questo mondo, di essere un amatore della scrittura, non certo un professionista e con la convinzione che alcuni editori, piccoli e meno piccoli, facciano un gran lavoro, con passione e con dispendio di energie e denaro.

Prima di tutto inserisco di seguito il testo del manifesto, libera traduzione da quello di Orna Ross, fondatrice e direttrice dell'ALLI (Alliance of Indipendent authors) e il link alla pubblicazione originale dello stesso sul blog dell'amica Cetta De Luca. Quindi cercherò di spiegare come lo interpreto.

Io sottoscritto dichiaro:
Che mai rinuncerò alle migliori opportunità di pubblicazione per gli autori e non permetterò all'industria editoriale di rinnegare le proprie responsabilità verso scrittori e lettori.
Pubblico i migliori libri di cui sono capace. Prima di farlo, ho imparato a soddisfare gli standard della pubblicazione industriale nella progettazione, formattazione, produzione, marketing e promozione del mio libro, e in seguito ho pensato a come spingermi in modo creativo oltre questi limiti. Nel fare del mio meglio, mi do anche il permesso di commettere errori, fallire, riprovare e fallire meglio.
Pubblico in tutti i formati e scelgo le piattaforme in modo da poter diffondere il mio lavoro nel modo più ampio possibile.
Decido autonomamente la pubblicazione delle mie opere avvalendomi degli strumenti tecnologici necessari per realizzare i libri in formato digitale. Quando lo ritengo opportuno decido anche di pubblicare la mia opera in cartaceo, sempre con l’obiettivo di renderla fruibili al maggior numero di persone.
Riconosco di essere più flessibile e più vicino al lettore di ogni altro operatore del settore. Proprio per questo invito quelli che si sentono minacciati dal self-publishing a ripensarci e a rivedere il loro pensiero nei confronti degli autori indie.
Non chiedo a nessuno il permesso di pubblicare, né una pacca sulla spalla, né un contratto che offende le mie competenze e il pubblico dei lettori. Invece, pongo domande sul modo in cui i servizi editoriali a pagamento e gli editori commerciali potrebbero meglio sostenere gli autori e servire i lettori.
Sono consapevole della mia posizione privilegiata in quanto sono autore ed editore di me stesso e proprio per questo posso permettermi, di pensare e ripensare il “libro” fino a che non sarò soddisfatto del mio lavoro. Una consapevolezza che mi accompagna in tutti i miei rapporti con gli altri professionisti dell’editoria e che si traduce in un vantaggio per me, per gli altri autori e per i lettori.
Sono orgoglioso del mio status di autore auto-pubblicato.

La prima cosa da dire su questo manifesto è che si tratta di una dichiarazione di forte impegno, da parte di chi lo sottoscrive, a lavorare in modo corretto allo scopo di produrre il migliore risultato possibile. Un impegno che l'autore indie si prende in prima persona, senza la possibilità di delegarlo ad altri. Questo però non significa che un autore indie si precluda la possibilità di pubblicare con editori in cui ha fiducia. Molti di noi lo hanno fatto e lo faranno, quando questo consenta di diffondere al meglio il nostro lavoro.

La seconda cosa che voglio evidenziare è come questa dichiarazione, anche se seguita alla lettera, non garantisce che il prodotto di tanti sforzi piaccia al lettore. Che sia buono da un punto di vista artistico. Sul piano formale e tecnico ci prendiamo un impegno a fornire un prodotto confezionato in maniera professionale, che sia da questo punto di vista paragonabile a quello fornito dalle migliori case editrici. Sul contenuto invece promettiamo di fare il nostro meglio, di lavorare in maniera corretta, di comportarci insomma come dei piccoli editori di noi stessi. Ma non possiamo promettere che i nostri libri piaceranno al lettore. Credo che nessuno possa fare tale promessa in buona fede, neanche i più grandi editori e gli autori più rinomati. 

Anche così, non tutti gli autori potranno sinceramente sottoscrivere questo manifesto. Persino qualche editore potrebbe trovarsi in difficoltà, almeno a giudicare dalla qualità formale di certe cose che vengono pubblicate. Se devo essere sincero nel leggerlo mi è venuto qualche dubbio, mi sono dovuto fare qualche domanda, un esame di coscienza, per così dire. E il risultato non è stato del tutto soddisfacente. Sono di certo e da tempo su quella strada, ma non posso dire di essere arrivato alla fine di questo percorso. Tuttavia mi sento di poter prendere un impegno in tal senso.

Non è un impegno solo verso chi ci legge, ma anche nei confronti degli altri autori indie. Perché ogni volta che un lettore apre un nostro lavoro e dopo poche pagine gli viene voglia di buttarlo, e magari lo fa, tutti noi che crediamo in questo modo di pubblicare ne riceviamo un danno. Se un nostro libro non piace a tutti non è un problema, ma se nelle prime pagine ci sono errori grossolani, che non meritano la definizione di refuso, se la copertina trasmette la netta impressione di non essere professionale, se la storia non ha né capo né coda, allora dovremmo ammettere di non aver rispettato questo patto.

Nel tempo il problema di essere identificati come autori di qualità nonostante la nostra scelta di essere indie è stato sempre molto sentito. Si è tentato in vari modi di affrontare il problema, associandoci insieme in modo da garantire una sorta di filtro di qualità, raccogliendo consensi individualmente e in tanti altri modi ancora. Questo manifesto è un segnale di questo tipo, non risolve nulla di per sé, ma spinge noi stessi a impegnarci in maniera consapevole, perché alla fine quello che conta è lavorare bene e produrre un risultato che possa trovare il favore di chi ci legge. E questo si ottiene solo lavorando in maniera professionale, non improvvisata, determinata e costante, senza tuttavia pensare di essere migliori di altri, degli editori in particolare, solo per il fatto di essere indie.

La discussione è aperta, tutte le idee sono benvenute.





venerdì 13 marzo 2015

Cosa bolle in pentola (Febbraio 2015)


Febbraio è stato un mese interessante, per molti aspetti, alcuni legati alla salute (che per ora mi assiste), altri allo scrivere. È un po' strano dirlo, ma ho combinato poco e al tempo stesso sono soddisfatto. Ma come al solito, seguiamo la consueta scaletta.

Baby Boomers (titolo da rivedere)

Come vi avevo annunciato ho lasciato da parte questo titolo ancora tutto il mese di Febbraio. La buona notizia è che, qualche sera fa, ho sentito uno scampanellio nella testa e in men che non si dica mi sono ritrovato a lavorarci sopra. Quello che potete vedere a sinistra è lo screen del romanzo in lavorazione. Potrete anche ammirare il mio nuovo giocattolo, Scrivener, un programma fatto "apposta" per chi scrive. Ho colto l'occasione per metterlo in campo, partendo proprio dal romanzo. L'impatto iniziale è buono, ma vi farò avere informazioni più dettagliate tra qualche settimana.

Abel Legacy (titolo molto provvisorio)

Ho cominciato a scrivere il plot e qualche scena, tanto per entrare nell'ambientazione. Anche in questo caso procedo al trasferimento di quanto già fatto (poco) sulla piattaforma Scrivener.

Racconti Rifiutati (anche no)

In questi ultimi mesi ho provato a partecipare a qualche concorso Delos. Se non la conoscete si tratta di una casa editrice di lunga tradizione a cui sono affettivamente legato (Robot e altre pubblicazioni della casa sono sempre state tra le mie letture). Purtroppo per ora non ci sono successi da quella parte, probabilmente il mio livello non è ancora adeguato per impressionare i selezionatori, ma non rinuncerò a provarci e i loro concorsi e selezioni saranno tra i miei obiettivi fissi. Male che vada si fa palestra.

Come raccontato già in altri articoli ho partecipato al BUK di Modena dove ho conosciuto le persone che stanno dietro al nome Gainsworth Publishing. Un incontro molto piacevole che ha aumentato la mia soddisfazione per essere entrato nella loro selezione di Occhi di Drago.

Per ora non molto altro da dire, ho lavoricchiato a qualche racconto ma senza finalizzarne alcuno. Credo che dovrò "forzarmi" a lavorare andando a partecipare all'ennesimo piccolo concorso. Vedremo.

Letture

Veniamo alle letture di Febbraio:

Kitchen - Banana Yoshimoto (impressioni di lettura)
La grande menzogna - Antonella Sacco (impressioni di lettura)
Occhi di Drago - AA.VV. (solo uno dei racconti è mio, gli altri sono belli eheh)
L'Aleph - Jorge Luis Borges (impressioni di lettura)

Questo mese ben due classici, Borges e la Yoshimoto, entrambi valevano la pena. A questi aggiungo il libro di Antonella, davvero un bel lavoro che consiglio caldamente e infine l'antologia dove è contenuto il mio racconto e che davvero non potevo fare a meno di leggere. Per questo mese è tutto, a marzo credo che le letture saranno numericamente più limitate perché ho affrontato un mattoncino niente male, interessante ma lungo. Ma questo ve lo racconterò più avanti.

venerdì 30 gennaio 2015

Impressioni di lettura: Steamlily di Michael Tangherlini

Di Michael Tangherlini avevo già letto Venus at the mirror e potete consultare le mie impressioni su quel testo nelle pagine di questo blog. È stato quindi con piacere che ho letto questo secondo libro, sia in anteprima direttamente dall'autore, sia ora nella sua versione definitiva.

Anche se in apparenza la protagonista può sembrare la stessa del libro già citato (stesso nome, stessa morfa, carattere volitivo e ribelle) credo che dovremmo pensare a una Lily diversa, quanto meno a una Lily parallela.

L'ambientazione in questo caso è steampunk, il tempo un ottocento ucronico dove si sviluppa tutta l'avventura e in cui i personaggi sono morfi, ovvero animali antropomorfi. I destini di personaggi del tutto immaginari si intrecceranno con quelli di personaggi storici, ma ovviamente con sviluppi diversi da quelli che conosciamo. Prendiamo per buono questo particolare universo, senza farci ulteriori domande (per il momento) e godiamoci la storia, un'avventura con caratteristiche tali da renderla a mio avviso una lettura adatta anche ai ragazzi, sia per la trama, sia per la delicatezza con cui la narrazione si sviluppa.

La cosa che mi affascina in questo caso è proprio l'ambientazione. Un po' per lo sfondo steampunk che ha sempre un certo fascino, un po' per l'utilizzo dei morfi che si presta a giocare molto con la fantasia. Se fossi un disegnatore difficilmente resisterei alla tentazione di ispirarmi a questa ambientazione. La trovo insomma assai intrigante.

Se in Venus at the mirror attorno all'essere morfi si sviluppava un interessante intreccio che ci faceva riflettere sulla diversità, in SteamLily essere morfi è invece assolutamente normale, tutti lo sono e quindi questo non rappresenta più un elemento di conflitto. Tuttavia Lily è comunque una diversa, per il rifiuto di adeguarsi ai suoi bigotti contemporanei sia nell'abbigliamento, sia, tanto meno, nel pensiero.

Forse più leggero questo racconto rispetto al primo, ma comunque piacevole da leggere e con qualche finezza e ricercatezza che non è sempre immediato cogliere. In definitiva una bella lettura, molto curata anche negli aspetti puramente editoriali.

Ho contattato Michael e gli ho fatto alcune domande a cui ha voluto gentilmente rispondere, ecco di seguito il risultato.

D. Ciao Michael, parto subito con una domanda difficile, ma come ti è saltato in testa di scrivere? Raccontaci un po' di te.
R: Ciao Mario! E' una domanda strana e potrei rigirartela contro.  Scrivo, in un modo o nell'altro, da quando ho circa 8 anni. Ho iniziato sviluppando con mio padre una storiella inventata in occasione di un tema scolastico, ho scribacchiato qualche fetenzia in adolescenza e ora sto cercando di farlo in modo più concreto e oggettivo. Non so dirti il perché lo faccia: ho solo delle idee in testa che voglio mettere per iscritto e condividere.

D. I morfi non sono una novità assoluta ma mi ha colpito molto in Venus at the mirror il modo in cui l'hai sfruttata per mettere in risalto i problemi legati alla diversità. Potevi usare altre modalità per affrontare lo stesso tema, come mai proprio i morfi e perché un tasso?
R: "Perché mi piacciono" può contare come risposta? Sono dei personaggi che disegno molto frequentemente (per usare un eufemismo), e nel farlo ho pensato che avrebbero potuto funzionare bene anche per parlare della diversità nel mondo. In effetti possono agire come una sorta di "amplificatore" della diversità: invece di avere molti gruppi etnici umani diversi, si può attingere alla diversità animale che è sicuramente più ampia.
Per quanto riguarda la seconda domanda... perché sì. Ho sviluppato per motivi del tutto diversi da quelli trattati nel romanzo il personaggio di Lillian anni fa, e quando si è trattato di sceglierne la specie ho semplicemente preso il primo animale che mi passava per la testa. Attorno a casa dei miei, a proposito, di tanto in tanto se ne vedono girare, quindi penso sia stata una scelta abbastanza azzeccata. 

D. In SteamLily immergi i morfi in un mondo steampunk, con un risultato a mio avviso eccellente, si integrano molto bene. Come ti è venuta l'idea, ti sei ispirato a qualcosa in particolare?
R: Grazie mille.  In linea generale, per "SteamLily" l'ispirazione principale  è venuta dal film "Steamboy." Ho voluto tentare di scrivere qualcosa di steampunk, ma senza esagerare: è la prima volta che mi cimento col tema e con il setting e non mi piaceva l'idea di strafare. Preferivo concentrarmi su altri fattori, come lo scontro fra le due tipologie di tecnologie in uso ai due gruppi di personaggi in gioco (entrambe reali, fra parentesi, anche se una molto meno palese). Il metterci gli stessi personaggi del mio primo romanzo era solo un gioco. Mi sono chiesto cosa avrebbero fatto in contesto diverso et voilà.

D. Un'altra Lily, o meglio, forse la stessa Lily in un altro mondo. Sei molto affezionato a questo personaggio, la ritroveremo ancora?
R: Sto scrivendo il seguito di "Venus at the Mirror," quindi sì, la si rivedrà. Ma non credo la userò ancora, a meno di non farmi avere altre idee forti riguardo lei e la sua vita: ho altra gente di cui parlare.

D. Come ti sei trovato nel pubblicare in maniera indipendente? Che ci puoi dire di questa esperienza?
R: L'ho trovata per certi versi assai frustrante, e per altri invece molto stimolante. Frustrante perché non posso permettermi un editor, prima di pubblicare, e quindi devo spendere molto tempo a rifinire e rifinire e rifinire prima di rilasciare tutto sul serio perché non mi piace l'idea di mettere in giro qualcosa di meno che perfetto (almeno per me). Un errore che con "Venus at the Mirror" ho commesso e da cui ho imparato più di quel che pensassi. Ma è comunque stimolante perché non solo ti rende totalmente responsabile (nel bene e nel male) di ciò che fai, ma perché ti consente anche un maggior confronto anche con altri autori e con il pubblico, cosa sempre positiva.

D. Ti va di consigliarci un libro che hai letto di recente e ti ha colpito?
R: Attualmente sto leggendo "New York" di Edward Rutherfurd. E' piuttosto anomalo per me, che in genere non amo la fiction storica e preferisco cose più immaginifiche, ma lo sto apprezzando moltissimo per gli insegnamenti e le nozioni che riesce a impartire con una certa leggerezza, semplicemente passando attraverso le vite dei tanti personaggi in gioco. Lo consiglio, davvero.

D. Per chiudere una domanda tradizionale per noi indie. Vuoi rispondere a una domanda che non ti ho fatto?
R: Be', ammetto di non essermi mai "posto una domanda" da solo, quindi... direi di no, le tue sono state domande molto stimolanti, e ti ringrazio del tempo e della tua considerazione. 


venerdì 19 dicembre 2014

Arrivano gli ISBN per gli autori indie

Mi è appena arrivata una news da ISBN.it, eccovi il testo:

NASCE UN NUOVO PREFISSO PER L'ITALIA  
Da gennaio 2015 il nuovo prefisso nazionale 979-12 si affiancherà al prefisso 978-88 attualmente utilizzato per identificare l’area di lingua italiana all'interno dello standard ISBN. 
Il nuovo prefisso identificativo potrà essere utilizzato da gennaio ESCLUSIVAMENTE per il nuovo servizio di assegnazione riservato all'authorpublishing, cioè agli autori che pubblicano autonomamente le proprie opere.
Solo quando le numerazioni di codici ISBN con il prefisso 978-88 saranno esaurite, il prefisso 979-12 verrà rilasciato anche per tutti gli altri servizi. Si prevede che questo passaggio possa avvenire nel giro di un paio di anni. 
NUOVO SERVIZIO DEDICATO ALL'AUTHORPUBLISHING   
Da gennaio 2015 l’Agenzia ISBN per l’area di lingua italiana sarà abilitata al rilascio di singoli codici ISBN agli autori che intenderanno auto pubblicare e codificare con lo standard ISBN i propri titoli. 
Il nuovo servizio rilascerà un codice ISBN con struttura 979-12-200-XXXX-X, che permetterà all'autore che si vuole autopubblicare di identificare la propria opera come pubblicata da se stesso. 
Fonte: www.isbn.it

mercoledì 27 agosto 2014

Impressioni di lettura: "2017 A.D." di Vera Q.

Ecco qui, dopo il libro di Roberto ho letto quello di Vera, quindi a rigor di logica mi tocca scrivere qualcosa. Non posso esimermi, eh no, non posso proprio fare a meno. E ora come faccio? Lo sapevo che non dovevo leggerlo, lo sapevo... me lo diceva sempre mamma, metti la maglia di lana, non si sa mai!

Allora, vediamo, il finale non lo posso dire, eh no, quello no, sarebbe brutto che uno mi legge e trova il finale, non va bene. Quindi il finale non lo diciamo. Anche se mi è piaciuto eh, però non lo posso proprio dire. Neanche accennare, perché i lettori sono furbi eh, basta uno spiraglietto e zacchete capiscono tutto. No, niente, sul finale non dico proprio niente, non insistete.

Quindi non posso neanche dire che il libro sembra una distopia e invece... No, non posso dirlo. Potrei parlare dei personaggi, ma tralasciando il fatto che sono parecchissimo disgustosi, più o meno tutti, se ne parlassi troppo, poi... No, dei personaggi non ne parlo. Posso parlare dello stile di scrittura, sì, quello sì. Uno stile interessante, lo usava anche il mio primo barbiere, poi ho smesso perché avevo sempre la faccia che sembrava il tagliere di un macellaio.

Un bel libro dai, davvero, basta prendere un po' di Gaviscon prima di ogni capitolo e scorre via leggero, persino divertente, lo ammetto. Ti potresti perfino dimenticare che è una storia inventata, un libro dove ogni personaggio è frutto dell'immaginazione dell'autrice e ogni riferimento a persone realmente esistenti è del tutto causale. No, volevo dire casuale, lo vedi che ti fanno due letterine scambiste?

Il fatto è che, tragicamente, a me sembra di averne incontrati almeno un paio di quei personaggi lì. Magari sbaglio. Magari! Però giuro, ora quando stringo la mano a qualcuno dei semisconosciuti colleghi o ai mai frequentati quasi vicini di casa, non sono più sereno come prima. Brutta cosa, specialmente quando mi invitano a cena, divento nervoso...

Ecco, ora mi servono un po' di elfe alquanto bone e draghi paciocconi per riprendermi, lo so...

Tutta colpa tua Vera!

Ora scusate, è arrivata l'infermiera, e non vorrei MAI renderla nervosa...



lunedì 25 agosto 2014

Impressioni di lettura: "La Conferenza Mediatica del Professor Leonard Knowall" di Roberto Bonfanti

Potrei dire che "La conferenza mediatica del professor Leonard Knowall" è un divertissement, uno di quei racconti che da sempre vengono scritti da autori di ogni genere per pure voglia di divertirsi e divertire. Se lo facessi nessuno potrebbe dirmi che sbaglio. Il racconto in effetti si fa leggere e spesso nel farlo le nostre labbra si arricceranno in quella tipica posizione che caratterizza il sorriso.

Mi perdoni Roberto se prendo un abbaglio nell'arroganza di capirne di più, ma io in questo racconto leggo molto più di un semplice gioco letterario. Vedo altro. C'è la voglia di dire molto.

Prendo come esempio un piccolo frammento, vediamo se anche a voi darà la stessa impressione.

... se leggendo un libro non fate altro che pensare "ehi, ma è quello che avrei voluto dire io!", non è un capolavoro, forse è buona prosa, ma niente di più, l'autore scrive per coccolarvi, per farvi sentire a casa, sfrutta le vostre debolezze mascherate da granitiche convinzioni. L'arte deve trascinarvi in sentieri sconosciuti, magari impervi e pericolosi...

Che effetto vi fa? Come lettore e come scrittore io non posso passare attraverso queste frasi e rimanere impassibile. Questo non è un gioco, queste frasi tracciano un solco tra la scrittura "commerciale", o come volete chiamarla, e l'arte, la letteratura. Sento molto vicina questo concetto, perché anche io penso che se il lettore, quando chiude il libro, non ha provato nel leggerlo, almeno per un attimo, un senso di smarrimento, di disagio, di meraviglia, se non è stato sfidato in qualche modo a percorrere anche per pochi passi sentieri emotivi inaspettati, allora forse lo scrittore non ha raggiunto il suo scopo.

Credo ci sia molto di Roberto in Leonard e credo anche che ci sia molta verità nello scherzo, molta sofferenza nel divertimento, quel genere di sofferenza produttiva che chiamerei travaglio.

Concludendo, ho trovato questo racconto divertente, ma anche interessante e in alcuni punti fonte di riflessione, sicuramente è valsa la pena leggerlo.




mercoledì 6 agosto 2014

Impressioni di lettura: "Piccoli Sogni" di Marco Perino

A cosa servono i libri? Vi siete mai posti questa domanda? Probabilmente sì, e vi sarete anche dati molte risposte, perché ci sono davvero mille motivi per scrivere un libro, alcuni all'apparenza più nobili, altri decisamente più materiali.

Si può scrivere per vendere, costruendo un prodotto, oppure si può scrivere perché si sente il bisogno di dire qualcosa, magari di banale, qualche volta di importante. Si può scrivere per divertire, per il desiderio di raccontare, per mandare un messaggio, o anche, perché no, senza un motivo particolare.

Spesso quando leggiamo un libro, non ci poniamo questo problema e, semplicemente, ce lo godiamo. Quando arriviamo alla fine, a volte, percepiamo quale era il fine dell'autore, magari solo inconsciamente. Ci sono libri che ci fanno riflettere, libri che ci divertono soltanto e, infine, libri che cambiano qualcosa dentro di noi.

Questo libro, nel mio caso, non solo mi ha fatto riflettere, più e più volte durante la lettura, ma temo, o forse spero, che abbia anche cambiato qualcosa dentro di me. Tanto per cominciare ora sono in grado di capire il significato dell'immagine di copertina e di provare una piccola fitta di nostalgia e invidia per ciò che ormai, almeno per me, non può più essere. Ma è solo un attimo, perché in fondo quella linea rossa non è mai stata tra i miei sogni. Perché è di sogni che parla questo libro, e lo fa nella maniera più immediata: aprendo rapide finestre sulla vita dell'autore e dei suoi piccoli e grandi sogni.

Il libro, ve lo devo dire per amore di cronaca, nonostante appaia curato, non è immune dai difetti cui spesso noi autori indie siamo soggetti. Sapete di che parlo: refusi, forse qualche piccolo errore, frasi a volte un po' fuori dai canoni classici. Niente di drammatico intendiamoci, sono cose che capitano quando ci si cimenta nell'impresa di trasformare in carta ciò che si ha dentro e, comunque, già dopo qualche decina di pagine non ci si fa più caso, presi dal gusto della lettura. Così almeno è stato per me.

Quando ho finito il libro, ed ho impiegato una sola giornata, mi sono fermato a riflettere su quello che avevo letto, chiedendomi se durante la mia vita avevo fatto abbastanza per realizzare i miei piccoli sogni. Mi è venuta allora in mente una frase che qualche anno fa un amico disse a mia moglie, sentendo che non le piaceva il suo lavoro, che avrebbe preferito fare altro: perché non lo fai?. Una frase che lì per lì mi sembrò assurda, ma che con il passare del tempo devo riconoscere fosse fin troppo giusta. Questo libro in fondo dice la stessa cosa: se hai un sogno cerca di realizzarlo, perché molto spesso quello che ci sembra impossibile non lo è affatto e in ogni caso averci provato ci avrà resi migliori e privi di rimpianti.

Io credo che valga la pena leggere questo libro, per me è stata una bella esperienza, non posso quindi che consigliarvelo. Buona vita a tutti, e buoni sogni.




sabato 14 giugno 2014

Come ti aggiusto il file


Il nostro bel romanzo è pronto per la pubblicazione. Lo guardiamo per l’ultima volta, è preciso, editato e corretto. Presto lo vedremo brillare là, sugli scaffali virtuali della libreria online.

Nel mentre ci deliziamo, immaginando il libretto confezionato, ci rendiamo conto che manca un passaggio fondamentale. Aiuto!

Per poter pubblicare il testo è necessario formattarlo e convertirlo nel formato richiesto dalla piattaforma scelta per la pubblicazione.


Antonella Sacco, Roberto Bonfanti, Mario Pacchiarotti e Concetta D’Orazio illustrano il procedimento di formattazione e conversione del file.


Antonella Sacco

Roberto Bonfanti

Mario Pacchiarotti

Concetta D'Orazio



Per quanto lunga e minuziosa possa essere l'opera di revisione di un libro, prima o poi l'autore dovrà trovare il coraggio di considerare concluso il lavoro e passare alla pubblicazione.

Già, pubblicare, in fondo è questo il vero nodo che rende un autore indie diverso da chi passa per le case editrici. Che lo si faccia per scelta o per necessità (e di questo ho già parlato), l'autore indipendente si qualifica così proprio perché pubblica autonomamente.

Anche se pubblicare oggi è molto più facile di alcuni anni or sono, rimane sempre un'attività che richiede qualche competenza in più di quelle necessarie a scrivere. In questo caso parliamo di e-book, quindi l'operazione è resa più semplice rispetto al libro stampato, dove la formattazione del testo e la sua impaginazione diventano di estrema importanza per il risultato finale.

Nell'e-book invece, salvo qualche caso particolare, l'impaginazione e la formattazione sono problemi di importanza marginale. Nei lettori di e-book infatti il testo viene quasi sempre presentato in maniera flessibile: si deve adattare alle dimensioni dello strumento di lettura, che può andare dal piccolo cellulare al tablet, fino al computer. Per questo motivo la formattazione dovrà essere minimale, giusto la separazione in capitoli, i salti pagina in alcuni casi, ma solo dove sia davvero necessario. Tentativi di disegnare il testo in modo vincolante portano solitamente a peggioramenti nel risultato finale che si trova di fronte il lettore.

Così un e-book andrà pensato con la sua copertina, la pagina del copyright, forse una prefazione, e infine i capitoli, separati da semplici salti pagina e con le sole formattazioni necessarie: dimensioni del font per i titoli, grassetto, corsivo e poco altro per il testo.
Si può certamente fare altro, ma per un romanzo è raro ci sia bisogno di altri accorgimenti. Se si vogliono aggiungere illustrazioni al libro è importante ricordare che queste devono essere dinamicamente ridimensionabili e che molti lettori le convertiranno in scale di grigi.

Il passaggio dal testo semplice, magari contenuto in un documento elettronico word o open office, al formato e-book, avviene di solito utilizzando un tool specifico che effettua la conversione in maniera automatica, o quasi. Un'altra possibilità è quella di utilizzare un vero e proprio editor di e-book, come Calibre, per meglio padroneggiarne la composizione.

Molto dipende dal nostro target. Oggi sono due i formati principali di e-book sul mercato, uno distribuito da Amazon, il MOBI, e l'altro diffuso con più generalità presso un insieme eterogeneo di piattaforme, il formato EPUB. Il processo di trasformazione di un testo in formato word in MOBI è garantito dai tool Amazon e avviene in maniera trasparente per l'autore, salvo poi impazzire se qualcosa non viene gestita nella maniera che si vuole, andando a modificare il testo di partenza per renderlo digeribile al tool di conversione. La mia esperienza è che più si mantiene semplice la struttura e la formattazione del documento di partenza, più probabile sarà la corretta trasformazione in e-book da parte dei tool automatizzati.

Per l'EPUB invece molto dipende dalla piattaforma di distribuzione che si utilizza. In qualche caso infatti viene messo a disposizione qualcosa di equivalente ai tool Amazon, mentre altre volte ci sono disponibili servizi a pagamento che effettuano per voi la creazione dell'e-book.

Rimane sempre l'opzione di creare in casa il file EPUB e poi fornirlo direttamente alle piattaforme di distribuzione, o anche distribuirlo in proprio.

Strumenti come Calibre hanno reso questa operazione alla portata di tutti. I più tecnici potranno realizzare il proprio e-book senza problemi, mentre i meno avvezzi agli smanettamenti dovranno imparare ad utilizzare questo programma, o altri di questo genere. La presenza di numerose guide online, che spesso descrivono passo passo le operazioni necessarie, rendono meno oneroso questo percorso di apprendimento. Per i più pigri esiste anche l'opzione di creare per primo il formato MOBI, sfruttando le funzioni messe a disposizione da Amazon, per poi convertirlo tramite Calibre in formato EPUB, operazione che richiede davvero minimi interventi, ed ha buoni risultati per libri di tipo semplice, come romanzi, saggi e manuali senza illustrazioni.

Ho scritto due diversi articoli sul tema, uno che descrive la pubblicazione sulla piattaforma Amazon, in formato MOBI, l'altro invece copre l'utilizzo di una seconda piattaforma di pubblicazione, italiana, che fa riferimento a Narcissus.

Potrete trovare qualche particolare in più sugli aspetti tecnici della cosa.

In conclusione, oggi pubblicare un libro è un'operazione alla portata di tutti, sia dal punto di vista tecnico che economico, con molte opzioni a disposizione degli autori.
Ricordiamoci però che prima di farlo bisogna aver scritto qualcosa, ma questa è un'altra storia.

venerdì 30 maggio 2014

Io edito, tu editi, egli edita

Avete finalmente messo la parola fine al vostro romanzo. Tirate un sospiro di sollievo.

Credete di aver finito? Adesso arriva il bello!

Ecco come Antonella Sacco, Roberto Bonfanti, Mario Pacchiarotti e Concetta D'Orazio illustrano la personale metodologia nella preparazione del testo per la pubblicazione.


Antonella Sacco

Roberto Bonfanti

Mario Pacchiarotti

Concetta D'Orazio


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Il Grande Scrittore Incompreso aprì impaziente il messaggio: l'editor che aveva ingaggiato aveva finito la prima revisione e in allegato c'era il testo del suo grande romanzo d'esordio commentato e corretto. Era soddisfatto, avrebbe presto potuto pubblicare il suo capolavoro.

Un paio di colpi di mouse e il programma di scrittura cominciò a caricare il documento. 

Pochi secondi ed ecco lì davanti ai suoi occhi la pagina con il titolo. Cominciò a scorrere il testo e si fermò immediatamente alla prima pagina. 

Un campo di battaglia medioevale sarebbe stato macchiato da meno sangue. Correzioni ovunque; intere frasi cancellate e sostituite; un muro di commenti che si succedevano sul lato del documento. Il Grande Scrittore Incompreso ne lesse alcuni e sentì il cuore che sprofondava: "Direi che il concetto qui era inutilmente ridondante: nella stessa riga troviamo 'vecchio', 'anziano' e 'decano'...". 

Fece un gran respiro, tornò con i piedi sulla terra e iniziò a lavorare...
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Ho voluto iniziare così questo articolo perché credo che, nel complesso processo di preparazione di un libro, sia proprio la fase di revisione del testo quella che più di ogni altra può segnare una differenza tra il mondo indie e quello tradizionale.

Quando si scrive la prima versione di un libro, se trascuriamo il non trascurabile dettaglio del tempo che si ha a disposizione, tutti gli scrittori seguono lo stesso metodo. Anzi no, ognuno segue il suo, ma in maniera del tutto indipendente dal fatto di essere un grande scrittore affermato che vive del suo lavoro, oppure uno sfigato come me che si diverte a scribacchiare qualcosa. Le differenze insomma non dipendono dallo status dello scrittore, ma dalle sue decisioni e disponibilità.

Quando però arriviamo al momento di rivedere il testo del libro ormai completo, la distanza tra i due mondi può diventare enorme.
Se si lavora con una casa editrice infatti, e in particolare se si tratta di un editore di un certo peso, e ancora di più se l'autore ha già avuto un buon ritorno di vendite, ci si trova a sottostare a una fase di editing e revisione molto complessa, lavorando con uno o più professionisti che analizzeranno parola per parola quanto scritto. Non si tratterà di una semplice revisione acritica mirata all'eliminazione di piccoli errori, refusi o imprecisioni. Anche la stessa struttura del romanzo, i personaggi, la trama, il flusso del racconto, tutto potrebbe essere messo in discussione.

Chi scrive sa, o può immaginare, quanto possa essere faticoso, anche doloroso, sottostare a una revisione di questo tipo, specialmente se non la si approccia con lo spirito giusto.

Noi indie al contrario, che non abbiamo una casa editrice alle spalle, dovremo cavarcela da soli: spendere tempo cercando di rivedere in proprio il testo fino a esserne soddisfatti; utilizzare qualche amico, possibilmente con la stessa passione, per ottenere una visione più critica della nostra; pagare un professionista che faccia un lavoro simile a quello sopra illustrato, accettandone le conseguenze.

Quest'ultima opzione spesso non viene utilizzata dagli autori indipendenti, sia per cronica mancanza di fondi, sia per una sorta di sottovalutazione del problema, e sia, infine, perché si tratta di qualcosa che può farci trovare di fronte a un esame del nostro lavoro non proprio facile da digerire.

Nonostante questo sono dell'opinione che si tratti di un'operazione davvero preziosa. La revisione autonoma rimane utile, anzi necessaria, ma al massimo, se siamo proprio bravi, potremo riuscire a ripulire il testo dai refusi, eliminare qualche errore e incongruenza, non molto di più. Già una revisione critica da parte di altre persone può rappresentare una via di mezzo utile, e la qualità del risultato dipenderà molto da quanto abile sarà la persona che ci aiuta.

Tuttavia un editor professionista avrà un approccio del tutto diverso. Non si lascerà deviare dall'affetto, come farebbe un amico, ma esaminerà il testo seguendo un preciso metodo di lavoro, mettendone in evidenza le debolezze, suggerendo miglioramenti, indicando parti ridondanti o poco efficaci. Non soltanto renderà migliore il nostro libro, ma aiuterà a crescere anche noi come autori. Il rapporto non sarà paritario: come autori saremo sempre noi a tenere in mano la barra, a decidere quali suggerimenti accogliere, e soprattutto come accoglierli. Sperimentare con più editor potrà essere utile, sia per valutare quale sia il più adatto a lavorare con noi, sia per ricevere opinioni diverse sul nostro lavoro.

La mia esperienza come autore è molto limitata, ma ho voluto da subito provare questa modalità di lavoro. L'immagine che apre l'articolo è proprio la prima pagina del racconto "Il Papa nuovo", pubblicato nel volumetto "Madre Terra". La mia reazione non è stata quella raccontata nell'introduzione dell'articolo, ma ammetto di essere stato colto da un attimo di panico quando ho aperto il file che Simona Gauri aveva preparato per me (e colgo l'occasione per ringraziarla del lavoro svolto). La cosa ha richiesto qualche soldo e un po' di lavoro, tuttavia considero positivamente il ritorno che ne ho ricevuto, soprattutto in termini di crescita. Simona ha messo in evidenza i miei errori ricorrenti, alcune debolezze, e mi ha aiutato a migliorare il ritmo del racconto. Non si trattava neanche del livello di editing più approfondito, ma di un livello intermedio, come concordato prima di iniziare il lavoro.

Tra non molto, spero, dovrò iniziare la revisione del mio primo romanzo, di cui spero di completare la prima stesura entro il mese di giugno, o comunque nell'estate. Dovrò decidere quindi se ripercorrere la stessa strada, passando dalle revisioni autonome a quelle di un amico, se ne trovo uno disponibile, e infine all'editing professionale. L'unico elemento di indecisione è la spesa, che per chi come me vende poco e niente rappresenta più un perdita secca che un investimento. Ma non ho dubbi sull'utilità del processo.

La prima stesura è un processo divertente, anche abbastanza veloce, avendo tempo da dedicarci. Non rimugino troppo, macino la storia e non perdo tempo in revisioni e revisioni durante questa fase. Certo rileggo, più che altro per rientrare nel flusso della storia, e se noto un refuso o un errore lo correggo, o cambio una frase se suona male, ma non è qualcosa di strutturato, lo faccio se mi capita, senza intenzione. Scrivo un po' come leggo, affamato di arrivare in fondo, come se la storia soffrisse nel rimanere dentro.

Gli articoli del blog non li rivedo quasi, sono uno sproloquio tra amici, gli errori se volete, trovateli voi, l'unica certezza è che ve ne sono :-)

giovedì 3 aprile 2014

Indie: per scelta o per forza?

Tanto per sgomberare il campo da dubbi, e versare il giusto tributo agli amanti della lingua italiana, dirò che per indie si intende chi pubblica i propri scritti in maniera indipendente, senza passare per una casa editrice. In italiano dovrei dire autore auto pubblicato, oppure autore indipendente, ma sono pigro e indie mi piace. 

E, sì, lo so che non parliamo di indiani d'America e che il tepee non c'entra nulla, però è carino e ce lo metto.

La domanda che mi sono fatto in questi giorni è la seguente: in Italia si diventa indie per scelta, oppure lo si è perché non abbiamo alternativa? 

La risposta non è così semplice come potrebbe sembrare. Da una parte verrebbe da dire che non si tratta di una scelta. È molto raro che un autore venga pubblicato da una casa editrice senza prima fare una certa trafila, quindi sono tanti quelli che decidono di intraprendere la strada  della pubblicazione indipendente. Per una buona fetta di queste persone tuttavia, il vero sogno, il vero obiettivo, è quello di essere scelti da un editore. L'esperienza indie è quindi un passaggio fatto nella speranza di essere notati e poter entrare nel vero mondo dell'editoria.

Questi sono gli indie per forza, quelli per i quali l'essere indie è un po' un ripiego, o al massimo un passo verso la vera meta. Sia chiaro non c'è niente di male in questo.

Tuttavia, i veri indie sono quelli che non vogliono pubblicare con una casa editrice, ma hanno fatto la scelta di essere editori di se stessi in maniera consapevole. I veri indie inoltre dovrebbero essere caratterizzati da una qualità editoriale di livello molto simile a quella fornita dalle migliori case editrici. Sottolineo che parlo di qualità editoriale, non di sostanza dello scritto, che è un discorso diverso: posso avere un libro ben confezionato ma orribile a livello di contenuto. Questo perché l'obiettivo di un vero indie non è farsi notare da una casa editrice, per la quale dover fare l'editing di un nuovo autore è un fatto scontato, ma ottenere successo come autore-editore. Con la consapevolezza quindi di dover fare anche il lavoro che normalmente è compito dell'editore: editing, copertina, formattazione etc.

Ma il vero indie quindi non passa mai con una casa editrice? È un duro e puro che non cambia mai idea? Come dicevo all'inizio la risposta non è così netta. Si può partire volendo essere veramente autori indipendenti, e poi cambiare idea di fronte a un'offerta davvero allettante, magari non cercata e inaspettata. Direi che in generale è lo stato mentale di chi intraprende questa strada che conta, e i confini non sono per niente netti.

Se si ha come obiettivo ultimo quello di sfondare con una casa editrice allora si è indie di passaggio, almeno nel cuore, anche se magari si finisce per rimanerlo per sempre. Se invece si ha come obiettivo quello di avere successo come autore indipendente e non si cerca una casa editrice che ci accolga, allora si è indie puri, anche se poi, magari, qualcuno finisce per pubblicare con una grande casa editrice, se l'occasione è abbastanza ghiotta.

Semplice no? Per niente, perché perfino io non sono sicuro di potermi inserire nell'una o nell'altra categoria. Così, alla fine, forse faremmo bene a considerarci tutti indie di passaggio, andando poi a contare sulle dita della mano quanti sono quelli che dentro di loro sono davvero convinti di volerlo rimanere a dispetto delle possibili offerte delle case editrici.

Indie di passaggio, ma lavorando come se fossimo indie puri, perché quello che conta alla fine è essere letti, e dare emozioni a chi ci sceglie e, se possibile, qualcosa su cui riflettere.



venerdì 21 febbraio 2014

Self Publishing Books 2014 Reading Challenge

Un breve post per segnalarvi un'iniziativa molto interessante di Monia, che con il suo blog Destino d'inchiostro ha lanciato il "Self Publishing Books 2014 Reading Challenge".

Non sto a spiegare di che si tratta seguite il link e scopritelo da soli :-)
Naturalmente io parteciperò, e spero che in molti facciano lo stesso.


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lunedì 3 febbraio 2014

Autopubblicare: Narcissus.me - Simplicissimus Book Farm

Seconda puntata del mio percorso all'auto-pubblicazione.

Una volta ottenuto lo scopo primario di rendere disponibile online il mio piccolo e-book, grazie alla pubblicazione sul circuito Amazon, mi è sembrato importante raggiungere anche quelle persone che non utilizzano il Kindle, ma altri lettori e piattaforme di distribuzione.

In Italia parliamo di circuiti come Kobo (associato a Mondadori), IBS (era il mio negozio online di riferimento prima dell'arrivo in Italia di Amazon), Cubolibri, Apple iBook Store e molti altri. Per quanto sia possibile per alcuni di questi arrivare alla pubblicazione in maniera autonoma, una breve ricerca di mercato mi ha fatto individuare una soluzione semplice e veloce per raggiungere questi mercati.

Si tratta di narcissus.me, la piattaforma di auto-pubblicazione di Simplicissimus.
Premetto che non è mia intenzione dare una valutazione qualitativa della piattaforma e dei suoi gestori in questo momento. Il tempo del rapporto con loro è troppo breve per poter dare un giudizio obiettivo. Mi limiterò quindi a descrivere la mia esperienza fino a questo momento, che si basa sulla pubblicazione di due e-book, uno mio e uno di mio zio.

La scelta è ricaduta su di loro per questi motivi:

  • Il processo di pubblicazione è semplice e alla portata di tutti, in particolare per chi ha già realizzato l'e-book Amazon, o un e-book in formato EPUB;
  • Con un solo passo si coprono la maggior parte delle librerie online, iBook compresa (e volendo anche Amazon, che però ho preferito gestire in maniera diretta);
  • Non richiede l'esclusiva. È quindi possibile distribuire l'e-book anche con altri circuiti, come Amazon (in maniera diretta), Google e via dicendo;
  • Provvigione assegnata all'autore tutto sommato competitiva (60% del prezzo di copertina.

Non c'è molto da dire riguardo alle modalità di iscrizione, completamente online e molto semplici. Avendo a disposizione l'e-book in formato EPUB si può completare tutto il processo di iscrizione e pubblicazione nello stesso giorno. Sarà poi necessario un tempo piuttosto variabile (e spesso maggiore di quello dichiarato), affinché il vostro e-book compaia in tutti i negozi dei vari circuiti collegati.

È possibile monitorare le vendite dal pannello di controllo dell'autore, ma bisogna tenere conto che la caratteristica di meta-publisher di Narcissus rende spesso i tempi di consolidamento delle informazioni sulle vendite molto lunghi. Tra gli autori selfie ho sentito qualcuno lamentarsi per questo motivo, anche sollevando qualche dubbio sulla correttezza della contabilità vendite, mentre altri sono soddisfatti. Io non ho ancora indicazioni per dare un giudizio, ma nel mio caso non mi aspetto vendite significative, quindi l'interesse principale era raggiungere gli store, sperimentare e valutare.

Dal punto di vista tecnico l'unico problema che ho dovuto affrontare è stata la conversione del mio e-book dal formato .mobi di Amazon, in quello EPUB. Avrei potuto creare un PDF direttamente dal documento base dell'e-book, ma non considero il PDF un formato adatto alla lettura degli e-book, perché troppo rigido riguardo alle dimensioni degli schermi utilizzati.

Si è trattato però di un problema non difficile da risolvere, grazie all'utilizzo di uno dei programmi gratuiti più diffusi per la manipolazione di e-book: Calibre.
Non sto a spiegare come si utilizzi il programma, ma vi dico che è possibile importare un .mobi e convertirlo con un semplice passaggio in EPUB. Nel mio caso, un e-book di solo testo, il risultato della conversione era utilizzabile (quasi) senza modifiche per la pubblicazione su Narcissus. Oltre a fornire i meta-dati del libro e la sua immagine di copertina a Calibre, l'unico intervento che ho fatto è stato rendere fisse le proporzioni dell'immagine di copertina presente nella prima pagina interna dell'e-book (operazione comunque non strettamente necessaria).

Con un minimo di abilità tecnica e poche ore mi è stato quindi possibile passare della pubblicazione sul solo circuito Amazon alla copertura della gran parte dei circuiti significativi per il mercato italiano. Da notare che, volendo, sarebbe stato possibile saltare del tutto il passaggio diretto della pubblicazione con Amazon, utilizzando Narcissus anche per quel circuito (io invece, avendolo già fatto, ho escluso Amazon dalla lista di librerie sulle quali Narcissus permette di pubblicare in maniera automatica).

Mi rendo conto che potreste avere molte domande: sarò felice di rispondere, se sarò in grado.

Il prossimo passo riguarderà la pubblicazione del cartaceo.